Wanda Półtawska na zdjęciu z 2009 roku/Paweł Kula /PAP
Wanda Półtawska na zdjęciu z 2009 roku/Paweł Kula /PAP

 

 

di Wanda Massa

 

Dopo una vita lunghissima, interamente spesa nella difesa della sacralità della Vita umana, la dottoressa Wanda Półtawska si è spenta nella sua casa di Cracovia.

Sperimentò gli orrori del campo di concentramento di Ravensbruck, specializzato in esperimenti scientifici su cavie umane. In quell’abisso di brutalità e di dolore, maturò la sua futura vocazione, come lei stessa racconta: «[…] vedevo i nazisti buttare i neonati nei forni crematori: per tutta la vita avevo davanti agli occhi queste immagini strazianti. Per questo motivo mi sono promessa, se fossi sopravvissuta, di studiare medicina e di difendere la vita».

Ha saputo cogliere e denunciare con fermezza la deriva eugenetica e disumana che sta progressivamente dilagando in Occidente. Nella sua prefazione ad un libro sul comandante del campo di concentramento di Auschwitz, Rudolf Höss, si interrogava su quale differenza ci fosse tra questo oscuro personaggio e i medici di oggi che giocano con gli embrioni.

Nel 2021 è stata la prima firmataria dell’appello di 88 scienziate contro l’utilizzo di vaccini contaminati dall’aborto.

Santa Teresa di Lisieux era solita dire: “Vedrete al momento della mia morte che cascata di rose farò piovere sulla terra!”.

Confortati da questa promessa, affidiamo all’intercessione di Wanda Półtawska l’iniziativa “Un cuore che batte”, che in Italia, negli ultimi mesi, vede generosamente impegnati tanti volontari pro-life.

L’arcidiocesi di Cracovia ha dedicato alla grata memoria di questa splendida figura di donna, madre e medico l’articolo che riporto di seguito nella mia traduzione.

 

DECEDUTA WANDA PÓŁTAWSKA, AMICA DI SAN GIOVANNI PAOLO II

25 ottobre 2023

Medico, prigioniero di Ravensbrück, attivista pro-vita e amica di Giovanni Paolo II, Wanda Półtawska è morta oggi a Cracovia. Avrebbe compiuto 102 anni il 2 novembre.

Wanda Półtawska era nata il 2 novembre 1921 a Lublino.

Da ragazza divenne scout e durante la Seconda guerra mondiale si unì alla lotta clandestina.

Fu arrestata dalla Gestapo, imprigionata, torturata e interrogata.

Fu inviata a Ravensbrück, dove le furono praticati esperimenti pseudo-medici.

Prima della fine della guerra, fu trasferita al campo di Neustadt-Glewe, dove rimase fino al 7 maggio 1945.

La signora Wanda ha vissuto in gioventù l’inferno delle prigioni e dei campi di concentramento.

In questo crogiolo di sofferenze e umiliazioni, però, è emerso “l’oro del suo amore e del suo servizio”, ha detto della defunta il cardinale Stanislaw Dziwisz in occasione dell’anniversario del suo centesimo compleanno, aggiungendo che ha seguito questa strada per tutta la sua vita come moglie e madre, come medico e insegnante universitario.

“Con tutto il cuore e l’anima si è dedicata alla grande causa della difesa della vita umana fin dal suo concepimento. Si è dedicata alla causa della famiglia, a preparare i giovani al progetto del bell’amore coniugale. Ha insegnato con le parole, la rettitudine della vita e un atteggiamento fermo, non arrendendosi alle autorità durante la dittatura comunista”, ha sottolineato all’epoca.

Nel 1951 si è laureata in medicina all’Università di Jagellonica, dove ha conseguito la specializzazione e il dottorato in psichiatria.

Ha lavorato come docente accademico, nel 1967 ha organizzato l’Istituto di Teologia della Famiglia presso la Pontificia Facoltà di Teologia di Cracovia e lo ha diretto per 33 anni.

È stata coinvolta nella campagna di commemorazione delle vittime del campo di Ravensbrück e ha partecipato ai lavori della Commissione d’inchiesta sui crimini nazisti in Polonia.

“La mia preoccupazione è che i giovani siano umani, perché nella mia vita ho incontrato uomini e donne disumani. La guerra è finita, ma i suoi effetti permangono. Il più terribile di questi è la sottovalutazione della vita, come vediamo nei drammi dell’aborto e dell’eutanasia”, ha scritto in una lettera aperta in memoria delle vittime di Ravensbrück.

Negli anni Cinquanta incontrò padre Karol Wojtyla. La loro amicizia di lunga data portò a una stretta collaborazione e a uno scambio di corrispondenza.

Dalla loro amicizia e dal loro legame spirituale è nato il bene, che ha arricchito la Chiesa non solo nella nostra patria.

“Non ho bisogno di aggiungere quanto Giovanni Paolo II apprezzasse l’integrità, la saggezza di pensiero, l’esperienza e l’impegno appassionato della dottoressa nei confronti delle grandi questioni dell’uomo, della famiglia e della società”, ha detto il cardinale Stanislaw Dziwisz.

San Giovanni Paolo II la chiamava addirittura sua sorella.

Questo è ciò che stava a cuore al Papa: la salvezza di tutte le persone, ha cercato di salvare tutti dall’inferno. Amava tutte le persone; alla domanda se fosse stanco delle folle, rispose: “Non c’è la folla, ci sono moltitudini di persone” ha detto di San Giovanni Paolo II.

È sempre rimasta granitica nelle sue convinzioni. Era un’attivista a favore della vita e difendeva la vita concepita.

“Avete e dovete progettare la santità, l’azione, ma non la vita, perché non avete il potere di dare la vita. Perché ogni bambino è opera di Dio e non dell’uomo”, ha detto.

 


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