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Sapere di non sapere… Dotta ignoranza, diranno Agostino, Tommaso, Cusano… Lo stesso ribadiranno Galilei, Pascal (“l’ultimo passo della ragione (umana) è riconoscere che vi sono infinite cose che la superano”, “L’uomo ha la capacità di penetrare la natura, e ciò dimostra che è divino; non di penetrarla interamente, e ciò dimostra che non è Dio”…  

Saranno alcuni illuministi del Settecento, i positivisti dell’Ottocento, e alcuni ideologi del Novecento a ritenere che l’uomo un giorno saprà tutto, capirà tutto, eliminerà del mondo male ed ignoranza (comunismo e nazismo sono stati proprio questo).

E si crederà che a dissolvere ogni dubbio, incertezza, domanda… saranno la politica o la scienza, una scienza divinizzata, una Ragione umana divenuta onnisciente e quindi onnipotente, un uomo fattosi redentore di se stesso. Poi – dopo il fallimento del comunismo e delle ideologie, dopo le guerre mondiali e la tecnologia al servizio della morte, dopo la bomba atomica, dopo che ancora oggi microscopici virus mettono in ginocchio l’umanità, sappiamo che è stata un’illusione, che non esistono solo i misteri della fede, le domande irrisolte della filosofia, ma anche i misteri della scienza, quelli che i grandi scienziati del Novecento, passata l’ubriacatura illuminista e positivista, avevano già riconosciuto. Heisenberg: “Ma i concetti scientifici esistenti abbracciano sempre solo una parte molto limitata della realtà, mentre l’altra parte, quella tuttora incompresa, è infinita”. (W. Heisenberg, Fisica e filosofia, Bollati Boringhieri, Torino, 2013, p.234). Godel teoremi di incompletezza:

Pensiamoci: in fondo non viviamo sul baratro di un mistero, la morte? Non è un mistero anche il nostro esserci?… E la filosofia cosa ci dice sulla nostra origine, sulla morte, sul dolore, sul loro significato? Nulla di certo e definitivo, benché i grandi filosofi che abbiamo visto, non possono fare a meno di tenere insieme filosofia e senso religioso: la prima cerca un significato, il secondo ne afferma l’esistenza. Cerco qualcosa, faccio domande, se credo che non ci sia risposta?

Socrate non sa cosa succederà dopo la sua morte ma è certo che gli dei abbiano a che fare con la Giustizia; così Agostino afferma di non poter capire con la sola ragione il mistero di fede della Trinità (sarebbe come un bambino che…), ma sente e in parte capisce che esso ha a che fare con la nostra inquietudine, il nostro desiderio strutturale e insopprimibile di capire la verità e di amarla. In altre parole, per filosofi e teologi, per millenni, il mistero non confina affatto con l’irrazionale, ma è ciò che nutre al contrario l’intelligenza, la incalza, la esalta, la costringe a non gettare mai la spugna e nello stesso tempo a non considerarsi mai arrivata.

In una mia intervista a Lucio Rossi, fisico italiano già responsabile dei magneti superconduttori del mitico acceleratore di particelle detto Large Hadron Collider (LHC) del Cern: “La parola mistero indica che c’è una domanda che genera altre domande e che evoca una risposta più profonda. Il Mistero è più di qualcosa che non si conosce, è l’intuizione che c’è qualcosa che apre ad un’altra realtà, una realtà che ne implica un’altra… La via della conoscenza è inesauribile, e conduce –se riconosciuta e accettata – all’Infinito”.

I misteri sono almeno 3: l’origine del cosmo, l’origine della vita, l’origine dell’uomo.

Il I (mistero della fisica o dell’astrofisica): siamo nel Novecento, precisamente nel 1927 e un sacerdote belga, che è anche filosofo e teologo, ipotizza l’espansione dello spazio; poi, nel 1931 il Big bang: il suo universo è nato, oggi diciamo 14 miliardi di anni fa, e continua ad espandersi. E’ dunque finito nel tempo e nello spazio… la teoria del Big bang genera un dibattito enorme, scientifico, ma anche filosofico. Inizialmente molti credono che Lemaitre abbia escogitata tutto, da prete, per difendere la sua idea: se l’Universo è nato, oppongono filosofi e astrofisici materialisti, allora la materia non è eterna, e l’Universo ha bisogno di una Causa, “più grande di lui”. Ma questo non si può accettare. Anche i materialisti, infatti, hanno il loro dio, la materia stessa, origine e fine di ogni cosa. In URSS chi sostiene questa ipotesi merita il gulag, o la morte.

Ma noi oggi ci chiediamo: cosa c’era “prima” (non in senso cronologico, chè senza universo non c’è tempo)? Cosa c’è al di là dell’Universo (non in senso spaziale, senza materia non vi è spazio)? La scienza sperimentale non ci permette di rispondere, perché andando alle origini ci sparisce la materia dalle mani.

Il II mistero è quello della vita: per i Greci la generazione spontanea era un dogma: per Aristotele le rane nascono spontaneamente dal fango; per i materialisti come Democrito e Lucrezio “gli uomini erano stati originariamente generati dall’acqua e dal fango“, attraverso l’aggregarsi di atomi… La scienza moderna, con Franceso Redi, Lazzaro Spallanzani e Louis Pasteur (1822-1895) padre della microbiologia (branca della biologia che studia i microorganismi, batteri e virus), distrugge l’idea dell’abiogenesi: omne vivum ex vivo, ex ovo (la generazione spontanea, anche di “esseri microscopici“, conclude Pasteur, è solo “una chimera”). Il 7 aprile 1864, in una serata presso la Sorbona, Pasteur illustral’impossibilità delle generazioni spontanee e si lascia andare ad un commento nel quale traspare la sua filosofia di credente: la materia -afferma- non può essere deificata, non sa produrre la vita, che è per noi, a tutti gli effetti, un mistero. Come è nata la vita? Sappiamo che ad un certo punto della storia dell’universo è nata, ma non sappiamo perché, e neppure sappiamo cosa sia; al massimo possiamo descriverla. Tutti gli scienziati che se ne occupano, oggi, sono concordi nel ritenere la comparsa della vita un fenomeno “statisticamente improbabilissimo”, un “evento la cui probabilità, a priori, era quasi nulla”, “tante sono le condizioni che debbono essere soddisfatte perché il meccanismo si metta in moto”, un mistero per la scienza biologica conclude Francis Collins, il genetista che ha guidato il Progetto Genoma. Non sappiamo fare neppure un filo d’erba, e il pc più potente al mondo non possiede né un briciolo di vita né un briciolo di coscienza. 

Il terzo mistero? Il terzo big bang, cioè la comparsa dell’uomo, del cervello umano, l’oggetto più misterioso e complesso dell’Universo. Di più: della mente, poiché nulla nella materia è in grado di spiegarla!

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