Rassegna Stampa

 

 

di Michael Galster

 

In modo pressoché trionfale l’editoriale del Corriere della Sera del 23/01/2024 si scaglia contro una boutade del ministero degli esteri russo, secondo la quale in Europa sarebbe in essere la “rinascita del nazismo”. Come noto, con riferimento ai saluti romani di Acca Larenzia e al concetto di Stato mono-etnico dell’ultradestra tedesca, la propaganda russa mette in guardia i paesi dell’Asse (Italia e Germania), oltre che l’intera Europa occidentale, dalle tendenze neonaziste. È ovvio che si tratta di un’esagerazione grossolana da parte dei russi che tuttavia non giustifica la scelta di fare altrettanto, probabilmente peggio, alterando il significato delle parole e, soprattutto, omettendo i fatti più significativi che caratterizzano la questione Ucraina-Russia, Occidente-Russia. Pur limitandosi al suddetto editoriale, vale la pena enucleare alcuni tra gli elementi di disinformazione che regnano nel Corriere della Sera e negli altri mezzi di comunicazione schieratisi – in apparenza – a difesa dei valori occidentali.

Rispetto alla guerra in Ucraina si parla di “aggressione contro una democrazia”, noncurante del fatto che in Ucraina sono vietati tutti i partiti d’opposizione, in parte già prima della guerra; noncurante inoltre del fatto che le principali piazze e vie delle città sono oggi intestate a personaggi ultranazionalisti, nazisti e alleati di Hitler ai tempi della seconda guerra mondiale, rei di crimini di guerra e di crimini contro l’umanità.  Evidentemente il Corriere della Sera e chi usa parole analoghe si è fatto suo un nuovo concetto di democrazia, finora esplicitato nelle sue pagine. Soprattutto: l’Ucraina del dopo-Maidan persegue un concetto di Stato-monoetnico, che per milioni di cittadini prevede l’esclusione dell’uso della propria lingua madre nella vita pubblica. Tra i numerosi e vessatori provvedimenti, si è arrivati a negare ai ragazzi russofoni l’insegnamento in madre lingua, a partire della quarta elementare. È possibile che il Corriere della Sera e qualche altro giornale in passato ne abbia dato notizia ma, se è stato fatto, lo hanno fatto in modo che al grande pubblico non ne sia rimasta memoria. Nei casi in cui le persone giungano a confrontarsi con tale realtà dei fatti, la maggior parte resta autenticamente incredula.    

L’editoralista del Corriere della Sera accusa la Russia di imperialismo all’insegna del pensiero Russkij Mir, sottacendo il fatto che il Paese nell’arco degli ultimi trent’anni abbia ritirato il suo arsenale militare da tutti i paesi precedentemente sotto il suo controllo, confidando nelle ripetute assicurazioni da parte dell’Occidente di non avvantaggiarsi e di non fare avanzare l’apparato militare della Nato verso est. Sottace il fatto che tali assicurazioni non erano rivolte alla sola Germania dell’est ex-comunista – che peraltro sarebbe stato un ragionamento senza alcuna logica. Oggi i mezzi d’informazione dei paesi Nato operano un reframing per fare apparire i reali avvenimenti storici come fake news, nonostante siano pochi i fatti storici ad essere così ben documentati.

È importante ricordare che, quando si dissolse l’Unione sovietica, milioni di russi etnici rimasero fuori dai confini della Federazione russa. Ciò non sembrava costituire un problema, anche sullo sfondo dell’avvicinamento degli Stati baltici e dell’Ucraina all’Occidente, considerando che i diritti umani delle minoranze etniche sembravano appartenere saldamente al catalogo dei valori occidentali, così assiduamente chiamati in causa dai media, dal Corriere della Sera per giunta in occasione dello stesso articolo del 23/01/2024. In realtà, dai media e di conseguenza dalla classe politica dei paesi Nato, non si è mai alzata una voce quando si trattava di difendere i diritti di persone di lingua o etnia russa in Estonia, Lettonia e soprattutto in Ucraina, le prime vittime del conflitto cui dobbiamo assistere oggi. Così come nessuna voce ha denunciato la recente pulizia etnica degli armeni in Nagorni Karabach, in quanto legati, seppur in modo indiretto, alla Russia. Le proteste da parte della Russia contro la prassi di negare la cittadinanza ai discendenti dei russi etnici anche in terza generazione residenti nei paesi baltici, vengono addirittura poste sullo stesso piano del concetto di Lebensraum di Hitler. Nell’editoriale del Corriere della Sera si utilizza la parola Lebensraum, si crea in tal modo una reazione emotiva forte nel lettore al fine di tener alto il morale a favore della continuazione della guerra in Ucraina, ma non si spiega che il concetto di Lebensraum implicava proprio l’estinzione della nazione russa come civiltà indipendente.

Nella memoria collettiva dei russi, il proprio paese a partire dall’800 è stato invaso cinque volte da Occidente. La prima volta dalla Francia di Napoleone, la seconda volta nella guerra di Crimea dall’Inghilterra e di nuovo la Francia, nella prima guerra mondiale da Germania e Austria, nella guerra civile di nuovo da Inghilterra e Francia, nella seconda guerra mondiale di nuovo dalla Germania. Oggi i media dei paesi occidentali come il Corriere della Sera e, di conseguenza la classe politica, reclamano il pericolo di un attacco russo alla Nato nonostante una schiacciante superiorità di quest’ultima – le spese militari dell’insieme dei paesi Nato supera di 15 – 20 volte quelle della Russia – per giustificare l’espansione a est e la continuazione della guerra in Ucraina fino all’ambito crollo della Russia. Per i “normali” cittadini russi il combinato disposto di misconoscimento dei diritti fondamentali dei russi etnici e l’espansione militare della Nato è avvertita poco meno di una vera “sesta aggressione”. Rappresenta l’ennesima minaccia esistenziale di fronte alla quale la violazione del diritto internazionale – l’invasione in Ucraina – diventa una questione quasi secondaria e pertanto giustificata.   

Ai nostri media come il Corriere della Sera e, di conseguenza, alla classe politica, piace parlare della mancata libertà d’informazione in Russia come causa del sostegno da parte della popolazione russa alla politica di Putin. Basterebbe parlare con comuni cittadini russi residenti all’estero per comprendere che le cose non stanno proprio così. Generalmente la popolazione russa guarda molto più a ovest di quanto noi non guardiamo a est. Viene da domandarsi se non sia il contrario: i russi sanno ancora troppo del tipo di informazione che viene somministrato a noi?         

 


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