Quarta puntata della rubrica

DALL’UMANESIMO AL DISUMANESIMO: la parabola dell’uomo separato da Dio

 

cambiamenti climatici

 

 

di Roberto Allieri

 

…e dell’uomo, ovviamente. Quindi, per la precisione: ‘I cambiamenti climatici non sono solo colpa della donna e dell’uomo’.

Nel titolo ho anteposto la donna, in rispetto al politicamente corretto. Spero che il mio furbo ammiccamento venga apprezzato. Insomma, concedetemi di schiacciare l’occhiolino per accreditarmi agli arcigni guardiani dell’ortodossia di pensiero e di linguaggio.

Colgo anche l’occasione per richiamare gli ambientalisti radical-chic, sempre pronti ad infliggere giudizi che mettono in croce i comportamenti umani, a precisare sempre che anche la donna, al pari dell’uomo (e, anzi, ancora meglio dell’uomo, per usare il solito cliché), deve essere considerata cancro del pianeta. Ovviamente, in accordo al loro punto di vista.

 

Ed ora veniamo all’analisi di cosa bolle in pentola nel calderone di quell’ideologia che alimenta nella nostra popolazione tante paturnie climatiche.

Se ci sono giovani pronti ad immolarsi per cause ambientali (magari devastando proprietà pubbliche e private o bloccando il traffico oppure offrendo simpatiche azioni vandaliche) e se ci sono conferenze globali di Stati che studiano misure coercitive per tassare l’aria o buttare all’aria (chiamatela pure CO2, sempre aria è) triliardi di dollari, è perché sta esplodendo un’ossessione planetaria che ha un nome: CO2fobia.

Come tutti sanno, il perfetto colpevole di quel crimine che sarebbe l’aumento di temperatura e della minaccia di una nuova era di ‘optimum climatico’ (cioè clima ottimale) è l’uomo. Anzi la donna e l’uomo per essere più corretti. Questa consapevolezza sta provocando in qualcuno una nuova forma di disforia, cioè di sofferenza o disturbo: la disforia di genere umano. Si soffre per il fatto di sentirsi parte di un genere assegnato dalla natura, quello umano, verso il quale si sente avversione.

Questa forma di fobia, la CO2fobia, esige che si individuino, oltre all’anidride carbonica, tutte le emissioni di gas ad effetto serra a partire dalle più massicce. Stranamente, si escludono le emissioni vulcaniche, geologiche, oceaniche o naturali che sono quelle che rappresentano la quasi totalità e ci si concentra solo sulle emissioni di CO2 di origine antropica, che sono sì e no il 10% del totale. Si consideri poi che la CO2 è solo una minima parte, forse il 5 %, di tutti i gas ad effetto serra che farebbero aumentare la temperatura. Il vapore acqueo da solo è responsabile del 80/90% dell’effetto serra naturale (leggi wikipedia qui).

E così ecco scatenata una caccia alle emissioni di CO2, con penalizzazione dei reprobi che la favoriscono. È conseguenza della CO2fobia il monito degli esperti ‘non mangerete più carne se non quella sintetica, non avrete case di proprietà, non avrete auto, mangerete insetti e, con tutto ciò, sarete felici’. Per loro felicità è: sopravvivere combattendo la CO2 e pensando costantemente alla sua minaccia.  

Anche il respiro umano è sotto esame del VAR, nei salotti buoni del potere. Si è infatti scoperto (QUI e QUI) che il respiro umano esalato può contenere concentrazioni elevate di metano (CH4) e protossido di azoto (N2O), gas che contribuiscono al riscaldamento globale.

Ma se gli arbitri del VAR autorizzeranno questo rigore, aspettiamoci poi altri rigori a go-go. Restando in ambito sportivo, qualcuno arriverà a misurare il respiro degli atleti. Si accorgerà così che gli sportivi, anche amatoriali, producono eccessive emissioni di fiato e quindi di sostanze ‘climalteranti’. Si misureranno allora le emissioni di un mediano di serie A e si stabilirà che sono troppe. Si comincerà con il proibire in tutte le partite di calcio il ruolo di mediano, considerato ad alta impronta di produzione tossica aerobica. Certo, sarà dura convincere il mondo del calcio ad imbottire le squadre di cinque o sei portieri e due o tre centravanti statici altrettanto sostenibili, cioè a basso consumo aerobico. Ma, per la granitica coerenza con queste ossessioni, temo che si arriverà a tali imposizioni. Avessero i cattolici un centesimo della inflessibile coerenza dei ‘climalterati’ con i propri dogmi e princìpi!  

