Card. Kevin Joseph Farrell e don Julian Carron
Card. Kevin Joseph Farrell e don Julian Carron

 

 

di Un sacerdote

 

Carissimo Sabino,

ho letto la lettera del card. Farrel a Prosperi, scritto con il quale si precisa il giudizio della Chiesa sul modo di trasmissione di un carisma, e nel quale si denuncia come “gravemente contraria agli insegnamenti della Chiesa” e “falsa dottrina” la visione teologico spirituale in auge fino alla conduzione di CL da parte di don Carron. Ho letto anche l’articolo di M. Spanò che scrive interessanti considerazioni in proposito, dichiarandosi totalmente d’accordo (come lo sono io) con il richiamo del cardinale, ma sottolineando giustamente che il riferimento che egli fa agli insegnamenti della Chiesa deve avere un legame con una posizione tradizionale assodata e non semplicemente un rapporto con una particolare sensibilità di questo pontificato, il che inficerebbe di molto simili tipi di giudizi correttivi: “Tuttavia forse una precisazione non guasta, anzi aiuterebbe a far luce su queste cose: quando il cardinale fa riferimento alla grave contrarietà con gli “insegnamenti della Chiesa”, a quali insegnamenti si riferisce? A quelli di sempre sul carisma, o agli accenti caratteristici della sensibilità di questo pontificato?” (M. Spanò)

Detto questo, vista proprio la prima lettura della Santa Messa di oggi del Rito Romano (mercoledì 15 giugno), dove si narra della trasmissione del carisma profetico di Elia ad Eliseo, credo che questo particolare episodio del secondo libro dei Re possa offrire qualche spunto significativo. Vediamo il testo:

2Re 2:1 Poi, volendo Dio rapire in cielo in un turbine Elia, questi partì da Gàlgala con Eliseo. 2 Elia disse a Eliseo: «Rimani qui, perché il Signore mi manda fino a Betel». Eliseo rispose: «Per la vita del Signore e per la tua stessa vita, non ti lascerò». Scesero fino a Betel. … 4 Elia gli disse: «Eliseo, rimani qui, perché il Signore mi manda a Gerico». Quegli rispose: «Per la vita del Signore e per la tua stessa vita, non ti lascerò». Andarono a Gerico. … 6 Elia gli disse: «Rimani qui, perché il Signore mi manda al Giordano». Quegli rispose: «Per la vita del Signore e per la tua stessa vita, non ti lascerò». E tutti e due si incamminarono. … 8 Elia prese il mantello, l’avvolse e percosse con esso le acque, che si divisero di qua e di là; i due passarono sull’asciutto. 9 Mentre passavano, Elia disse a Eliseo: «Domanda che cosa io debba fare per te prima che sia rapito lontano da te». Eliseo rispose: «Due terzi del tuo spirito diventino miei». 10 Quegli soggiunse: «Sei stato esigente nel domandare. Tuttavia, se mi vedrai quando sarò rapito lontano da te, ciò ti sarà concesso; in caso contrario non ti sarà concesso». 11 Mentre camminavano conversando, ecco un carro di fuoco e cavalli di fuoco si interposero fra loro due. Elia salì nel turbine verso il cielo. 12 Eliseo guardava e gridava: «Padre mio, padre mio, cocchio d’Israele e suo cocchiere». E non lo vide più. Allora afferrò le proprie vesti e le lacerò in due pezzi. 13 Quindi raccolse il mantello, che era caduto a Elia, e tornò indietro, fermandosi sulla riva del Giordano. 14 Prese il mantello, che era caduto a Elia, e colpì con esso le acque, dicendo: «Dove è il Signore, Dio di Elia?». Quando ebbe percosso le acque, queste si separarono di qua e di là; così Eliseo passò dall’altra parte. 15 Vistolo da una certa distanza, i figli dei profeti di Gerico dissero: «Lo spirito di Elia si è posato su Eliseo». Gli andarono incontro e si prostrarono a terra davanti a lui”.

Il punto saliente di questo brano è come il carisma profetico di Elia viene trasmesso ad Eliseo. Quest’ultimo è stato scelto a suo tempo da Elia stesso per seguirlo come “assistente” privilegiato (v. 1 Re 19, 19-21), una sequela che il discepolo ha vissuto sino all’ultimo in modo totalmente devoto: “Per la vita del Signore e per la tua stessa vita, non ti lascerò”.

