vaccino covid coronavirus

 

 

di Sabino Paciolla

 

Una premessa obbligatoria: non appartengo ai gruppi no-vax, ho fatto vaccini contro allergie per 6 anni nella mia giovinezza, e faccio i vaccini antinfluenzali, l’ultimo un mese fa. Allo scoprire una nuova allergia una decina di anni fa, chiesi al medico di poter usare il vaccino, fui però sorpreso nel rilevare una certa resistenza da parte dei medici a prescrivermelo a motivo della ridotta efficacia a causa della mia età, non più giovane, e della presenza comunque di controindicazioni. Occorreva, mi si disse, controbilanciare i pro ed i contro. Infatti, il vaccino non me lo fecero fare, ed ho affrontato gli episodi con i farmaci.

Fugati eventuali malintesi, veniamo al vaccino contro il covid.

In questi giorni sui vari organi di stampa è balzata la notizia della eventuale obbligatorietà del vaccino. Una decisione che sembra legata alla risposta della popolazione ad essere disponibile a vaccinarsi. Se non si dovesse raggiungere un certo target, potrebbe essere presa in considerazione l’obbligatorietà.

Sul Corriere della sera leggiamo: «In questo momento cominciare a parlare di obbligo farebbe un danno» ma «credo che fare il vaccino debba essere una precondizione per chi lavora nel pubblico». Così la sottosegretaria alla Salute Sandra Zampa nella trasmissione Agorà di Rai 3. «Dobbiamo avere la pazienza di spiegare. La campagna di comunicazione – ha proseguito – è in partenza e sui siti di Iss, Ministero e Aifa si possono trovare fonti corrette per informarsi». Ma «se ci rendessimo conto che c’è un rifiuto che non si riesce a superare credo andrebbe considerato l’obbligo. Non si può stare in una Rsa, dove dovresti lavorare per la salute delle persone ospitate, e mettere la loro salute a rischio. Abbiamo deciso che a scuola chi non è vaccinato non può andare, credo valga anche per operatori sanitari e insegnanti».

“Tutti gli operatori sanitari, a partire dai medici, devono vaccinarsi contro il Covid e se non vogliono essere vaccinati devono essere sospesi dal servizio perchè, appunto, non possono essere idonei al servizio che svolgono”. E’ la posizione espressa all’ANSA da Giuseppe Ippolito, direttore scientifico dell’Istituto nazionale per le malattie infettive Spallanzani di Roma. Ci sono cioè, sottolinea Ippolito, “delle categorie professionali che devono essere vaccinate assolutamente; questo per proteggere se stessi ma anche gli altri, per i contatti estesi che le stesse categorie devono avere con la popolazione. Chi non lo accetta non può esercitare quelle determinate professioni”.

Di contro, sempre sullo stesso articolo, leggiamo che “Sarei abbastanza cauto rispetto all’ipotesi di obbligatorietà per il vaccino anti-Covid: ritengo che eticamente obbligare ad un trattamento sanitario debba rappresentare assolutamente un’eccezione”. Lo afferma il presidente del Comitato nazionale di bioetica (Cnb) Lorenzo D’Avack, sottolineando come, “in questa prima fase, è fondamentale incentivare la propaganda a favore delle vaccinazione. L’obbligo dovrebbe essere considerato come una extrema ratio”.

Dai primi dati viene fuori che solo due operatori su dieci nelle 85 rsa di Pavia è disposto a farsi vaccinare contro il Covid, un dato basso che preoccupa e non poco l’Ats. Anche in altre Regioni tra gli operatori sanitari i dubbiosi sono tanti.

Chi rifiuta il vaccino contro il coronavirus rischia il licenziamento? “Sì. Perché la protezione del tuo interesse alla prosecuzione del rapporto cede di fronte alla protezione della salute altrui”. Sono le parole del professor Pietro Ichino, giurista, al Corriere della Sera, riportate da Adnkronos. E’ possibile giuridicamente introdurre l’obbligo? “Non solo si può, ma in molte situazioni è previsto”. dall’articolo 2087 del codice civile obbliga il datore di lavoro ad adottare tutte le misure suggerite da scienza ed esperienza, necessarie per garantire la sicurezza fisica e psichica delle persone che lavorano in azienda”

La Costituzione, d’altra parte, all’articolo 32 recita:

Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge. La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana.