Il passo successivo sarà quello di tassare le attività sportive e poi di limitarle. Qualcuno chioserà: ‘farete solo sport virtuali o nel metaverso e sarete felici!’. Bisognerà concordare un’agenda con riduzioni entro una certa data, per arrivare ad avere zero emissioni sportive entro il 2050 (in allineamento ad altri obiettivi di riduzione già approvati).

E speriamo che non ci tassino o limitino le flatulenze. Sembra una battuta, ma c’è qualcuno che ci pensa a questo problema (Mc Cartney non fa più le puzzette). L’alternativa potrebbe essere quella di catturarle, magari a mani nude, e seppellirle sottoterra. Potrebbero infatti restare stoccate sotto il suolo e monitorate con qualche costosissimo sistema. In tal modo ne beneficerebbe anche l’economia, con massicci investimenti e creazione di nuovi posti di lavoro. Che però successivamente sarebbero destinati ad essere scippati dall’Intelligenza Artificiale.

 

Se questo quadro può apparire fosco, c’è una novità all’orizzonte che sembrerebbe mettere meno in cattiva luce il genere umano. Si è scoperto infatti che anche gli animali non solo respirano, ma emettono nuvole di gas ad effetto serra. Quindi, gas tossici, equiparabili a quelli prodotti dai combustibili fossili. 

Ecco, fresco fresco, il rapporto presentato dalla FAO nella recente COP28, la Conferenza internazionale sul clima tenutasi a Dubai.

C’è un nuovo obiettivo da calendarizzare, nella lotta planetaria contro i cambiamenti climatici: ridurre le flatulenze di mucche e pecore, responsabili di eccessivo inquinamento da metano (altro gas climalterante), di almeno il 25% entro il 2030.

Che sollievo, dirà qualcuno: finalmente gli esperti distolgono il bastone dalle persone e cominciano a puntarlo anche contro gli animali. Come dicevo all’inizio: i cambiamenti climatici non sono solo colpa della donna e dell’uomo. Ma anche delle mucche e dei mucchi, delle pecore e dei pecori (anche qui cerco con attenzione di non discriminare i generi). Forse ora ci lasceranno in po’ in pace!

Non è proprio così. Se ridurranno le mucche e i mucchi nonché le pecore e i pecori, perché sono in troppe/troppi, sarà per rendere la vita più dura alle persone (anzi, agli individui): ci toglieranno pian piano molte consolazioni culinarie per farci mangiare più insetti e cibo sintetico. Anche l’alimentazione dovrà diventare politicamente corretta.

Cerchiamo di capirli, questi salvatori del pianeta che dirigono le nostre sorti: loro hanno la fissazione di salvare il mondo, non certo le persone che ci abitano (QUI) .

Ad essere onesti, non tutti costoro sono così radicali e fondamentalisti. Al World Economic Forum sembra che siano molto più magnanimi verso il genere umano e che concedano prospettive meno drastiche di chi vorrebbe eliminarci tutti.

Se è vero che otto miliardi di persone sono troppe, è però per loro accettabile che il mondo possa accogliere in modo sostenibile qualche centinaio di milione di abitanti. Diciamo sette/ottocento milioni. Bontà loro! Solo gli abitanti oltre tali limiti sarebbero da considerare parassiti che sprecano risorse e che andrebbero spazzati via.

Ma comunque, non preoccupiamoci troppo: per chi avrà requisiti di serie A ci sarà qualche possibilità di farcela a rimanere nel club. Dipende da quanti soldi e da quanto potere si ha. O da quanto siamo disposti ad ubbidire.

 


Le opinioni espresse in questo articolo sono dell’autore e non riflettono necessariamente quelle del responsabile di questo blog. I contributi pubblicati su questo blog, ritenuti degni di rilievo, hanno il solo ed unico scopo di far riflettere, di alimentare il dibattito e di approfondire la realtà. Qualora gli autori degli articoli che vengono qui rilanciati non avessero piacere della pubblicazione, non hanno che da segnalarmelo. Gli articoli verranno immediatamente cancellati.


 

Sostieni il Blog di Sabino Paciolla

 






 

 

Facebook Comments