Su questo blog, con l’unico scopo di favorire un sereno confronto, spesso rilanciamo articoli o spunti provenienti da altre fonti che riteniamo interessanti per i nostri lettori. Di seguito segnalo l’articolo scritto da Jeffrey Mirus, pubblicato su Catholic Culture. Visitate il sito e valutate liberamente le varie opzioni offerte e le eventuali richieste. Ecco l’articolo nella traduzione da me curata.
Vorrei dire fin dall’inizio che sono rimasto colpito dalla prima enciclica di Papa Leone XIV, Magnifica Humanitas (Sulla tutela della persona umana nell’era dell’intelligenza artificiale). Il Papa dimostra chiaramente di essersi preso la briga di comprendere la natura, le promesse e le insidie dell’IA, e mantiene la sua attenzione fermamente sul bene delle persone umane sia per quanto riguarda l’uso dell’intelligenza artificiale sia per quanto riguarda la sua voracità nel consumo di risorse. Nel corso dell’enciclica egli rifiuta inoltre completamente ogni forma di transumanesimo e postumanesimo.
Infatti, più di ogni altra cosa e come è vero per tutte le encicliche sociali, la discussione di Leone sull’IA è radicata nel bene della persona umana e nell’impossibilità di proteggere e valorizzare tale bene attraverso quello che potremmo definire un uso indiscriminato dei macchinari, un uso che nega o denigra i valori profondi dell’interazione personale, dell’intelligenza autentica e della cura umana. Egli prevede le molteplici situazioni in cui l’IA potrebbe eliminare l’interazione tra le persone, anche se questa disumanizzazione è molto negativa non solo per coloro che potrebbero perdere il lavoro, ma anche per coloro che vivranno e lavoreranno sempre più solo con un minimo assoluto di contatto personale autentico, interazione e creatività. Per fare un esempio banale già evidente, ora sappiamo per esperienza diretta quanto siano frustranti i chatbot basati sull’IA ogni volta che è necessaria una discussione con una persona reale per arrivare al cuore della questione in esame.
In sostanza, ciò si verifica ogni volta che per risolvere un problema è necessario qualcosa di più di una semplice “ricerca” di informazioni. Ecco perché qualsiasi sistema di assistenza basato su chat che non ci trasferisca in tempi relativamente rapidi a una persona reale si rivela un esercizio di frustrazione. Accontentarsi deliberatamente di chatbot personali pre-programmati come sostituti dell’autentica interazione umana può solo portare alla follia o alla disperazione. Peggio ancora, l’idea che una bambola dotata di IA o qualsiasi altra forma di IA possa sostituire la vera interazione umana è al tempo stesso ridicola e tristemente perversa. Un enorme problema che affrontiamo nell’universo tecnologico odierno è che, in un numero crescente di casi, non sappiamo più cosa significhi essere veramente umani e vivere nella speranza piuttosto che in una banalizzazione tecnologica della disperazione.
Ecco perché il mio titolo fa riferimento all’essere “diviso” riguardo alle encicliche sociali. Da un lato, le encicliche sociali affrontano sempre questioni disumanizzanti e quindi difendono la dignità unica dell’uomo. Dall’altro, però, forniscono inevitabilmente un approccio principalmente indiretto alla questione più profonda che dovrebbe riguardarci tutti, ovvero la nostra conversione a Gesù Cristo all’interno della Sua Chiesa. L’enfasi sulla natura e la dignità della persona umana, che caratterizza tutte le encicliche sociali, è molto gradita e dovrebbe certamente occupare una parte delle nostre menti (e dei nostri cuori). Ma da parte mia, almeno, ho rinunciato più o meno completamente al mito che questa natura e dignità possano essere ampiamente comprese e abbracciate a prescindere dal nostro riconoscimento di Gesù Cristo.
Al contrario, credo che la storia umana dimostri che nessuna società possa aderire in modo coerente nemmeno agli insegnamenti sociali della Chiesa cattolica senza una fede salda in Gesù Cristo e una fiducia incrollabile nella Chiesa da Lui fondata, nonostante tutte le sue debolezze umane. Se ciò era straordinariamente difficile anche in quei luoghi e in quelle epoche in cui la Chiesa cattolica era una presenza dominante, non c’è da stupirsi che nei secoli successivi si sia lentamente trasformato in una vera e propria impossibilità. In ultima analisi, quanta speranza c’è nella presunzione di buona volontà tra gli uomini al di fuori di Gesù Cristo?
