“Il diritto, fino a che nessuno lo turba e lo contrasta, ci attornia invisibile e impalpabile come l’aria che respiriamo: inavvertito come la salute, di cui si intende il pregio solo quando ci accorgiamo di averla perduta”. 

Si apre con le parole di Piero Calamandrei la lettera a firma di un nutrito gruppo di avvocati contro il green pass, 71 per la precisione, provenienti da tutta Italia, uniti contro le restrizioni e le misure illegittime ancora oggi in vigore nel nostro Paese.

 

Avvocato giustizia giudice
Bergamo, 05/11/2003 TRIBUNALE DI BERGAMO. ©Roby Bettolini

 

Lettera aperta del Gruppo di Avvocati “15 febbraio e oltre”

 

“Il diritto, fino a che nessuno lo turba e lo contrasta, ci attornia invisibile e impalpabile come l’aria che respiriamo: inavvertito come la salute, di cui si intende il pregio solo quando ci accorgiamo di averla perduta.” (Piero Calamandrei)

 

Sabato scorso, a Milano, agenti di pubblica sicurezza hanno impedito agli studenti contro il c.d. Green Pass di manifestare pacificamente. Come chiunque può verificare guardando i filmati postati in rete, agenti della Digos, in borghese, hanno bloccato ragazzi inermi e pacifici, li hanno identificati, condotti in Questura e trattenuti, formulando in taluni casi imputazioni di reato.

Da due anni assistiamo a un fenomeno allarmante: il patto sociale che sta alla base di qualsiasi società civile, costituito dall’architettura della suddivisione dei poteri, dall’impianto normativo, dalla condivisione di principi, valori, diritti umani e costituzionali, viene eroso dal suo interno, svuotato di significato.

Nella nostra qualità di giuristi, avvertiamo l’imperativo morale di denunciare la gravità di questa preoccupante deriva.

Qualcuno di noi si è già esposto, a livello civile e professionale.

Frasi come “Lei non mi conosce, ma io so molte cose di lei” e altre simili intimidazioni, indirizzate a nostri Colleghi da tutori della legalità, denotano l’inaccettabile livello di tensione che si va via via creando in un Paese Occidentale e democratico.

La paura del contagio, la lotta alla pandemia, non devono condurre al temporaneo sonno dell’io.

“La massa ha la preconcetta sensazione che vi siano forze che tendono a distruggerla.” (Elias Canetti, Massa e potere). Questo preconcetto fa sì che il maggior elemento aggregante di ogni comunità umana sia la paura.

Freud aveva colto nel giusto affermando che “la fusione dell’individuo nella massa è una regressione, una sconfitta della razionalità, un temporaneo sonno dell’io”.

Tutte le sere assistiamo al triste spettacolo di un’informazione che porta nelle nostre case commentatori in balia di un temporaneo sonno dell’io.

Esiste un limite invalicabile oltre il quale il mantenimento di una forma di governo democratica, in assenza di una sostanza democratica, fa scivolare una Nazione nel baratro dello scontro civile. Scontro che, nella peggiore delle ipotesi, può risolversi in un totalitarismo.

Noi, grazie alla nostra formazione e al nostro quotidiano impegno nelle Aule di Giustizia, siamo forse più sensibili di altri alle tematiche della legalità. Non esiste legalità dove si impedisca alle persone di esprimere un dissenso pacifico, nelle forme costituzionalmente garantite e nel rispetto dei Regolamenti di pubblica sicurezza. Non esiste legalità laddove si intimidiscano i tutori della legalità, i Magistrati in primo luogo, noi Avvocati in seconda battuta.

In questi due anni, abbiamo assistito a progressive violazioni di diritti, in nome del bene comune della salute, percepito dai più come prevalente, nonostante la giurisprudenza della Corte costituzionale in materia di vaccinazioni obbligatorie sia salda nell’affermare che l’art. 32 Cost. postula il necessario contemperamento del diritto alla salute della singola persona (anche nel suo contenuto di libertà di cura) con il coesistente e reciproco diritto delle altre persone e con l’interesse della collettività, senza tuttavia che ciò postuli il sacrificio della salute di ciascuno per la tutela della salute degli altri (Corte Costituzionale, sentenza 307/1990 del 14-22 giugno 1990) e nonostante la Convenzione di Oviedo reciti al suo Art. 5: “Un intervento nel campo della salute non può essere effettuato se non dopo che la persona interessata abbia dato consenso libero e informato”.

