Ricevo e volentieri pubblico.

vaccino-covid

 

 

Gentile direttore,

scrivo in riferimento alla recente messa a punto del professor Roberto Colombo «Vaccini anti-Covid19 da aborti? La Chiesa: leciti a certe condizioni» (“Avvenire”, 26 agosto 2020). E mi permetto, in qualità di scienziato competente in materia, di proporre ulteriori elementi di valutazione e alcune riflessioni.

I più promettenti vaccini, candidati contro il Covid-19 (Moderna/NIAID, vaccino mRNA1273; Inovio Pharmaceutical, vaccino INO4800; Jannssen Tech., vaccino Ad-Vac; Oxford University/Astrazeneca, vaccino ChAdOx1- nCov; ReiThera/GSK, vaccino GRAd23-COV2; CanSino Biologics, vaccino Ad5-nCov; Gamaleya Research Institute, vaccino Gam-COVIDVac Lyo) non sono solo vaccini prodotti in linee cellulari fetali umane, come la linee PER.C6, MRC-5 e HEK 293, derivate da aborti volontari, ma sono anche vaccini genetici. Mi concentro su questo punto, non senza sottolineare però che, da un punto di vista clinico, il Dna fetale residuo, rinvenuto in molti lotti di vaccini prodotti in suddette cellule immortalizzate cancerogene, potrebbe presentare seri effetti indesiderati di mutagenesi inserzionale e reazioni autoimmuni anche gravi. I vaccini di nuova generazione, dunque, sono vaccini genetici, che hanno il potenziale di modificare permanentemente il nostro genoma, probabilmente anche a livello germinale.

Questo è un nodo etico di estrema importanza, non trascurabile, che porta con sé molti interrogativi anche clinici, dato che vaccini di questo tipo non sono mai stati (per ora) approvati né sperimentati su larga scala da nessun ente regolatorio nazionale e internazionale. Questa nuova classe di vaccini, atti a modificare il nostro genoma, per un laico principio di precauzione, richiederebbe sperimentazioni cliniche molto più prolungate ed estese rispetto ai vaccini classici.

Una nota conclusiva. La natura di una cellula risiede nel suo codice genetico, il codice della vita. Queste cellule fetali umane, raccolte moltissimi anni fa da aborti volontari e giunte fino a noi per successive divisioni mitotiche e trasformazione oncogena (che le ha rese capaci di crescere indefinitamente), provengono da feti, sono cioè appartenute a persone, al di là delle divisioni mitotiche, che non modificano l’identità genomica dell’essere umano a cui è appartenuta tale cellula vitale. C’è quindi da auspicare che i governi, a cominciare dal nostro, si impegnino per l’approvazione di futuri vaccini sicuri ed eticamente accettabili, offerti alla libera accettazione della popolazione unitamente a terapie antivirali standardizzate.

Raffaele Fabrini

Biochimico e biologo molecolare

 

 

(lettera inviata ad Avvenire e da questo pubblicata)

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