Lettura dell’enciclica
Ho letto molto attentamente la nuova enciclica, cosa che probabilmente dovrebbe fare ogni persona orientata alla teoria che abbia un interesse nel nostro nuovo mondo coraggioso, e posso assicurarvi che, avvicinandomi agli 80 anni, ho (in senso mondano) molto meno interesse in essa rispetto alla maggior parte dei potenziali lettori. Stampata dal nostro sito web con margini stretti su carta standard, conta circa 82 pagine (escluse le note a piè di pagina) e, essendo ben organizzata, è abbastanza facile da sfogliare (come, in effetti, lo sono tutte le encicliche sociali, che inevitabilmente trattano in gran parte ciò che potremmo chiamare, in una forma meno rigorosa e dettagliata, buon senso).
Il primo capitolo, Un approccio dinamico fedele al Vangelo, discute la natura e lo scopo della dottrina sociale cattolica. Il secondo, Fondamenti e principi della dottrina sociale della Chiesa, fornisce una panoramica dello sviluppo passato e dei principi fondamentali della dottrina sociale cattolica, di cui molti lettori sapranno ben poco. Il titolo del terzo capitolo indica il cuore della questione: Tecnologia e dominio, la grandezza dell’umanità alla luce delle promesse dell’IA. Il quarto capitolo si concentra sulla questione centrale: Salvaguardare l’umanità in un’epoca di trasformazione. Verità, lavoro, libertà. E il quinto capitolo contrappone La cultura del potere e la civiltà dell’amore. La Conclusione, come ci si aspetterebbe, riporta tutto a Cristo e al Suo corpo, la Chiesa, identificando il Magnificat di Maria come il nostro vero “canto di speranza”.
Fortunatamente, questo tipo di testo, dedicato com’è all’applicazione di principi chiave alla nostra situazione contemporanea, specialmente per quanto riguarda lo sviluppo e l’uso dell’intelligenza artificiale, è relativamente facile da sfogliare. Poiché molte più persone chiacchierano di IA di quante ne sappiano effettivamente qualcosa, sfogliarlo offre in realtà una buona panoramica della questione, dei suoi rischi e della necessità di sviluppare e implementare l’IA in modo controllato e permeato da vera intelligenza umana e da autentici valori umani. In altre parole, come ogni altro problema significativo, anche questo deve essere affrontato con una volontà morale che scaturisce dalla dignità insostituibile e dal destino divino di ogni persona umana.
La logica di Cristo
Ecco quindi il contenuto dell’enciclica: si tratta di un abile trattamento sia dell’umanità che della tecnologia, che nega la saggezza di tentare di usare la tecnologia per trascendere la nostra umanità, o addirittura di usarla ancora una volta per esaltare alcuni ed emarginare altri. Infatti, tutti i tecnologismi, i transumanismi e i postumanismi – per non parlare di ogni egoismo, sia personale che collettivo – sono in realtà inganni del Maligno, che ci induce a distruggere noi stessi in nome di quello che è in realtà un progresso disumano. Il pericolo maggiore dell’intelligenza artificiale è che possa essere usata per sminuire ciò che in realtà è centrale per noi, cioè per sminuire ciò che è umano. Questo è certamente ciò che desidera Satana. Ma come spiega Papa Leone in Magnifica Humanitas, non è ciò che nessuno di noi dovrebbe desiderare.
Ciò che il Papa ha scritto merita certamente di essere letto. Ma il Magnificat, che ovviamente si riferisce totalmente a Gesù Cristo, è davvero una coda abbastanza grande da muovere questo cane? Qui mi torna in mente ancora una volta la vecchia battuta: Non lasciate che immanentizzino l’eschaton. Non dovremmo sacrificare la dignità umana a una macchina; piuttosto, dobbiamo usare le macchine con saggezza per aiutare le persone reali. Altrimenti, come il Diavolo sa bene, l’esercizio non ha senso. Sarebbe come gettarsi da un’altezza e aspettarsi di essere afferrati. Cristo, da parte sua, ha scelto di non gettarsi giù per compiacere Satana, ma ha scelto di morire su una croce per salvarci. E così la domanda che rimane è quella con cui ho iniziato: siamo noi esseri umani davvero capaci di evitare il fallimento totale, anche con le migliori encicliche sociali cattoliche, senza rivolgerci effettivamente a Cristo e alla Sua Chiesa? Nella maggior parte dei casi, dopotutto, non è la logica dell’argomento che conta, ma la conversione del cuore.
Jeffrey Mirus
Jeffrey Mirus ha conseguito un dottorato di ricerca in storia delle idee presso l’Università di Princeton. Cofondatore del Christendom College, è stato anche uno dei pionieri dei servizi cattolici su Internet. È il fondatore della Trinity Communications e di CatholicCulture.org. Leggi la biografia completa.
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