La vita umana, a causa dell’aborto prima e delle tecnologie di Fecondazione Artificiale poi, è diventata qualcosa che può essere prodotto, selezionato e conservato in laboratorio.

Hannah Strege è la prima “bambina Snowflake” (fiocco di neve), un termine nato nell’ambito dei programmi di adozione degli embrioni per indicare i bambini nati da embrioni rimasti congelati per anni e successivamente trasferiti nell’utero di un’altra donna. Il riferimento al fiocco di neve vuole sottolineare l’unicità e l’irripetibilità di ciascuno di loro, ma richiama anche il gelo nel quale questi embrioni possono rimanere imprigionati per anni, anche decenni. Dietro questa immagine poetica rimane una realtà difficile da ignorare: centinaia di migliaia di embrioni “soprannumerari” sono conservati nei congelatori di tutto il mondo. La vicenda di Hannah porta a riflessioni generali sulla fecondazione in vitro (FIVET), non solo sulla sorte degli embrioni prodotti e poi congelati.

La questione, infatti, non riguarda soltanto la sorte di questi embrioni, ma anche il modo in cui la fecondazione in vitro interviene all’origine della vita. La procedura comporta trattamenti impegnativi per la donna, con stimolazione ormonale e prelievo degli ovociti, mentre gli embrioni vengono trattati come oggetti di produzione e sottoposti a procedure di selezione e crioconservazione.

È proprio questo a sollevare interrogativi etici profondi: un embrione umano può essere prodotto, selezionato e infine congelato e conservato come se fosse un bene disponibile? Può essere considerato una proprietà o merita invece di essere riconosciuto per ciò che è fin dall’inizio: un essere umano nella sua prima fase di sviluppo?

La vicenda di Hannah rende concreto questo interrogativo. Dietro ogni embrione congelato non c’è semplicemente materiale biologico, ma una vita umana che, dopo essere stata sottoposta a manipolazioni e selezioni, rimane sospesa nel ghiaccio.

Il dibattito sulla fecondazione in vitro, dunque, non può essere ridotto a una questione puramente tecnica, perché coinvolge il valore attribuito alla vita umana fin dal suo concepimento. Anche l’adozione degli embrioni, pur offrendo a questi piccoli la possibilità di nascere, si inserisce purtroppo in un contesto che ferisce profondamente la dignità della vita. La nascita viene così sradicata dal suo significato autentico: non più il frutto di un legame d’amore e di un’assunzione di responsabilità tra un uomo e una donna, ma il risultato seriale di un processo tecnico in laboratorio. 

Riportiamo, quindi,  la traduzione a cura di Annarosa Rossetto di un articolo che riprende alcune riflessioni fatte sui social da Hannah Strege.

 

Fecondazione in vitro FIVET (immagine generata con IA di ChatGPT)
Fecondazione in vitro FIVET (immagine generata con IA di ChatGPT)

 

 

GLI EMBRIONI NON SONO “PROPRIETA’ ”

 

“In un recente scambio su X, Hannah Strege, «la primissima bambina Snowflake al mondo», si è sentita dire da @RoryLS (un utente di X che si definisce “prochoice”, n.d.r.):

«Non esiste alcuna “adozione di embrioni”. Gli embrioni sono proprietà, non persone. Tu non sei stata “adottata” come embrione, sei stata una proprietà donata. Tanto varrebbe sostenere che un sassolino ha diritti umani».

La storia di Hannah come «1a Snowflake» è stata raccontata da diversi organi di informazione. È nata nel dicembre del 1998, ma era stata concepita molto tempo prima, considerata un embrione «residuo» o «in eccesso» derivante da un processo di fecondazione in vitro. I suoi genitori, che stavano affrontando problemi di infertilità, chiesero consiglio a esponenti cristiani sulle questioni etiche legate all’adozione degli embrioni e alla possibilità di dare loro l’opportunità di nascere e vivere la propria vita al di fuori del congelatore.

