Un nuovo studio pubblicato su International Journal of Biological Macromolecules, i cui autori sono Alberto Rubio-Casillas, David Cowley, Mikolaj Raszek, Vladimir N. Uversky, Elrashdy M. Redwanha, ha riscontrato che i vaccini a mRNA potrebbero favorire il cancro a causa della presenza della pseudouridina. Di questa sostanza, e dei suoi pericoli, abbiamo più volte parlato su questo blog (vedere qui). Di questo nuovo studio riporto l’abstract nella mia traduzione.

 

Pfizer e Moderna vaccini covid

 

A causa dell’emergenza sanitaria creata dal SARS-CoV-2, il virus che causa la malattia COVID-19, si è resa necessaria la rapida implementazione di una nuova tecnologia vaccinale. I vaccini a mRNA, essendo una delle nuove tecnologie all’avanguardia, hanno suscitato un notevole interesse e offerto molte speranze. Il potenziale di questi vaccini nel prevenire il ricovero in ospedale e le malattie gravi nelle persone con comorbilità è stato recentemente messo in discussione a causa del rapido declino dell’immunità. Le prove sempre più evidenti indicano che questi vaccini, come molti altri, non generano un’immunità sterilizzante, lasciando le persone vulnerabili alle infezioni ricorrenti. Inoltre, si è scoperto che i vaccini a mRNA inibiscono canali immunologici essenziali, compromettendo la segnalazione precoce dell’interferone. Nell’ambito della vaccinazione COVID-19, questa inibizione garantisce un’adeguata sintesi di proteine spike e una ridotta attivazione immunitaria. È stato dimostrato che l’aggiunta del 100% di N1-metil-pseudouridina (m1Ψ) al vaccino a base di mRNA in un modello di melanoma ha stimolato la crescita del tumore e le metastasi, mentre i vaccini a base di mRNA non modificati hanno indotto risultati opposti, suggerendo così che i vaccini a base di mRNA COVID-19 potrebbero favorire lo sviluppo del cancro. Sulla base di queste prove convincenti, suggeriamo che i futuri studi clinici per i tumori o le malattie infettive non utilizzino vaccini a mRNA con una modifica del 100% dell’m1Ψ, ma piuttosto quelli con una percentuale inferiore di modifica dell’m1Ψ per evitare la soppressione immunitaria.

 

 

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