Ora ci sentiamo in dovere di dichiarare con fermezza che siamo arrivati al limite invalicabile.

Esiste un’ipotesi – tra quelle addotte – che un virus chimera (cioè creato in laboratorio) abbia ucciso più di cinque milioni e mezzo di persone. L’inchiesta condotta dall’OMS è stata una farsa. Nessun Giudice nazionale ha indagato per approfondire le responsabilità ed evitare eventuali repliche, qualsivoglia sia l’effettiva causa. I cittadini del mondo hanno il diritto di conoscere la verità, “Conoscerete la verità e la verità vi farà liberi” (Giovanni, 8, 31-32).

Durante questi ventisei mesi di stato di emergenza, con decreti (prima D.P.C.M., poi D.L.) sono stati limitati diritti umani e costituzionali, senza che il Parlamento e il Presidente della Repubblica avanzassero dubbi sulla legittimità. Dubbi che emergono con lampante chiarezza in alcune recenti coraggiose decisioni giudiziarie.

I media a diffusione nazionale hanno alimentato lo scontro sociale, con prese di posizione individuali e collettive che hanno costretto il dissenso a organizzarsi in gruppi sui nuovi social media come Telegram. Una nuova forma di censura, esercitata da privati, si è arrogata il diritto di decidere quali notizie siano attendibili e quali siano false. Il conflitto di interessi di alcuni fondi di investimento americani, al tempo stesso azionisti di Big Pharma, Social Media e istituzioni finanziarie, appare evidente e desta una seria preoccupazione sull’imparzialità dei censori.

Notizie palesemente false sono state presentate come vere e viceversa: si pensi alla tanto dibattuta questione dei vaccini. Spetta a noi giuristi far chiarezza: i vaccini a mRNA sono stati “autorizzati all’uso di emergenza” dalla FDA americana e sottoposti ad “autorizzazione condizionata” dall’EMA europea. L’Autorizzazione all’uso di emergenza è la procedura prevista dalla FDA alla Sezione 564 del Food, Drug, and Cosmetic Act (FD&C Act).

La sezione 564 consente di autorizzare l’uso di emergenza di un prodotto medico non approvato, o l’uso non approvato di un prodotto medico approvato in determinate circostanze di emergenza, dopo che il Segretario della Salute e dei servizi umani degli Stati Uniti d’America (HHS) abbia dichiarato lo stato di emergenza. Affinché la FDA e l’EMA rilascino un’autorizzazione all’uso di emergenza o un’autorizzazione condizionata non deve esistere un’alternativa adeguata, approvata e disponibile al prodotto candidato per diagnosticare, prevenire o trattare la malattia o la condizione. Qualora dopo l’autorizzazione all’uso di emergenza si renda disponibile un’alternativa adeguata, la Commissione di farmacovigilanza – appositamente costituita – può revocare l’autorizzazione.

Questo per i principi generali, rinunciando ad entrare nella complessa e discussa diatriba tra l’Eua (emergency use autorization) e la Bla (biologics license application) e la distinzione tra Comirnaty e Pfizer-BioNTech e la loro interscambiabilità, ma rimarcando che soltanto in data 23 agosto 2021 e dopo l’inoculazione di milioni di dosi a soggetti obbligati per legge a subire un trattamento sanitario pena la sospensione dal lavoro, la FDA ha autorizzato il solo vaccino  Comirnaty (e non per tutte le fasce di età).

