Rassegna Stampa

 

 

di Michael Galster

 

Nel presente articolo, si fa riferimento ampio al Corriere della Sera come esempio rappresentativo della politica dell’informazione che caratterizza la maggior parte dei nostri media. Tuttavia, il 31 gennaio, compare sulle pagine dello stesso giornale un’analisi del sociologo dell’Università Cattolica di Milano, Mauro Magatti, che sembra confutare gli addebiti di manicheismo rivolti ai media da questo blog. Nella sua analisi, Magatti osserva che il mondo sembra scivolare verso un piano inclinato dominato da forze irrazionali che imprigionano l’inconscio collettivo. Parla del ruolo della liberazione individuale su scala globale, che ora si ribalta in paure, risentimenti e odio, alimentando la “logica arcaica ma sempre efficace dello schema amico-nemico”. Successivamente, l’analista applica la sua disamina teorica, tra gli altri casi, alla Russia, la quale sembra essere caduta in un irrazionale senso di accerchiamento da parte dei paesi della Nato che avrebbero l’obiettivo di “annientare la Russia”. È ragionevole, almeno dal nostro punto di vista, considerare che la Russia, violando il diritto internazionale con l’invasione dell’Ucraina, abbia compiuto una scelta irrazionale, sbagliata e moralmente insostenibile. Tuttavia, Magatti sembra esprimere qualche dubbio sulla lungimiranza della politica della Nato nei confronti della Russia, senza però approfondire ulteriormente la questione, almeno nelle pagine del Corriere della Sera. Egli applica la sua analisi agli altri, ma non a noi, ossia al mainstream delle democrazie occidentali. Non solleva interrogativi sulla legittimità del progetto di avvicinare la Nato alle frontiere della Russia, né sull’appoggio strategico al concetto di Stato mono-etnico nei paesi baltici e in Ucraina a spese delle minoranze russe, nonostante la Venice Commission dell’UE già anni fa denunciasse tali politiche dell’Ucraina post Maidan come discriminatorie e avvertisse dei rischi connessi.


Niente di tutto questo risulta evidente nei nostri media. Proseguono piuttosto con ciò che Mauro Magatti definisce la sopraccitata “logica arcaica ma sempre efficace dello schema amico-nemico”, in cui le democrazie vengono contrapposte alle autocrazie: noi contro di loro. Il 1 febbraio, l’editorialista Federico Rampini, sulle pagine del Corriere della Sera con il titolo “I potenti alleati di Putin”, offre un altro esempio della narrazione ispirata al suprematismo occidentale. Egli lamenta il fatto che poche nazioni al di fuori della Nato o dei paesi del G7 sostengano la guerra economica contro la Russia. Rileva con acume: “Se osserviamo obiettivamente la situazione attuale, dobbiamo ammettere che talvolta siamo noi ad essere più isolati della Russia.” Tuttavia, nella sua visione della lotta tra il Bene (noi) e il Male (loro), Rampini individua un solo errore commesso dai paesi della Nato o del G7: essere troppo accomodanti verso gli altri, sia sul piano militare (produzione e fornitura di armi, ecc.) sia sul piano culturale. Questa visione è dominata dall’idea che “una civiltà non può resistere all’offensiva dei suoi nemici senza avere stima di sé e fiducia nei propri valori”. Il pensiero si basa sul tacito assunto che ci sia in atto un attacco sistematico da parte degli altri contro le nostre democrazie, minacciando così la nostra libertà dall’esterno. Non molto tempo fa la convinzione che la vittoria della democrazia liberale, sostenuta dall’economia capitalista, fosse inevitabile a livello globale dominava l’Occidente e nutriva il nostro Narciso collettivo: era “La Fine della Storia”. Ora, di fronte alla cruda realtà di un mondo molto più complesso di quanto immaginato, ci sentiamo offesi: le diversità degli altri vengono percepite come aggressioni alle quali dobbiamo opporci con la forza, spesso militare, attraverso boicottaggi, cambiamenti di regime, e ancora guerre “umanitarie” in prima persona o per procura. Tutti ricordiamo i vent’anni in cui abbiamo difeso la nostra libertà nell’Hindukush (con un milione di morti, secondo i media anglosassoni, “soltanto” 20.000). Secondo la narrazione dei nostri media, in Ucraina stiamo difendendo la democrazia. Tuttavia, chi non si informa esclusivamente attraverso giornali come il Corriere della Sera e altri media simili sa che nella nuova Ucraina ultranazionalista e monoetnica le cose non stanno così (leggi qui), e che il progetto di espansione della Nato nelle pianure euroasiatiche e nel Caucaso è mosso da logiche di estensione del potere. Le nostre società occidentali sono sì democratiche all’interno e nell’insieme rispettano i diritti umani, ma la stessa cosa vale solo limitatamente nei confronti degli altri. Anzi, la superiorità in materia di diritti umani è diventata un impulso per la nostra volontà di potenza nei confronti degli altri, simile a come la religione lo era durante le guerre del 600 e il concetto di “Civiltà” durante il colonialismo dell’800. In questa prospettiva, sembra che i nostri media si siano impegnati seriamente a fungere da artefici di ciò che altri definiscono doppi standard e a preservare il suprematismo occidentale come punto di riferimento culturale.

 


Le opinioni espresse in questo articolo sono dell’autore e non riflettono necessariamente le opinioni del responsabile di questo blog. I contributi pubblicati su questo blog hanno il solo scopo di alimentare un civile e amichevole confronto volto ad approfondire la realtà.


 

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