La Costituzione riconosce la salute dell’individuo come un bene fondamentale, oltre che un interesse primario per la collettività. L’art.32, come si può vedere, esclude la possibilità di accertamenti e di trattamenti sanitari contro la volontà del paziente, se non ricorrono i presupposti dello stato di necessità.

A tale proposito, la Corte costituzionale ha affermato che «la legge impositiva di un trattamento sanitario non è incompatibile con l’art. 32 della Costituzione se il trattamento sia diretto non solo a migliorare o a preservare lo stato di salute di chi vi è assoggettato, ma anche a preservare lo stato di salute degli altri, giacché è proprio tale ulteriore scopo, attinente alla salute come interesse della collettività, a giustificare la compressione di quella autodeterminazione dell’uomo che inerisce al diritto di ciascuno alla salute in quanto diritto fondamentale» (Corte cost. 22-06-1990, n. 307). 

Dunque, in alcuni casi, proprio per la tutela della salute collettiva, lo Stato può arrivare ad imporre un trattamento sanitario obbligatorio (TSO). Tuttavia, proprio per i beni fondamentali in gioco, e per il  necessario e delicato bilanciamento di diritti alla salute individuale e collettiva, la Costituzione pone una cosiddetta “riserva di legge”, ossia che tale imposizione sia stabilita da una norma di rango primario (una “legge”), e non da una di rango secondario (un “regolamento”). 

L’art.32 della Costituzione pone però al legislatore un limite invalicabile: “La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana”. Dunque, neppure il volere sovrano della nazione, il quale si esprime attraverso il parlamento, può imporre al singolo di sottoporsi a trattamenti degradanti o irrispettosi per la natura umana.

E questa parte finale dell’articolo ci riporta alla situazione attuale, ci spinge a calare la norma nella situazione concreta.

Il vaccino anti-covid è stato prodotto a tempo di record, e ciò per le ingenti risorse umane e finanziarie messe a disposizione, oltre che per il notevole snellimento burocratico e organizzativo. La ricerca non è partita da zero, ma ha fatto tesoro di quanto già si era studiato negli anni precedenti per altre infezioni simili. Per cui, ciò che nella normalità si sarebbe ottenuto in anni, si è ottenuto in tempi notevolmente inferiori. 

E tuttavia, i legittimi dubbi continuano ad esistere semplicemente perché sono gli stessi esperti ad averli. Abbiamo assistito in questi mesi ad una notevole e aspra diatriba tra esperti virologi, che a volte hanno presentato posizioni diametralmente opposte. 

Inoltre, se leggiamo le istruzioni REG 174 INFORMATION FOR UK HEALTHCARE PROFESSIONALS del Regno Unito, troviamo che il  COVID-19 mRNA Vaccine BNT162b2 (vaccino sviluppato da BioNTech e Pfizer) “non ha un’autorizzazione all’immissione in commercio nel Regno Unito, ma ha ottenuto autorizzazione per la fornitura temporanea da parte del Ministero della Salute e dell’Assistenza Sociale del Regno Unito e del Medicinali e prodotti sanitari Agenzia di Regolamentazione per i farmaci attivi”. (neretto mio)

Inoltre, gli individui possono non essere protetti fino ad almeno 7 giorni dopo la seconda dose di vaccino.”. Dunque, per 28 giorni, tempo tra la prima dose e 7 giorni dopo la seconda, non è garantita la copertura immunitaria.

“La sicurezza e l’efficacia del vaccino COVID-19 mRNA BNT162b2 nei bambini di età inferiore ai 16 anni non sono ancora state stabilite”. (neretto mio)

Tra gli effetti collaterali definiti “non comuni” (da 1/1000 a 1/100) troviamo la linfoadenopatia (ingrandimento di uno o più linfonodi, alle ghiandole a forma di fagiolo trovate nel collo, alle ascelle, al torace, all’inguine ed all’addome).

