Giuseppe Conte

 

di Sabino Paciolla

 

Ve lo ricordate Beppe Grillo nel 2013 quando urlava «Apriremo il Parlamento come una scatoletta di tonno. Scopriremo tutti gli inciuci, gli inciucetti e gli inciucioni: quando illumini un ladro il ladro non ruba più!»? E tanti a gridare: “Bene, bravo, biiiis!!”. Ve lo ricordate quando diceva che una volta andati al governo i 5Stelle avrebbero fatto tutto alla luce del sole? Tutto sarebbe stato chiaro, anzi, chiarissimo? Nessun segreto, nulla da nascondere? Questo ci raccontavano. E ce lo raccontava Beppe Grillo, un personaggio, è il caso di dire. Uno che di professione faceva il comico, che però è stato preso sul serio, e tanti italiani gli hanno creduto. Per carità, nulla contro i comici. Quello del comico è un grande e nobile mestiere. Ma che una grande parte della popolazione italiana abbia creduto ad uno che diceva quelle cose, ad uno che parlava di scatolette di tonno, ad uno che diceva che in Italia vi erano dei puri, i 5Stelle, che andati in Parlamento avrebbero scoperto “tutti gli inciuci, gli inciucetti e gli inciucioni”, beh, la dice lunga sulla politica italiana e sugli italiani. 

Mi è venuta in mente quella frase di Grillo del 2013 quando ho pensato alla opposizione espressa in questi giorni dal governo Conte verso chi chiede di portare alla luce del sole, di rendere pubblico, di far conoscere agli italiani il contenuto dei documenti del Comitato Tecnico Scientifico sulla base del quale il Governo ha decretato lo stato di emergenza, ha legiferato a botta di DPCM. E la situazione, a questo punto, non so se sia più comica o drammatica. 

Infatti, il governo ha fatto ricorso al Consiglio di Stato contro la decisione del Tar di rendere pubblici i verbali secretati del Comitato tecnico-scientifico della Protezione civile. Conte richiede tale segretezza invocando una “ragione di ordine pubblico”. Perché proprio la “ragione di ordine pubblico”? È naturale che in molti ci si chieda: Che cosa ha da nascondere il governo agli italiani? Perché non vuol far conoscere agli italiani i verbali del Comitato Tecnico Scientifico che hanno portato alle sue decisioni di limitare pesantemente le libertà di associazione, di culto, di religione, di movimento…. tutelate dalla Costituzione? Se il governo ha fatto tutto per il bene degli italiani, perché allora non vuol far conoscere le valutazioni del Comitato Tecnico Scientifico? C’è qualcosa che gli italiani non devono conoscere? E cosa?

Ad esempio, questa segretezza ha qualcosa a che vedere con quella circolare di maggio del Ministero della Salute che sconsigliava di fare esami post mortem, le autopsie, ai deceduti per Covid-19, anche se era la stessa circolare che riconosceva che “con il decesso cessano le funzioni vitali e si riduce nettamente il pericolo di contagio”? Infatti, secondo un gruppo di medici legali, che ha pubblicato uno studio sul Journal of clinical medicine, è stato proprio quel «lockdown della scienza», quella mancata possibilità di effettuare autopsie, che ha impedito di conoscere per tempo le effettive cause del decesso, e prolungare così un percorso terapeutico che, a detta di molti, si è rivelato non completamente idoneo. Non alla polmonite ma alla microtrombosi venosa è da ricondurre la causa prima delle complicanze, e quindi della morte, da infezione da SARS-COV-2. E’ la microtrombosi venosa la possibile e prevenibile complicanza della polmonite da virus SARS-CoV-2, hanno spiegato gli specialisti della Humanitas Research Hospital. Sono state proprio le autopsie fatte NONOSTANTE le direttive del Ministero della Salute che hanno permesso di arrivare a queste conclusioni e aprire scenari completamente diversi. 

Perché i 5Stelle nel 2013 si sgolavano affermando di voler “aprire la scatoletta di tonno” ed oggi vorrebbero chiuderla come fosse una cassaforte? Quali “tonni” vogliono nascondere?

