Di seguito segnalo all’attenzione e alla riflessione dei lettori di questo blog l’articolo scritto da Hélène de Lauzun e pubblicato su The European Conservative. Visitate il sito e valutate liberamente le varie opzioni offerte e le eventuali richieste. Ecco l’articolo nella mia traduzione. 

 

Papa Francesco in un momento di raccoglimento a Marsiglia, davanti al memoriale che ricorda i marinai e i migranti morti in mare - Ansa/Reuters
Papa Francesco in un momento di raccoglimento a Marsiglia, davanti al memoriale che ricorda i marinai e i migranti morti in mare – Ansa/Reuters

 

Papa Francesco ha appena concluso una visita di qualche giorno a Marsiglia per la terza edizione dei “Rencontres Méditerranéennes”. L’obiettivo di questa visita mediatizzata era che il Papa promuovesse un’accoglienza incondizionata per i migranti, un messaggio altamente politico che non è stato sempre ben accolto.

Papa Francesco aveva annunciato le sue intenzioni prima della visita: sarebbe venuto “a Marsiglia, non in Francia”. Era un modo per sottolineare che non si trattava di una semplice visita protocollare per incontrare i cattolici francesi e i loro leader – nel qual caso si sarebbe certamente recato a Parigi – ma che intendeva porre il Mediterraneo, luogo della battaglia migratoria in Europa, al centro della sua comunicazione.

Per molti francesi, la sua frase – “Vengo a Marsiglia, non in Francia” – è diventata ben presto il bersaglio di una battuta largamente condivisa: naturalmente, viene a Marsiglia, non in Francia, perché Marsiglia ha smesso da tempo di essere Francia, visto il numero di immigrati che vi abitano e che hanno cambiato radicalmente il volto della città tanto cara a Marcel Pagnol.

Dal 17 al 24 settembre, Marsiglia ha ospitato la terza edizione dei Rencontres Méditerranéennes, dopo una sessione a Bari nel 2020 e a Firenze nel 2022. L’obiettivo dell’evento era quello di riunire giovani e membri del clero “affinché il mosaico di popoli, culture e religioni che compongono il Mediterraneo possa costruire e condividere la stessa speranza”, come si legge sul sito web dell’evento. Quattro i temi in evidenza: la sfida ambientale, le migrazioni, le disparità economiche e le tensioni geopolitiche e religiose.

Venerdì 22 settembre, Papa Francesco ha reso omaggio al memoriale dedicato ai marinai e ai migranti dispersi in mare, simbolicamente ornato da una croce della Camargue in allusione alla storia delle Saintes Maries, uno dei primi “migranti” mediterranei identificati nella storia della Chiesa. Il momento culminante di questi giorni onorati dalla visita pontificia è stata la Messa celebrata sabato 23 settembre al Velodromo di Marsiglia, alla quale hanno partecipato quasi 60.000 spettatori provenienti da tutta la Francia.

Durante i suoi discorsi, uno dei quali ha visto la partecipazione del presidente francese Emmanuel Macron, il Pontefice ha insistito sul fatto che “la cultura dell’indifferenza” deve lasciare il posto alla “cultura dell’umanità e della fraternità”. Ha detto di volere che il Mediterraneo diventi un “laboratorio di pace”. Indipendentemente da queste osservazioni generali e generose, il Papa ha avuto altre formule molto più politiche e polemiche, come quando ha criticato la politica dell’assimilazione, che considera “sterile” e “che non tiene conto delle differenze e rimane rigida nei suoi paradigmi”, anche se è stata a lungo una caratteristica della politica francese verso gli stranieri e continua ad essere difesa da una parte della classe politica francese come una soluzione ovvia ai problemi galoppanti del comunitarismo.

In un momento in cui l’afflusso di migranti nel Mediterraneo non è mai stato così massiccio, come dimostra la situazione dell’isola italiana di Lampedusa, che nelle ultime settimane ha visto arrivare sul suo suolo diverse migliaia di immigrati dall’Africa senza precedenti, il Papa ha preso apertamente posizione affermando che non si può parlare di crisi migratoria. I migranti “non invadono”, ha insistito nei suoi discorsi, invitando la Francia e l’Europa ad affrontare le loro “responsabilità”. Per molti cittadini europei – cattolici o meno, francesi o italiani – questi commenti non sono accettabili.

Diverse figure di spicco della classe politica francese di destra sono intervenute per criticare il discorso del pontefice e prendere le distanze dalla diagnosi del Santo Padre. Marion Maréchal, capo lista del partito Reconquête di Zemmour per le elezioni europee, ha ribadito in televisione il suo attaccamento alla fede cattolica, pur condannando la visione del Papa sulla questione migratoria, accusandolo di “fare troppo”. “Papa Francesco non ha il diritto di fare politica”, ha dichiarato a BFM TV prima dell’arrivo del pontefice in Francia.

