Immigrazione: La tragedia di Cutro
Immigrazione: La tragedia di Cutro

 

 

di Miguel Cuartero Samperi

 

Il triste spettacolo di chi strumentalizza le stragi dei migranti per combattere battaglie politiche non ha precedenti. Protagonista di questa brutta pagina di cronaca politica è una sinistra che ha come obiettivo non quello di contribuire dall’opposizione al governo del paese, ma quello di attaccare su ogni fronte il governo in carica chiedendo ad ogni piè sospinto le dimissioni dei suoi rappresentanti.

Da una parte è comprensibile la rabbia e la disperazione di una compagine politica abituata a governare senza il mandato popolare, che ora si trova priva di potere dopo la fragorosa bocciatura ricevuta alle urne dal popolo italiano. Tutto questo nonostante il sostegno della stampa nazionale e della tv di stato, saldamente in mano ai compagni. Ritrovarsi improvvisamente senza consenso popolare (di fatto mai ottenuto negli ultimi anni) e senza potere (sempre detenuto per graziosa concessione del sovrano Napolitano-Mattarella) può evidentemente causare un cortocircuito importante e uno stato di shock non indifferente.

Da qui lo stato confusionale di un partito che basa la propria azione politica sulla lotta ai mulini a vento del fascismo e della società patriarcale. Ad ogni modo ciò non può e non deve giustificare in nessun caso l’utilizzo strumentale delle tragedie dei migranti a fini strettamente politici.

L’episodio di Cutro mostra in tutta la sua drammaticità l’incompetenza, ma anche la meschinità, di una classe dirigente incapace di entrare nel merito di un problema complesso come quello migratorio e intenta solamente a ricoprire di fango i propri avversari politici al fine di riacquistare il potere perduto.

Non sorprende la complicità dei media nazionali che in questi anni hanno dimostrato l’incapacità di trattare problemi complessi per ridursi a cassa di risonanza dei proclami politici della sinistra dai vaccini fino (oggi) alle istanze LGBT, inclusa la cosiddetta “maternità surrogata”, escludendo ogni possibilità di dibattito aperto e franco.

La brutta stagione del Covid ha mostrato il ruolo fondamentale che i media possono ricoprire (e di fatto riscoprono) in battaglie politiche ed economiche di peso. Incapaci di valutare criticamente le domande di chi (politici, intellettuali, medici, scienziati e semplici cittadini) si opponeva alla vulgata ufficiale su covid, cure precoci, vaccini e green pass, i giornali hanno acceso i roghi per castigare gli eretici mentre si sono mostrati magnanimi e indulgenti verso chi deteneva il potere.

Anche per la strage di Cutro quindi, e per quelle che purtroppo seguiranno (si avvicina la stagione estiva col conseguente aumento delle traversate di fortuna), la narrazione non può essere che univoca, rinnovando il matrimonio tra il braccio politico e quello culturale-mediatico della sinistra.

L’accusa di strage di stato non trova riscontro nella realtà dei fatti: sotto l’attuale governo le autorità italiane hanno infatti salvato 36.500 persone, anche fuori dal proprio territorio di competenza. Un lavoro riconosciuto anche dal Commissione Europea dove la commissaria agli affari interni Ylva Johansson ha affermato: “La Guardia costiera italiana sta facendo un ottimo lavoro e sta salvando molte vite. Dobbiamo ricordare che le autorità italiane, la Guardia costiera, nello stesso fine settimana della tragedia di Cutro, hanno salvato 1.300 persone. Stanno facendo un ottimo lavoro. È importante riconoscerlo“.

Al tempo stesso non è facile trovare senso alle accuse di “disumanità” mosse al ministro Piantedosi reo di aver fatto un passo indietro nella riflessione sulla strage osando ribadire che partire in certe condizioni è da irresponsabili soprattutto nei confronti dei propri figli. Pochi sono infatti disposti a ragionare sul complesso problema dell’immigrazione senza ridursi al solo diktat dell’accoglienza immediata.

Eppure, è impossibile far fronte ad una simile sfida senza considerare tutti i fattori nella loro complessità, a partire dalle motivazioni che spingono alla partenza, alle diversissime situazioni da cui si proviene, alle famiglie e le nazioni distrutte dalla partenza di una buona percentuale di giovani maschi forti e sani in età da lavoro e matrimonio, alla mafia degli scafisti (definiti “dei poverini” da uno dei giornale di partito) che incassano cifre esorbitanti illudendo i propri connazionali col sogno europeo, ai governi dei paesi di provenienza delle vittime (spesso con altissimi tassi di corruzione, in mano alle mafie o ai conflitti tribali), incapaci e/o disinteressati ad occuparsi dei propri cittadini, al ruolo delle ONG, ai trattati internazionali e alla cooperazione tra paesi dell’Unione Europea.

C’è infine il problema di assicurare un’accoglienza dignitosa e di un piano di integrazione necessario per evitare di ghettizzare i nuovi arrivati e abbandonarli al proprio destino che non sempre (diciamo con amarezza) si rivela felice.

Alla sinistra tutto questo non sembra interessare se in ballo c’è la (ri)conquista del potere e del consenso popolare che mira (come nel caso delle unioni omosessuali) a recuperare a suon di slogan ad alto tasso emotivo. Accusare il governo di “inumanità” e di “malvagità” nei confronti dei migranti (o degli omosessuali) non è altro che utilizzare una strategia del sentimento che paga nell’immediato (in potere, alleanze e consensi) ma che lascia dei problemi irrisolti di cui la sinistra non sembra di volersi occupare.

Durante i loro governi, infatti, sono stati molti i naufragi e molte le vittime dell’immigrazione clandestina ma ciò non è sembrato abbastanza grave da provocare rivolte o passerelle sui luoghi delle stragi. Ciò dimostra quanto essi abbiano a cuore l’Africa e i suoi abitanti. Così come lo dimostra l’interesse demografico: i migranti – dicono – “servono” per sollevare le sorti di un paese che non cresce. Il paese muore, infatti, lentamente (e non lo dice un complottista ma l’Istat) per il fatto che in Italia nessuno è più disposto a generare figli. Ma la sinistra – imbevuta di quella che la Chiesa chiama “cultura di morte” – difende a spada tratta l’aborto e le unioni gay (non esattamente misure a favore della natalità). A questi concede, se possono permetterselo visti gli altissimi costi, un figlio su commissione (con pratica assicurata “bimbo in braccio”, soddisfatti o rimborsati) da ordinare in Ucraina da qualche donna bisognosa a cui fare la carità in cambio di un bebè.

Nel nome dei diritti quindi anche i bambini, come i migranti, diventano un’arma da brandire per combattere le proprie battaglie politiche, guidati da un’ideologia cieca, che non va oltre obbiettivi a breve scadenza e non mira alla costruzione di una società più giusta ed equa.

 


Le opinioni espresse in questo articolo sono dell’autore e non riflettono necessariamente le opinioni del responsabile di questo blog. Sono ben accolti la discussione qualificata e il dibattito amichevole.


 

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