Giudizio Universale di Michelangelo Buonarroti - Cappella Sistina - Roma
Giudizio Universale di Michelangelo Buonarroti – Cappella Sistina – Roma

 

 

di John Grondelski

 

La preghiera di apertura della 18a domenica (A) del Tempo Ordinario chiede al Signore di «restaurare ciò che hai creato e custodire ciò che hai restaurato». Concentriamoci sul verbo «restaurare».

«Restaurare» suggerisce che qualcosa abbia perso una caratteristica originaria, il cui ripristino permette di recuperare un aspetto prezioso di quella cosa. Il termine «restauro» viene tipicamente applicato all’arte, a qualcosa di nobile ed elevato che, nel corso del tempo e a causa dell’usura, perde parte del suo splendore originario.

Il «restauro» degli affreschi della Cappella Sistina, durato 14 anni, ad esempio, ha riportato alla luce colori intensi che erano stati oscurati da secoli di fumo di candela e sporcizia. Il cambiamento fu così marcato che alcuni critici arrivarono persino a definire «stucchevoli» i toni originali, preferendo le tonalità spente e smorzate a cui si erano abituati.

Le cose che necessitano di restauro ne hanno bisogno perché non sono più ciò che erano state originariamente concepite per essere. Il progetto originale è normativo, sia che sia stato creato da Michelangelo o dal Creatore. Questo vale per l’arte. E vale anche per le persone.

L’attenzione della Colletta sul restauro sottolinea la centralità della conversione nel pellegrinaggio cristiano. La priorità è la conversione, non l’accompagnamento. Il restauro è il ritorno allo scopo originario del Creatore che, nel caso dell’uomo, è quello di «conoscere, amare e servire Dio in questa vita ed essere felici con Lui nella prossima». Anzi, come ha sintetizzato san Ireneo di Lione, significa essere «pienamente vivi».

L’opera della Redenzione è fondamentalmente un’opera di restaurazione. Restaurazione e molto di più… perché Dio ci dona una relazione e una dignità ancora più profonde di quelle che l’uomo avrebbe potuto avere se non fosse stato per quella «felice colpa». Egli ci dona Suo Figlio.

Suor Leonia Nastał (1903-1940) era una suora polacca delle Piccole Suore Serve dell’Immacolata Concezione, dichiarata «Serva di Dio» nel 2016. Il suo diario spirituale, «Ho creduto nell’amore eterno di Dio», parla della presenza di Cristo come dell’opera di un Divino Restauratore:

«Gesù, che vive nella tua anima, opera con te come un artista che porta a compimento un’opera pianificata. Gesù conosce i progetti d’amore eterno per te. Gesù vede come sei stato concepito nel piano eterno di Dio, e tutte le sue azioni tendono a farti diventare come Dio ti ha visto nel… [il] grembo materno. Già, con la creazione del primo uomo, Dio disse: ‘Facciamo l’uomo a nostra immagine e somiglianza’, ma quella somiglianza dell’anima fu distrutta dal peccato originale e deformata da numerosi peccati personali. Sai cosa fa Gesù? Come un artista che trova un dipinto impolverato e danneggiato, uno che tutti ignorano passando oltre con indifferenza. Lo pulisce e lo lava, riportando alla luce tutte le delicate tracce delle pennellate che testimoniano il suo magistrale Creatore, finché non colma tutte le lacune e si aggiudica il primo premio per aver scoperto un prezioso oggetto d’antiquariato».

Quell’«oggetto d’antiquariato» è l’uomo; il Signore è come l’amministratore della casa che fa emergere il vecchio – l’uomo vecchio – e il nuovo – l’uomo nuovo, restaurato in Cristo.

Il motto di Papa San Pio X era «ricomporre tutte le cose in Cristo», tratto da San Paolo (Ef 1,10). Ma quel motto era innanzitutto di Cristo. Egli è l’Artista Divino impegnato nell’opera di ricomposizione di ciò che Dio ha creato e che custodisce ciò che ha ricomposto.

 


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