Gravidanza:

L’uso del vaccino COVID-19 mRNA Vaccino BNT162b2 è privo di dati o ha una quantità limitata di dati. Gli studi sulla tossicità riproduttiva degli animali non sono stati completati. Vaccino COVID-19 mRNA BNT162b2 non è raccomandato durante la gravidanza. (neretto mio)

Per le donne in età fertile, la gravidanza dovrebbe essere esclusa prima della vaccinazione. Inoltre, le donne di età fertile deve essere consigliato di evitare la gravidanza per almeno 2 mesi dopo la loro seconda dose. (neretto mio)

Allattamento al seno:

Non si sa se il vaccino COVID-19 mRNA BNT162b2 sia escreto nel latte umano. Un rischio per i neonati/bambini piccoli non può essere escluso. COVID-19 Vaccino mRNA BNT162b2 non deve essere usato durante l’allattamento.(neretto mio)

Fertilità:

Non si sa se il vaccino COVID-19 mRNA BNT162b2 abbia un impatto sulla fertilità. (neretto mio)

Questo sulla fertilità, a mio parere, è un punto veramente importante e delicato. Che cosa significa che per il vaccino covid non è dato sapere se abbia o meno un impatto sulla fertilità della persona? Significa che sul lungo termine si corre il rischio di rimanere in toto o in parte sterili, o che la fertilità potrebbe non essere perfetta? Potrebbe significare che per evitare una infezione da covid che colpisce in maniera pesante soprattutto la popolazione anziana con patologia pregressa si corra il rischio di ridurre o azzerare la capacità di riproduzione delle giovani generazioni a cui verrà iniettato il vaccino, con conseguenti potenziali problemi strutturali sulla popolazione? Me lo chiedo e lo chiedo agli esperti. 

Inoltre, come dice la dott.ssa Maria Rita Gismondo, direttore della Unità di Microbiologia clinica, virologia e diagnostica bioemergenze presso l’Ospedale Sacco di Milano, nel video qui sotto, occorre tener conto che è la prima volta che si producono vaccini con la tecnica genica, che prevede l’immissione di pezzetto di materiale genico nelle nostre cellule, che implica una ipotesi di effetti a lunga scadenza, come riportato da due studi della FDA (l’ente statunitense che autorizza i farmaci), uno del 2010 ed uno del novembre di quest’anno. Tali effetti, dice sempre la FDA, dovrebbero essere osservati nell’arco di 20 anni. Questo significa, evidentemente, che non si possono escludere effetti che, seppur non visibili nel breve termine, potrebbero essere potenzialmente riscontrabili nell’arco di 20 anni. La stessa Gismondo sottolinea che lei sarebbe del parere di aspettare altri vaccini, che sono in fase di studio e di successiva autorizzazione da parte di FDA e EMA, che utilizzano la tecnica tradizionale proteica dei comuni vaccini. Si otterrebbe così lo stesso risultato ma con più sicurezza. 

Alla luce di quanto detto, dei dubbi esistenti tra virologi e scienziati (leggi qui e qui), dei rischi sottolineati dalle stesse autorità sanitarie, che senso ha paventare l’ipotesi della obbligatorietà del vaccino per tutta la popolazione? Ritengo che abbia più senso inoculare un vaccino, naturalmente con il consenso informato e su libera richiesta dell’interessata, in una persona anziana e affetta da patologie pregresse che statisticamente ha una speranza di vita breve e con un forte rischio avverso in caso di infezione da COVID, piuttosto che, in via obbligata, in una persona giovane, in salute, in età fertile, con una speranza di vita lunga e con basso rischio avverso in caso di infezione da COVID. In sostanza, ogni cittadino, sulla base della sua età e delle condizioni di salute, dopo aver valutato serenamente i pro e i contro, deve poter liberamente decidere se vaccinarsi o meno.

Può uno Stato, alla luce di quanto si è detto, imporre, come fossimo in un regime, un trattamento obbligatorio quando la situazione di sicurezza del vaccino a lungo termine non è chiara? Non è più giusto e ragionevole aspettare altri vaccini prodotti con tecnica tradizionale? Non è più giusto e prudente non mettere a rischio la struttura futura di una popolazione? Può uno Stato, per tutelare la salute pubblica, imporre un trattamento obbligatorio medico i cui effetti potrebbero mettere in futuro a rischio proprio quella salute che si vorrebbe tutelare?

In ultimo, ma non meno importante, poiché vi sono vaccini che vengono prodotti facendo uso di linee cellulari rivenienti da feti abortiti (quelli della Pfizer e Moderna hanno usato queste linee cellulari solo nella fase di test), pongono la questione di coscienza e di fede del cittadino che potrebbe rifiutare il vaccino anche solo per tale faccenda. Una obbligatorietà del vaccino si scontrerebbe anche con l’obiezione di coscienza per fede religiosa.

 

 

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