Jordan Bardella, presidente del Rassemblement National e capo della lista del suo partito per le prossime elezioni, ha fatto eco agli stessi sentimenti. Dichiarandosi non credente, ha denunciato un “papa argentino” che non conosce affatto la realtà della migrazione europea. Inoltre, lo ha accusato di svolgere un ruolo dannoso nell’incoraggiare i migranti a compiere il lungo viaggio dall’Africa all’Europa. Domenica 24 settembre ha dichiarato, sempre a BFM TV:

Quando dice che Marsiglia è un’oasi di pace, permettetemi, come tutti i francesi, di offendermi e di dire che non conosce Marsiglia. Ha scelto di usare un discorso politico, ma il mio ruolo è quello di ricordargli che quando chiediamo un’immigrazione di massa, quando chiediamo l’apertura incondizionata e illimitata di tutte le nostre frontiere, allora siamo responsabili della convinzione e dell’El Dorado che queste persone provenienti dal continente si sono create.

Jordan Bardella ha poi aggiunto di preferire “la saggezza di Benedetto XVI, che ha detto che gli Stati hanno il diritto di regolare i flussi migratori”.

Le reazioni di Maréchal e di Bardella evidenziano giustamente il divario enorme tra le aspirazioni ireniche difese dal Papa e la dolorosa realtà quotidiana dei cittadini europei che devono assorbire il flusso migratorio. È evidente che il Papa vive in un mondo che non esiste e parla di una realtà che non conosce. L’argomentazione del Papa sull’indifferenza delle società occidentali sembra difficile da sostenere se si considerano le colossali risorse impiegate da Paesi come la Francia e l’Italia per salvare i migranti in mare, accoglierli, curarli e, il più delle volte, trattenerli sul proprio territorio, perché poche delle migliaia di persone che sbarcano finiscono per vedersi rifiutare l’asilo. Per dare qualche cifra, la Francia destina quasi 2 miliardi di euro all’anno dal suo bilancio all’asilo, con stanziamenti in costante aumento negli ultimi anni.

La descrizione del Papa di Marsiglia come “mosaico creativo”, ad esempio, è accattivante, ma è altrettanto difficile da accettare quando ci si rende conto che la seconda area metropolitana della Francia ha sofferto per anni di una spaventosa reputazione di insicurezza, criminalità e sporcizia, risultato di un’immigrazione incontrollata che ha completamente trasformato il suo volto un tempo attraente. La giornalista Gabrielle Cluzel di Boulevard Voltaire ci ha ricordato su Twitter che, se Marsiglia può vantarsi del suo memoriale ai migranti, è anche nota per una targa nella stazione di Saint-Charles che commemora la morte di due giovani ragazze, Laure e Mauranne, brutalmente assassinate nel 2017 da un migrante tunisino che non avrebbe mai dovuto trovarsi sul territorio francese: l’altra faccia dell’immigrazione, che Papa Francesco nega deliberatamente.

 

 

È anche curioso notare che coloro che di solito sono i primi a denigrare le radici cristiane della Francia e dell’Europa o a criticare il carattere retrogrado della Chiesa cattolica, ossia i rappresentanti dei partiti di estrema sinistra, sono stati i primi a tessere le lodi del viaggio di Papa Francesco a Marsiglia. Sandrine Rousseau, deputata ecologista, Clémentine Autain, deputata comunista, e Antoine Léaument, membro del partito France Insoumise abituato alle dichiarazioni robespierriane, stanno lodando il Papa sui media e invitano Emmanuel Macron ad ascoltare più da vicino il pontefice nelle sue politiche. C’è un’inversione dei ruoli che potremmo trovare comica o angosciante.

Le dichiarazioni del Papa stanno “facendo confusione”. Dopo tutto, non è questa la firma di Papa Francesco? Ma come sappiamo fin troppo bene, il disordine che creano ha più effetti negativi che positivi. Sulla spinosa questione delle migrazioni, i discorsi fuori dal coro di Francesco stanno contribuendo ad allontanare molte persone dalla Chiesa cattolica, che non si aspettano che parli in un modo lontano dalla realtà ed eccessivamente politico.

Alla luce degli eventi di Lampedusa e Marsiglia, in Francia è impossibile non pensare al romanzo profetico scritto dallo scrittore Jean Raspail cinquant’anni fa, Le Camp des Saints, in cui descriveva l’arrivo apocalittico dei migranti sulle spiagge della Provenza, facendo vacillare una società europea fragile e moribonda. Ironia della sorte, all’epoca Raspail ritraeva un papa globalista che dal suo aereo esortava all’integrazione incondizionata di questi sfortunati. Ma nello stesso momento, sordo a questi gesti aerei, sulle spiagge dove queste coorti di poveri disgraziati si erano arenate, l’autore descriveva un manipolo di monaci che si chinavano su di loro per conferirgli il battesimo, contro tutto e tutti. È questa l’urgenza di cui avremmo voluto che il Papa ci parlasse a Marsiglia.

Hélène de Lauzun

 

Hélène de Lauzun ha studiato all’École Normale Supérieure de Paris. Ha insegnato letteratura e civiltà francese ad Harvard e ha conseguito un dottorato in Storia alla Sorbona. È autrice di Histoire de l’Autriche (Perrin, 2021).

 



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