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IV Domenica di Pasqua (Anno B)

(At 4, 8-12; Sal 117; 1Gv 3, 1-2; Gv 10, 11-18)

 

di Alberto Strumia

 

Il demonio, Satana, è definito da Gesù in persona come «menzognero e padre della menzogna» (Gv 8,44). Ed è tale per invidia, l’«invidia del diavolo» (Sap 2,24), dice la Scrittura. Secondo alcuni (Catarino, Suarez) questa invidia del «diavolo e i suoi angeli» (Mt 25,41) è stata scatenata dal fatto che essi sapevano, fin dall’inizio, che il Verbo avrebbe unito a sé la natura umana e non quella angelica («Il Verbo si è fatto carne», Gv 1,14), nell’“uomo” Gesù e non un “angelo”. Per questo motivo alcuni degli angeli si sarebbero rifiutati di rimanere nella “giustizia originale” del loro rapporto con Dio Creatore, preferendo adorare il primo di loro al posto di Dio, in un atto estremo di invidioso orgoglio idolatrico.

Da quel momento il demonio e i suoi angeli hanno fatto di tutto per distruggere l’umanità, nei singoli come nella sua totalità, nella misura nella quale veniva loro permesso di farlo da Dio.

Nei nostri anni, tale permissione, ha forse raggiunto il suo “massimo livello”. Dio lo permette in vista di un bene più grande che sarà manifestato con un Suo intervento diretto che smaschererà definitivamente Satana. Dobbiamo constatare di essere giunti ormai a questo “massimo livello” per il fatto che, oggi, attraverso le ideologie dominanti che costringono praticamente tutti a pensare allo stesso modo (è il cosiddetto “pensiero unico”), si è arrivati a negare la “realtà dei fatti”. I “fatti” vengono sostituiti da delle “idee” che li rendono invisibili fino alla negazione della loro esistenza. Molti, o forse tutti, oggi vedono la realtà con il filtro delle “ideologie”, per cui la travisano o addirittura la negano.

– Nella prima lettura si parla della guarigione, operata tramite l’Apostolo Pietro, di un povero storpio che chiedeva l’elemosina all’ingresso del Tempio di Gerusalemme. Allora nessuno si sarebbe azzardato a negare l’evidenza del “dato di fatto” di quella guarigione («il beneficio recato a un uomo infermo»). Oggi invece si nega, come un’idea comunemente acquisita, che sia sorto un beneficio dal cristianesimo, tanto è vero che si fa passare come “luogo comune” l’idea che l’epoca “più cristiana” della storia – il Medio Evo – sia stata l’epoca “più oscura” e arretrata della storia. E questa operazione viene fatta per rimuovere la “causa” (la fede in Cristo) di quel beneficio, che ne è stato l’“effetto”. E quindi la centralità di Cristo, vero uomo e vero Dio, come unico Salvatore dell’uomo («In nessun altro c’è Salvezza; non vi è infatti, sotto il cielo, altro nome dato agli uomini, nel quale è stabilito che noi siamo salvati»).

Non solo, si è riusciti a far pensare alla maggioranza della gente che la fede in Lui non solo è “inutile”, ma che è addirittura “dannosa”. In questo senso si deve intendere che «Gesù è la pietra che è stata scartata».

– Nella seconda lettura san Giovanni Apostolo ed Evangelista, dice chiaramente che il mondo «non ha conosciuto Lui» e, dobbiamo aggiungere, tantomeno oggi. Lo conosce, perché non è più in grado di conoscere la “realtà dei fatti”, vedendo tutto attraverso la lente deformante dell’ideologia. E spiega che questa “lente falsante”, di origine demoniaca, che non consente più alla gente di vedere la “realtà dei fatti” per quello che è, si dissolverà come la neve si scioglie al sole, solo quando «Egli si sarà manifestato», perché allora «noi saremo simili a Lui» e non più deformati dall’invidia del diavolo.

– Nel Vangelo vediamo descritta la figura di Cristo che, come «Buon Pastore» si comporta esattamente all’opposto, essendo la Verità nella sua pienezza. Le due figure, quelle del “Pastore vero” (Cristo e chi insegna fedelmente la Sua dottrina) che ama e protegge le pecore, e quella del mercenario come sono anche oggi i “cattivi pastori” che insegnano ai fedeli (le pecore) gli errori nella dottrina e nel comportamento, suggeriti dal demonio (il lupo) vengono contrapposte. E vengono messi a confronto gli effetti benefici del comportamento dei primi con gli effetti distruttivi del comportamento dei secondi.

Dei “cattivi pastori” Gesù dirà altrove che sono dei «falsi profeti che vengono a voi in veste di pecore, ma dentro son lupi rapaci». Oggi è fin troppo facile abboccare all’amo di un linguaggio che usa parole che un tempo furono cristiane, alterandone il significato fino a ricondurlo a quello delle ideologie non cristiane, e far dire loro il contrario di quello che hanno sempre significato. E soprattutto hanno significato sulla bocca di Cristo e della Chiesa.

Allora è giusto pregare per le vocazioni in questa giornata. Ma facendo bene attenzione che non è soltanto la scarsità di vocazioni il problema principale, ma la loro qualità. Sant’Agostino nel IV secolo cristiano, sembra dipingere il quadro della situazione attuale (Discorso 46, n. 16).

«In effetti il pastore c’è, ma per coloro che si comportano male egli non fa da pastore». Infatti, oggi si “includono” tutti lasciandoli nelle loro idee e comportamenti sbagliati, che sono distruttivi per le loro persone e per tutti gli altri.

«Sicché [le pecore] seguono pastori che non sono pastori, pastori che pascono sé stessi». Pascere sé stessi oggi significa cercare il potere e il favore degli uomini che lo detengono, accodandosi al loro pensiero, al loro linguaggio e al loro comportamento.

«E da ciò deriva un errore fatale: le pecore se ne vanno là dove le attendono belve assetate di preda e smaniose di saziarsi del loro cadavere». E questa è l’autodistruzione oltre che della cristianità, anche della stessa dignità della persona umana e della vita domestica, della convivenza sociale.

Alcuni sono “cattivi pastori” per connivenza con il potere – e questi sono gravemente colpevoli davanti a Dio –, altri lo sono per “ingenuità” ed erronea preparazione.

A tutto questo, al punto in cui siamo arrivati, solo l’intervento diretto di Dio potrà porre rimedio. Per questo si deve pregare!

Alla Madre di Dio e della Chiesa ci si deve particolarmente rivolgere perché interceda per il popolo cristiano

Madre del Redentore, soccorri la debolezza del tuo popolo, sorgi e rinfrancalo in questo momento di estremo affanno!

 

Bologna, 21 aprile 2024

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