Quello che è certo è che il governo ha limitato le nostre libertà, ha bloccato il paese, ha creato le condizioni perché l’economia ne risentisse pesantemente: PIL a -13% e, al momento, perdita di 600.000 posti di lavoro

Quello che è sicuro è che quando la paura è diffusa nella popolazione un governo ottiene tutto dai cittadini, anche quello che in altre circostanze quegli stessi cittadini non avrebbero mai consentito. E questo il governo Conte sembra lo abbia capito bene. 

Vi ricordate in maggio quando abbiamo pubblicato alcuni articoli del filosofo Giorgio Agamben? In uno di essi si poteva leggere: 

“È evidente che, al di là della situazione di emergenza legata a un certo virus che potrà in futuro lasciar posto ad un altro, in questione è il disegno di un paradigma di governo la cui efficacia supera di gran lunga quella di tutte le forme di governo che la storia politica dell’occidente abbia finora conosciuto. Se già, nel progressivo decadere delle ideologie e delle fedi politiche, le ragioni di sicurezza avevano permesso di far accettare dai cittadini limitazioni delle libertà che non erano prima disposti ad accettare, la biosicurezza si è dimostrata capace di presentare l’assoluta cessazione di ogni attività politica e di ogni rapporto sociale come la massima forma di partecipazione civica. Si è così potuto assistere al paradosso di organizzazioni di sinistra, tradizionalmente abituate a rivendicare diritti e denunciare violazioni della costituzione, accettare senza riserve limitazioni delle libertà decise con decreti ministeriali privi di ogni legalità e che nemmeno il fascismo aveva mai sognato di poter imporre”.

La stessa proroga dello stato di emergenza fissata fino al 15 ottobre è la dimostrazione evidente di una volontà di prolungare pretestuosamente una emergenza che attualmente non esiste. La proroga dell’emergenza viene attuata sulla base di una ipotesi di futura recrudescenza del virus nei mesi a venire. Ma intanto il governo si assicura OGGI i poteri speciali che la Costituzione prevede solo in casi eccezionali e a tempo. E oggi non si registra un  “caso eccezionale”. Lo ammette implicitamente lo stesso governo.

Tutti i costituzionalisti hanno messo bene in evidenza i pericoli insiti in questo stato di cose. Sul Corriere della Sera, il professor Sabino Cassesse, costituzionalista e giudice emerito della Corte Costituzionale, aveva espresso contrarietà alla proroga dello stato d’emergenza dicendo: «Manca il presupposto della proroga: non basta che vi sia il timore o la previsione di un evento calamitoso. Occorre che vi sia una condizione attuale di emergenza». «L’urgenza non vuol dire emergenza».

Continua il prof. Cassese: occorre «evitare l’accentramento di tutte le decisioni a Palazzo Chigi. E questo non solo perché finora si sono già concentrati troppi poteri nella Presidenza del consiglio dei ministri, o perché in ogni sistema politico una confluenza eccessiva di funzioni in un organo è pericolosa, ma anche e principalmente perché l’accentramento crea colli di bottiglia e rallenta i processi di decisione».

Infine, il giudice emerito conclude dicendo che la proroga della dichiarazione dello stato di emergenza «è inopportuna perché il diritto eccezionale non può diventare la regola. Proprio per questo sia la legge che lo prevede, sia la costante giurisprudenza della Corte costituzionale hanno insistito sulla necessaria brevità degli strumenti derogatori, perché non è fisiologico governare con mezzi eccezionali. Questi possono produrre conseguenze negative non solo per la società e per l’economia, creando tensioni nella prima e bloccando la seconda, ma anche per l’equilibrio dei poteri, mettendo tra le quinte (ancor più di quanto non accada già oggi) il Parlamento e oscurando il Presidente della Repubblica e la Corte costituzionale, al cui controllo sono sottratti gli atti dettati dall’emergenza».

E allora, la conoscenza di quei verbali secretati potrebbe forse mettere in evidenza che la situazione socio-sanitaria del paese potrebbe essere stata ingigantita oltre le reali condizioni pur di mantenere una decretazione di emergenza (DPCM)? Se così non è, allora si consenta la pubblicazione dei verbali dell’attività del Comitato Tecnico Scientifico, e tutti saranno più contenti. Noi per primi.

I dubbi, come noto, avvelenano la democrazia.  

 

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