Nonostante questa scelta di successione, in fondo già fatta da parte di Elia nei confronti di Eliseo, e la domanda ardente di Eliseo ad Elia di ricevere “due terzi del tuo spirito”, una domanda di certo scaturita non da sete di potere ma di proseguimento del profetismo di Elia, la concessione del carisma profetico non riceve alcuna garanzia umana, ma è tutta demandata alla volontà di Dio: “Mentre passavano, Elia disse a Eliseo: «Domanda che cosa io debba fare per te prima che sia rapito lontano da te». Eliseo rispose: «Due terzi del tuo spirito diventino miei». Quegli soggiunse: «Sei stato esigente nel domandare. Tuttavia, se mi vedrai quando sarò rapito lontano da te, ciò ti sarà concesso; in caso contrario non ti sarà concesso»”. Dio dunque poteva non concedere il dono e, magari, concederlo a qualche altro profeta della cerchia numerosa che guardava ad Elia come riferimento autorevole. Questo significa anche che la scelta di Elia, fatta ovviamente per il bene del movimento profetico, poteva essere errata rispetto al misterioso disegno di Dio. Qui nessuno è infallibile. Non si può dire: siccome don Giussani ha scelto don Carron, allora è su di lui che è caduta la scelta di Dio stesso. L’investitura di un carisma, che comunque dipende da Dio, non è un sacramento che porta con sé una specifica grazia che prescinde dal soggetto che la riceve. I carismi di tipo ecclesiale non sono umanamente trasmissibili, ma solo partecipabili a secondo della intelligenza e libertà con la quale vengono seguiti. Questa è la prima cosa.

Come si può dimostrare, comunque, che la scelta del successore ha una sua validità? Questa è la seconda cosa. Solo sul fatto che sul piano istituzionale è avvenuto un riconoscimento ecclesiale che non entra normalmente in merito alla bontà della scelta fatta (salvo situazioni abnormi), ma semmai agisce a posteriori? Certo, questo riconoscimento va rispettato, ma non certo ciecamente obbedito! Vediamo invece cosa ci dice ancora il brano. Una volta ricevuto il carisma, avendo potuto assistere al rapimento in cielo di Elia, Eliseo inizia la sua missione imitando lo stesso gesto di Elia al Giordano; come lui colpisce le acque del Giordano dividendole e passando all’asciutto e accompagnando il gesto “dicendo: «Dove è il Signore, Dio di Elia?»”, dimostrando così con evidenza che egli desidera solo essere “figlio” della paternità ricevuta da Elia. Ricordiamo Gesù stesso: “Gv 14: 8 Gli disse Filippo: «Signore, mostraci il Padre e ci basta». 9 Gli rispose Gesù: «Da tanto tempo sono con voi e tu non mi hai conosciuto, Filippo? Chi ha visto me ha visto il Padre. Come puoi dire: Mostraci il Padre? 10 Non credi che io sono nel Padre e il Padre è in me? Le parole che io vi dico, non le dico da me; ma il Padre che è con me compie le sue opere. 11 Credetemi: io sono nel Padre e il Padre è in me; se non altro, credetelo per le opere stesse”.

Ora, visto che don Giussani non è salito al cielo, sotto lo sguardo di don Carron, su un carro di fuoco (anche se lo avrebbe meritato!), cosa può testimoniare che il successore è entrato in possesso del carisma non per una sorta di quasi magica trasmissione che gli consente di gestire poi il dono come gli pare e piace, ma per esserne “figlio”? È l’identità di metodo a fare questo, sia pure vissuto con il proprio personale carattere, quel metodo che tutti coloro che si sono resi appartenenti al cammino di CL hanno però ricevuto in dono e che, comunque, rimane “depositato” nei testi e nelle opere di don Giussani come confronto permanente, direi “canonico”. Il che significa che il carisma è stato da subito condiviso già nei primi discepoli e poi a seguire e che nessuno può farsene padrone, nemmeno il “fondatore” (non c’è mai stato il pericolo …). Molti altri, da questo punto di vista, avrebbero potuto meritare di essere i prescelti. Ecco perché, comunque, c’è chi ha fatto giustamente obiezione alla conduzione carroniana. In ogni caso rimane sempre il fatto che è il Magistero della Chiesa l’elemento regolatore a cui non ci si può sottrarre. Roma locuta

Si può dire che don Carron ha proseguito filialmente il metodo di don Giussani? Io ne dubito fortemente assai! Anzi! Il confronto è impietoso … Magari fosse solo questione di due terzi! Speriamo che dopo le autorevoli parole del cardinale venga la pace dopo tanta guerra! Sempre grazie della tua comprensione e santo lavoro a te e a tutti i tuoi collaboratori.

Ciao.

 


 

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