Su questo blog, con l’unico scopo di favorire un sereno confronto, oltre alla pubblicazione dei nostri articoli originali, spesso rilanciamo articoli o spunti provenienti da altre fonti che riteniamo interessanti per i nostri lettori. Di seguito segnalo l’articolo scritto da Phil Lawler, pubblicato su Catholic Culture. Visitate il sito e valutate liberamente le varie opzioni offerte e le eventuali richieste. Ecco l’articolo nella traduzione da me curata.  

 

mons. Georg Bätzing e il card. Marx. (foto: - SIR/DBK)
mons. Georg Bätzing e il card. Marx. (foto: – SIR/DBK)

 

L’arcidiocesi di Monaco/Freising ha ricevuto circa 630 milioni di euro (718 milioni di dollari) dai contribuenti tedeschi lo scorso anno.

Incredibile, vero? Immaginate cosa potrebbe fare una diocesi americana con una somma del genere. Prendiamo, ad esempio, l’arcidiocesi di New York, che conta circa il 50% in più di cattolici rispetto all’arcidiocesi di Monaco. Se il governo degli Stati Uniti fornisse lo stesso livello di finanziamento, l’arcidiocesi di New York riceverebbe più di 1 miliardo di dollari all’anno dallo Zio Sam.

Pensate a quante parrocchie potrebbero essere ristrutturate (anziché chiuse o “riorganizzate”) con quei soldi. Quante scuole parrocchiali potrebbero essere aperte, quanti reparti ospedalieri cattolici attrezzati, quanti nuovi programmi caritatevoli avviati!

Ma ovviamente queste sono le domande sbagliate da porre. La domanda giusta è semplice: quante anime verrebbero salvate? E la risposta — l’effetto salvifico attribuibile all’aumento dei finanziamenti — sarebbe zero.

Il confronto tra il livello di finanziamento nelle due arcidiocesi è comunque viziato, poiché New York e Monaco operano secondo modelli di entrate radicalmente diversi. L’arcidiocesi di New York riceve le proprie entrate sotto forma di donazioni volontarie, provenienti direttamente dai fedeli o da altri che ammirano l’opera della Chiesa cattolica. Le donazioni ricevute sono volontarie, motivate da impulsi caritatevoli. A Monaco, e in tutta la Germania, i contributi alla Chiesa figurano nelle dichiarazioni dei redditi.

Il sistema fiscale tedesco prevede una disposizione insolita per gli enti religiosi, la Kirchensteuer, ovvero l’imposta ecclesiastica. I cittadini iscritti a qualsiasi gruppo religioso riconosciuto pagano una sovrattassa, che il governo trasferisce alla Chiesa designata. Grazie a questo sistema le diocesi tedesche sono diventate incredibilmente ricche, anche se le pratiche pastorali della leadership della Chiesa tedesca hanno provocato un massiccio esodo dai banchi della chiesa. L’anno scorso la Kirchensteuer ha fruttato più di 7,5 miliardi di dollari alle diocesi cattoliche tedesche, nonostante oltre 300.000 persone abbiano formalmente rinunciato alla propria identità cattolica.

A Monaco, quei 630 milioni di euro di gettito fiscale hanno in realtà rappresentato un sostanziale calo (15 milioni di euro) rispetto al reddito dell’anno precedente. Poiché l’arcidiocesi continua a ridursi, insieme alla maggior parte delle altre diocesi tedesche, tale tendenza al ribasso proseguirà senza dubbio.

La Kirchensteuer richiede solo un piccolo pagamento fiscale aggiuntivo: meno del 10% dell’imposta dovuta da un individuo, a differenza della decima tradizionale, che richiederebbe il 10% del proprio reddito complessivo (al lordo delle imposte). Ma i tedeschi sono già pesantemente tassati, e questo sistema crea tre incentivi perversi per i potenziali donatori:

  1. I cattolici non praticanti o inattivi — che costituiscono la netta maggioranza tra coloro che sono ufficialmente iscritti nei registri ecclesiastici — possono risparmiare denaro cancellando il proprio nome. Le persone che sono incerte riguardo alla propria fede e potrebbero aver bisogno di aiuto spirituale per non perdere la fede ora hanno un motivo per allontanarsi dalla Chiesa.
  2. I cattolici praticanti potrebbero ritenere, dopo aver pagato le imposte, di aver già «dato la propria parte» e di non dover contribuire alle collette settimanali.
  3. Inoltre, i cattolici di ceto medio potrebbero concludere, a ragione, che i loro contributi alla Chiesa non farebbero alcuna differenza, essendo resi superflui dai massicci finanziamenti governativi.

Il sistema crea anche incentivi perversi per i leader della Chiesa e conseguenze indesiderate (si spera!) per la politica diocesana. Le diocesi, piene di denaro, possono fare ciò che vogliono con le entrate, a condizione che non entrino in conflitto con le politiche governative. Possono istituire centri di consulenza, ma tali centri devono attenersi alle politiche governative che vietano di scoraggiare gli atti omosessuali. Possono gestire cliniche mediche, ma ci si aspetta che queste cliniche prevedano servizi per le pazienti che ricorrono all’aborto o all’eutanasia. Le istituzioni cattoliche tedesche sono costantemente tentate di scendere a patti con le politiche governative immorali, e i vescovi tedeschi, nell’attuale clima liberale, cedono regolarmente a tali tentazioni.

Nel frattempo, la diocesi tedesca appare sempre più simile a un’agenzia caritatevole laica. I vescovi si ritrovano a presiedere un’enorme burocrazia, agendo come datori di lavoro e dirigenti piuttosto che come pastori di anime. E questo è evidente.

Forse la cosa peggiore di tutte è che, data l’esistenza di una rete così estesa di istituzioni caritative formalmente affiliate alla Chiesa, c’è poco sostegno disponibile per nuove iniziative, finanziate interamente da donazioni volontarie e guidate da una visione della carità tipicamente cattolica. Nella versione ecclesiastica della legge di Gresham, le organizzazioni nominalmente cattoliche soppiantano le iniziative caritative più autentiche.

C’è una soluzione semplice. I cattolici tedeschi dovrebbero chiedere l’abolizione della Kirchensteuer. Se ciò fosse politicamente impossibile, le diocesi tedesche dovrebbero rinunciare a tale entrata, risparmiare ai propri fedeli il sovrapprezzo fiscale e fare una colletta.

Per anni i miei genitori hanno frequentato una parrocchia che organizzava una partita settimanale di bingo. La chiesa si trovava a un incrocio trafficato e disponeva di un ampio parcheggio; la serata attirava folle enormi e riscosse un successo fenomenale. Talmente grande, infatti, che la parrocchia accumulava surplus di bilancio annuali da capogiro. I parrocchiani attivi smisero di contribuire alle collette settimanali, rendendosi conto che la parrocchia non aveva necessità finanziarie.

Alla fine un saggio parroco riconobbe che la ricchezza della parrocchia aveva dato origine a un grave problema spirituale: i fedeli avevano perso il loro spirito di carità. Chiuse le serate di bingo e decretò che la parrocchia si sarebbe mantenuta, nella ricchezza come nella povertà, grazie alle donazioni dei propri membri. La sua decisione suscitò una reazione indignata da parte dei residenti locali, ma solo una lieve sorpresa da parte dei parrocchiani, che rappresentavano solo una piccola parte dei giocatori abituali del bingo. Le donazioni alle collette settimanali aumentarono immediatamente. La parrocchia è ancora fiorente, sostenuta dalle persone che vogliono sostenerla.

Phil Lawler

 


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