Un articolo del prof. Leonardo Lugaresi pubblicato sul suo blog.

 

 

Un amico dall’America mi manda questo video:

(se il video qui sotto non si apre, fare il refresh di questa pagina o cliccare qui)

Difficile non esserne impressionati. Difficile non provare un brivido di sconcerto: chi vi dice “Io” appare tanto più forte e migliore di noi da generare il timore che l‘uomo sia superato. Se c’è qualcuno che sia più in grado dell’uomo di dire “Io”, l’uomo è finito: questo siamo tentati di pensare.

In effetti, se non si esce dalla prigione della concezione moderna del soggetto, che è individualistica, è proprio così.

Ma è davvero questa l’essenza dell’umano? La parola essenziale, per dirsi uomini, non è piuttosto “Tu”? Tu che mi fai. Tu che mi fai essere. Tu, al quale ogni fibra del mio essere tende in ogni istante della mia esistenza.

È la concezione relazionale della persona umana, quella che germina sin dalla prima parola della Bibbia («In principio Dio creò … Bereshit barà Elohim») e informa tutto il pensiero cristiano. Quella che la modernità ha in gran parte ripudiato: non per nulla, le sue Confessioni, che sono quelle di Rousseau, cominciano con “Io”; le Confessioni cristiane, che sono quelle di Agostino, cominciano con “Tu” (Magnus es Domine). Quella che nel secolo scorso ha di nuovo fecondato la filosofia occidentale nelle potenti intuizioni di pensatori “biblici” come Martin Buber e Emmanuel Lévinas e che oggi ispira importanti correnti del pensiero teologico e sociologico: è di questi giorni la pubblicazione di una preziosa riflessione di Pierpaolo Donati e Giulio Maspero, Dopo la pandemia. Rigenerare la società con le relazioni, che mi permetto di consigliare per meglio attrezzarci a comprendere il momento presente.

In questo orizzonte, che è molto più ampio (e quindi vero) dell’altro, non è più così inquietante che AI (Artificial Intelligence) possa ormai dire “Io” con maggior fondamento (ed anche maggior iattanza, per quanto occultata da buone maniere) di quanto non osiamo fare noi, smarriti come siamo.

Io so dire “Tu”, lui no. E questo è ciò che conta.

Post scriptum. Per un’ironia che risponde a qualche superiore intelligenza delle cose, lo spot di cui sopra è firmato “NVIDIA”. La “I” ci viene spontaneo aggiungerla noi. L’idolatrato/odiato pronome di prima persona si va così ad aggiungere al marchio, componendo una parola-chiave su cui rifletteremo domani insieme con Dante.

Facebook Comments
Print Friendly, PDF & Email