In questo contesto, la discriminazione di una parte dei nostri concittadini, privati di diritti costituzionali – primo fra tutti il diritto al lavoro – per avere scelto di non farsi inoculare i vaccini a mRNA, dovrebbe essere, a nostro avviso, oggetto di un serio dibattito interdisciplinare al fine di determinare se la compressione di diritti costituzionali sia legittima alla luce del fatto – incontrovertibile e sotto gli occhi di tutti noi –  che anche i trivaccinati si contagiano, diffondono il contagio e, soprattutto, alla luce del dato scientifico emerso da studi attendibili e governativi (Report periodico in data 14 gennaio 2022, della UK Health Security Agency), che l’efficacia dei vaccini è comunque limitata a venti settimane. Particolare preoccupazione desta l’ipotesi di mantenimento del c.d. Green Pass: se venisse mantenuto, troverebbero conferma i sospetti che si tratti del primo passo verso l’identità digitale e la concessione dei diritti “condizionata a …”, “subordinata a…”: una sorta di patente a punti delle libertà.

Concludiamo con un appello alle Istituzioni e alla società civile: la pandemia ha messo a dura prova tutti noi ed è stata una sorta di stress-test per il nostro modello di società. Possiamo ancora correggere gli errori, lavorando insieme per il bene comune, come abbiamo fatto in maniera virtuosa nei mesi più bui del 2020. Possiamo ancora evitare – dobbiamo evitare – la deriva liberticida e totalitaria, ciascuno portando il proprio contributo. Noi avvocati del Gruppo 15 febbraio e oltre siamo pronti a portare il nostro. L’ auspicio è che presto si uniscano a noi anche gli altri operatori del diritto, primi fra tutti i Magistrati e i Professori Universitari di cui sentiamo l’insostituibile mancanza.

 

Avv. Alfredo Tocchi, Avv. Fabrizia Vaccarella, Avv. Rosarita Mannina, Avv. Roberta Franciosi, Avv. Ofelia Valentino, Avv. Elena Cingolani, Avv. Amina Sansone, Avv. Claudia Mura, Avv. Mary Marinosci, Avv. M. Cristina Montis, Avv. Mirella Manera, Avv. Roberta Ligotti, Avv. Mara Viviana Coppi, Avv. Francesco Sada, Avv. Antonia Parisotto, Avv. Maria Antonietta Resti, Avv. Elvira Borsani, Avv. Serena Cernecca, Avv. Luca Crotti, Avv. Barbara Medagliani, Avv. Francesco Vigoriti, Avv. Daniela Scarano, Avv. Enrico Cingolani, Avv. Alberto Poli, Avv. Luca Iuliano, Avv. Ida Nazzaro, Avv. Roberta Camarda, Avv. Maria Grazia Celardo, Avv. Francesco Serinelli, Avv. Pia Perricci, Avv. Caterina Cuneo, Avv. Mauro Satriano, Avv. Fabrizio Panigo Guerra, Avv. Susanna Cavallina, Avv. Luca Simoni, Avv. Fabio Bertazzoli, Avv. Roberto Golda Perini, Avv. Simone Tacito Zanoni, Avv. Riccardo Corgiat Mecio, Avv. Maddalena Pagnin, Avv. Roberto Peccianti, Avv. Antonello Billè, Avv. Valeria Panetta, Avv. Roberto Tomirotti, Avv. Massimo Leonardi, Avv. Fabio Massimo Nicosia, Avv. Maria Silvia Casano, Avv. Silvia Porcinai, Avv. Giulia Monte, Avv. Domenico Naso Marvasi, Avv. Ida Claudia Monteverdi, Avv. Roberto Zappia, Avv. Rosanna Montecchi, Avv. Massimo Capitelli, Avv. Giulia Maria Coffani, Avv. Erika Vivoli, Avv. Ilaria Gandini, Avv. Fabrizio Seghetti, Avv. Barbara Marchiol, Avv. Paola Milia, Avv. Laura Ferrari, Avv. Gennaro Gisonna, Avv. Francesco Fontana, Avv. Luca Camparotto, Avv. Katy Popolla, Avv. Federica Marino, Avv. Sara Soresi, Avv. Gianluca Savino, Avv. Claudia Nola, Avv. Francesca Gariboldi.

 

 

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