Come ha scritto in un articolo:

«Ero un embrione congelato, uno delle forse centinaia di migliaia di embrioni che esistevano all’epoca, creati da un’industria della fecondazione in vitro non regolamentata e fuori controllo. Ma sono stata fortunata. Sono stata il primo embrione congelato a essere adottato. Prima di avere un nome, mi era stato assegnato un numero, non un’identità».

La fecondazione in vitro ha creato una crisi morale. Oggi negli Stati Uniti ci sono fino a 1,5 milioni di embrioni congelati [In Italia si stima siano tra i 30.000 e i 45.000 di cui almeno 10.000 abbandonati per rinuncia dei genitori, n.d.r.]. Molti di questi rimarranno congelati o saranno semplicemente gettati via. Nel solo Regno Unito, si stima che dal 1991 siano stati gettati nella spazzatura 130.000 embrioni.

Al centro di questa crisi, resa ancora più grave dalla normalizzazione della fecondazione in vitro e di altre tecnologie di riproduzione artificiale, c’è ciò che Hannah Strege ha osservato nella sua risposta all’utente di X:

«Ed eccola qui. Quando la tua difesa della fecondazione in vitro richiede di guardare un essere umano vivente e dire “eri una proprietà”, forse dovresti riconsiderare da quale parte dell’argomentazione etica ti trovi. Io non sono mai stata una proprietà. Ero la figlia di qualcuno».

Hannah ha ormai dedicato la sua vita a sostenere una verità che molti hanno deliberatamente dimenticato. Come ha scritto il Dr. Seuss: «Una persona è una persona, non importa quanto sia piccola». Ogni singolo essere umano possiede un valore unico e inestimabile, dal momento del concepimento fino al momento della morte naturale. La negazione dell’umanità dei nascituri è alla radice di molti mali nel nostro mondo, dall’aborto al definire persone come Hannah «proprietà» sui social media.

Ogni volta che qualcuno sostiene che i nascituri, compresi gli embrioni, non debbano essere considerati pienamente umani, dobbiamo essere pronti a contestare questa affermazione. Chiedete a chi ha fatto tale affermazione quale differenza esista tra la persona che è oggi e l’embrione che un tempo era, tale da giustificare l’uccisione di quest’ultimo. O, nel caso della fecondazione in vitro, il congelamento dell’embrione o la sua donazione alla ricerca scientifica.

Le uniche differenze esistenti non modificano il nostro valore. Basta ricordare «SLED», un acronimo che sta per Dimensioni, Livello di sviluppo, Ambiente e Grado di Dipendenza. Il nostro valore non dipende mai dalle nostre dimensioni o dalla nostra collocazione. Gli esseri umani sono sempre in sviluppo e sempre dipendenti dagli altri. Il fatto che un embrione sia piccolo, congelato, dipendente e ancora in fase di sviluppo non lo rende meno bambino e non lo rende meno essere umano.

La fecondazione in vitro, così come viene comunemente praticata, disumanizza più embrioni di quanti ne faccia nascere, trattando esseri umani come «in eccesso» e come proprietà «indesiderata». Abbiamo già sentito questo tipo di ragionamento. Anzi, lo sentiamo ogni volta che un tiranno o un determinato gruppo di persone vuole opprimere o distruggere un altro gruppo di persone. Una volta superate le giustificazioni di parte e il sentimentalismo, ritroveremo lo stesso ragionamento alla base delle attuali pratiche di fecondazione in vitro. Per ora, è possibile trovare quella parte silenziosa di umanità raccontata ad alta voce su X da Hannah Strege.

Fortunatamente, lei sa bene come stanno le cose ed è più che capace di respingere le falsità dette sul suo conto. Come ha recentemente scritto su Twitter:

«Un tempo l’industria della fertilità aveva il potere di decidere se sarei rimasta congelata, se sarei stata scartata o se avrei avuto una possibilità di vivere. Sono cresciuta. Quell’embrione congelato ora ha una voce. E intendo mettere l’industria della fertilità molto a disagio con ciò che ha da dire».

 


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