Medioevo

 

 

di Elisa Brighenti

 

Il pensiero politico di san Tommaso si muove all’interno dell’aristotelismo, letto alla luce del cristianesimo. Nel piccolo libro De Regimine Principium, Tommaso si rivolge al re di Cipro ed è a ciò che, in parte, si deve il favore con cui il santo parla della monarchia.

Confermando Aristotele, Tommaso indica come la politica sia un tratto della natura dell’uomo.

“ ..da natura, l’uomo è un animale sociale e politico, che vive in mezzo agli altri, assai più che tutti gli altri animali: la necessità della natura è lì a dimostrarlo: la natura infatti agli animali ha preparato il cibo, vestiti di peli, mezzi di difesa come i denti, le corna, le unghie o almeno la velocità per fuggire. (…) Nessuno di tutti questi aiuti, l’uomo ha ricevuto dalla natura, ma al loro posto gli è stata data la ragione: con essa l’uomo ha la capacità di prepararsi tali sussidi con il lavoro delle sue mani. Il singolo individuo tuttavia , non è in grado di procurarsi tutto da solo: (…) è dunque un’esigenza dell’uomo quella di vivere in società con gli altri”.

Il pensiero di Tommaso si spinge oltre la constatazione di ordine naturalistico del tratto sociale nell’uomo e pone a capo di esso la volontà creatrice di Dio: l’ordine politico, oltre ad avere un fondamento naturale, acquista indirettamente un fondamento e un ordinamento divino.

Il riferimento alla formazione teologica della natura dell’uomo si articola in due differenti prospettive che sembrano cozzare l’una con l’altra. Infatti, se da un lato l’origine divina della natura umana rafforza il valore della politica di fronte all’individuo, dall’altra costituisce un limite alla comunità stessa, in quanto, l’ottica cristiana vuole che le ambizioni terrene si rinnovino e si compino all’interno della Città celeste, del regno di Dio. La superiorità del bene comune su quello individuale riguarda solo le realtà sociali, naturali, mentre le leggi del cielo, da cui tutti in quanto creature siamo ordinati, guidano l’uomo oltre quanto accade sul piano orizzontale.

Tommaso, in ciò che segue, utilizza la relazione tra l’anima e il corpo per esemplificare il legame opportuno tra la molteplicità degli individui e la presenza di un principio guida all’interno del contesto sociale.

“ …sorge l’esigenza che tra gli uomini ci sia qualcuno che governi la massa: si disunirebbe una pluralità di individui (se non)  ci fosse qualcuno che si interessa al bene della moltitudine. Analogamente il corpo umano, come di un qualsiasi animale, subirebbe un processo di decomposizione senza la presenza, nel corpo stesso, di un principio unificante generale in funzione del bene comune di tutte le membra”.

In questa concezione organicistica della società politica, emerge il bisogno di un fine di conformità, che consideri come  il valore della libertà di ogni singolo stia  nella possibilità di essere padroni di sé e non schiavi di qualcun altro.

“ (…) quando si tratta di una società di liberi, se colui che la governa la ordina al bene comune, avremo un governo retto e giusto, quale si addice a uomini liberi. Lo scopo che deve prefiggersi chiunque assuma il governo, è quello di assumersi la salvezza della comunità. Ora, il bene e la salvezza di una pluralità di persone aggregate insieme consiste nell’unità, che prende il nome di pace..”

Non avrebbe alcune senso discutere sull’opportunità o meno di ambire alla pace, come non lo avrebbe per un medico riflettere sulla necessità di adoperarsi per la guarigione del malato. La salvezza della società non deve intendersi come mezzo, come non è un mezzo per il medico, l’adoperarsi alla cura e alla guarigione.

Da queste premesse,  Tommaso individua nella monarchia la forma di governo più adatta, “più utile” a perseguire e conservare il fine della pace. Infatti, ciò che è più utile presso i governanti è ciò che  meglio conduce al raggiungimento del fine, ossia l’unità della pace, e questa si realizza più facilmente per opera di un principio che sia uno in sé e non un principio plurimo.

 





 

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