Nell’ottica dell’approfondimento dei fatti e di un sereno confronto, di seguito segnalo all’attenzione e alla riflessione dei lettori di questo blog l’articolo scritto da Javier Villamor, pubblicato su European Conservative. Visitate il sito e valutate liberamente le varie opzioni offerte e le eventuali richieste. Ecco l’articolo nella traduzione da me curata.
Il dibattito sull’Ucraina al Parlamento europeo si è trasformato in un altro attacco coordinato contro l’Ungheria. La possibilità che Budapest ospiti una conferenza internazionale per promuovere un cessate il fuoco è stata percepita come una sfida diretta alla posizione ufficiale di Bruxelles, che continua a insistere su una “pace giusta”, ma solo alle condizioni di Kiev.
La commissaria svedese Jessika Roswall ha aperto la sessione dichiarando che “Putin negozierà solo quando capirà di stare perdendo la guerra”, chiarendo che, per ora, l’UE non vede alcuna strategia al di là dei mezzi militari. Accanto a lei, il ministro danese Marie Bjerre, parlando a nome del Consiglio, ha rafforzato questa linea affermando che “l’unità europea si misura con il sostegno incondizionato all’Ucraina”, sollecitando l’adozione del 19° pacchetto di sanzioni contro la Russia e l’accelerazione dell’allargamento dell’UE come “garanzia di sicurezza”.
Tuttavia, dal gruppo Patriots for Europe (PfE), l’eurodeputato ungherese György Hölvényi ha sostenuto che “il coraggio non si trova solo sul campo di battaglia, ma anche al tavolo dei negoziati”. Con tono calmo ma deciso, ha avvertito che «il finanziamento perpetuo della guerra non è una strategia, ma una forma di autoinganno», aggiungendo che «l’Europa potrebbe affondare con questa guerra». Il suo collega ungherese András László, anch’egli membro di PfE, è stato ancora più diretto: «I leader europei attaccano chi cerca la pace, ma la pace non significa arrendersi a Putin, significa salvare vite umane».
Le loro dichiarazioni hanno suscitato indignazione tra i principali gruppi parlamentari. L’eurodeputata francese Nathalie Loiseau (Renew) ha accusato Budapest di «stendere il tappeto rosso a un criminale di guerra», mentre Raphaël Glucksmann (S&D) ha dichiarato che «se Putin mettesse piede sul suolo europeo, dovrebbe essere arrestato e portato all’Aia». I Verdi e la sinistra radicale si sono uniti al coro di condanne, avvertendo che «una pace dettata da Mosca non sarebbe pace, ma occupazione».
Con il progredire della sessione, l’atmosfera ha assunto un tono quasi inquisitorio. Qualsiasi accenno a un cessate il fuoco è stato liquidato come ingenuo o etichettato come “propaganda del Cremlino”. Tuttavia, diversi eurodeputati dell’Europa orientale, in particolare dell’Ungheria, della Slovacchia e alcuni membri del gruppo dei Conservatori e Riformisti Europei (ECR), hanno avvertito che il costo economico e sociale della guerra sta minando la stabilità del continente. “La gente non vuole altre sanzioni o inflazione, vuole speranza”, ha affermato uno di loro.
Nel frattempo, Bruxelles mantiene un doppio discorso: condanna Mosca ma continua ad acquistare gas russo tramite intermediari; chiede unità ma è sempre più divisa al suo interno; e sostiene di difendere la libertà mentre mette a tacere qualsiasi voce che invochi negoziati. In un clima del genere, il solo pronunciare la parola “Budapest” sembra ormai una provocazione.
Javier Villamor
Javier Villamor è un giornalista e analista spagnolo. Con sede a Bruxelles, si occupa di affari NATO e UE su europeanconservative.com. Javier ha oltre 17 anni di esperienza in politica internazionale, difesa e sicurezza. Lavora anche come consulente fornendo approfondimenti strategici sugli affari globali e le dinamiche geopolitiche.





















Jessika Roswall, Marie Bjerre, Nathalie Loiseau… e naturalmente Kaja Kallas, Ursula von der Leyen…
Può sembrare strano, ma il ripudio della guerra e il ricorso alla stessa “a ogni costo” (con criminalizzazione di chi insiste per un compromesso che metta fine ai massacri), appartengono allo stesso cuore dello stile cognitivo “femminile” che si è imposto ai livelli più elevati della società. Il dibattito ragionato e il pensiero analitico distaccato che mediamente contraddistinguevano il stile istituzionale maschile si stanno estinguendo.