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di Massimo Sanvito

 

Da qualche tempo riecheggiano sempre più frequenti  le discussioni  mediatiche che ci parlano di “Grande Reset” e “Nuovo Ordine Mondiale”: filosofi, economisti, politici, giornalisti,  tuttologi e influencer vari cercano di convincerci che il mondo non possa continuare così, di come le storiche ideologie che dovevano liberare l’uomo  abbiano fallito e che quindi l’unica via d’uscita sia quella di resettare tutto, ripartire da zero  e istituire un Nuovo Ordine Mondiale che finalmente metta per sempre tutte le cose bene a posto.

Insomma, dopo aver cercato di costruire per l’ennesima volta senza successo la torre di Babele  è il momento di raderla al suolo ed erigerne una nuova.

Ma, per chi ha un minimo  di famigliarità con le Sacre Scritture, la storia non è nuova:  il tentativo  dell’uomo dopo il peccato originale è sempre stato quello di  riempire se stesso della Divinità da cui invece dipendeva, sostituendosi  al Creatore. Tutta la storia dell’umanità è stato il tentativo di ritrovare o riconquistare, nei modi più diversi, la pienezza di una Presenza senza la quale l’uomo si rende conto di non essere niente, come ben rappresenta Eliot:  “Siamo gli uomini vuoti, gli uomini impagliati che appoggiano l’un l’altro la testa piena di paglia.. le nostre voci, quando insieme mormoriamo, sono quiete, senza senso..”. L’antico Testamento è colmo di episodi e citazioni che descrivono questa drammatica condizione dell’uomo che vuole sostituirsi a Dio. 

Serviva dunque un “Grande Reset” e Dio lo ha compiuto: suo Figlio si è incarnato per riempirci  nuovamente della Divinità perduta. Ma per poterci riempire della Sua pienezza Cristo ha svuotato se stesso sulla croce: “Cristo Gesù, pur essendo di natura divina… svuotò se stesso.. facendosi obbediente  fino alla morte e alla morte di croce”.

Alla fine, quando tutto era compiuto, non era rimasto più nulla: dal costato trafitto uscirono solo poche  gocce di sangue ed acqua. Così facendo però la pienezza di Dio è tracimata nel mondo, creando la Chiesa: il luogo dove l’uomo inizia a riempirsi del vero Dio. E chi opera ancora oggi nella storia  se non lo Spirito Santo? Lo  incontriamo lungo i racconti del Vangelo, sulla croce  dove Cristo “emisit spiritum”, dopo la Resurrezione  mentre i discepoli erano radunati  il giorno di Pentecoste,  fino ad oggi.

Tutta la liturgia della Solennità di Pentecoste, stupendamente  musicata nel corso dei secoli, ci fa memoria della necessità di un vero “Grande reset”  e dell’instaurazione di  un  autentico  “Nuovo Ordine Mondiale” , meravigliosamente riassunto nella Sequenza medievale  “Veni Sancte Spiritus”:

Sine Tuo numine, nihil est in homine, nihil est innoxium”  e ancora “O lux beatissima, reple cordis intima tuorum fidelium”. (“Senza la Tua potenza non c’è  nulla nell’uomo, nulla senza colpa “ e “ O luce beatissima, riempi il cuore dei tuoi fedeli” perché all’uomo sia data la gioia eterna).

Senza la Pentecoste, senza invocare sempre lo Spirito  perché “Riempia i cuori dei suoi fedeli”  ci sarà  solo un’altra nuova illusoria torre di Babele.

 

 

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