Hannah Arendt, da Micromega

 

 

di Mattia Spanò

 

Una nuova creatura si impone sul palcoscenico del mondo. A questa bisogna dare un fondamento nuovo circa il bene e il male, e uno scopo superno per il quale vivere, o piuttosto morire.

Partiamo dal male, verso il quale abbiamo una sensibilità più acuta (su cosa sia il bene, la coscienza di colpo si annebbia). Hannah Arendt ha ben descritto il carattere superficiale e parassitario del male, il quale non mette radici profonde. Giovanni Paolo II sosteneva che alla fine, quando non ha più nulla da distruggere, il male divora se stesso. Possiamo paragonare il male ad una muffa: in un cesto di arance, l’arancia contaminata prima contamina le altre, ma quando ha terminato l’opera non resta letteralmente nulla, a parte una polvere maleodorante.

Nella Bibbia, il serpente tenta Eva mentendole a proposito di Dio. Le dice che Dio ha loro proibito di mangiare il frutto per impedirgli di diventare come lui. Quando Dio scopre Adamo, Adamo accusa Eva, ed Eva accusa il serpente, sostenendo che il serpente l’ha “ingannata”. Tanto l’uomo quanto la donna hanno preso contatto col fatto che non sono diventati “come Dio” – qualsiasi cosa possa o voglia dire essere non Dio, ma “come Dio” – e scaricano le proprie colpe sul rettile bugiardo. Il quale aveva cominciato, paradossalmente, affermando una verità: è vero che Dio vi ha detto, ma io ti suggerisco che.

Sono ormai tre anni che gli Stati occidentali mentono spudoratamente ai loro cittadini. A proposito della pandemia, a proposito della cura (pardòn: prevenzione), a proposito della guerra, a proposito del cambiamento climatico. Molti di quelli che si sono abbandonati alla corrente – figuriamoci se lo Stato ci racconta balle – hanno capito esattamente come quelli che si sono opposti sin dall’inizio, ma se gli fai notare l’inganno rispondono con insolente docilità: che ci vuoi fare, non c’è scelta.

Ci sono poi i mujaheddin arroccati sui monti a difesa della Gran Balla di Stato, ma lo fanno o perché troppo esposti per fare retromarcia – gli Speranza, i Bassetti, i Mentana, i Parenzo, e per non far torto al gentil sesso le Viola e le Capua – o perché sanno benissimo che a dire mezza verità si sbriciola tutto. E quando dico tutto, intendo tutto. Costoro sono per certi versi da capire, se non addirittura giustificare: ne va del conto in banca, della carriera, forse persino della libertà (a proposito di 41bis, altro che Cospito).

I primi, quelli che stanno muti e si fanno largo nella melma a suon di spallucce, li capisco meno. Uno che si abbuffa alle spalle dei gonzi è comprensibile nella sua pulsione animale profonda, ma il gonzo che si fa sbranare no. Perfino una pecora prova a fuggire dal lupo. A meno di non chiamare il dolore “felicità” e la morte “vita”. Quello che sta accadendo nel tripudio generale.

Se chiedessero loro di spaccare il cuore ai figli in cima ad un teocalli, si metterebbero in coda prendendo il numeretto, gonfi di solidarietà e atti d’amore, impotenti e zelanti e perciò animati dall’unico fuoco ancora acceso: eseguire gli ordini. Non perché siano strutturalmente amorevoli e solidali, ma semplicemente perché il potere gli ordina di farlo, e in premio garantisce che così diventeranno ciò che non sono mai stati: delle belle persone, amorevoli e solidali. Senza dimenticare una pulsione primordiale che tutto schiaccia: far parte del branco. Sull’altare del branco tutto è sacrificabile, se stessi e perfino la propria prole.

Questo particolare tipo di gonzombi (mi sia consentita la crasi fra “gonzo” e “zombi”) è, almeno in Occidente, maggioritario. Si tratta della persona che, arrivata alla quinta dose (tanto a lui non è successo nulla, ha solo preso il Covid 14 volte, ma in forma petalosa) è in fregola perché la Russia fallirà da un giorno all’altro, tifa Lokomotiv Zelensky, trova ottime la farina di grillo e la carne sintetica, adora passare l’inverno in un gelo corroborante, nonché puzzare come una capra perché fare la doccia consuma acqua, e percepisce il sesso biologico a sentimento: dopo la temperatura percepita, il sesso percepito.

Qualsiasi porcheria metta in tavola il consenso liberal, è come se sia stata sempre creduta e applicata. Non è solo l’avanzare del progresso, ma l’eternazione del progresso. Ti guardano e sbuffano increduli: ma come fai ad opporti, a pensarla diversamente, è talmente ovvio, è sempre stato ovvio, è così da sempre. Sono gli uomini più intelligenti ed evoluti mai esistiti. Sono talmente smart e 2.0 da pianificare l’immiserimento e la morte di sé e degli altri per il nobile scopo di salvare il pianeta. Si suicidano per non morire.

Agli occhi di questo tipo peculiare di cretino naturale, ben venga l’intelligenza artificiale (un pedante algoritmo idiota che trascrive in forma forbita e inclusiva le scemenze che trova in rete) anche se questo, in una società che non produce più nulla ma campa di servizi, farà decine di milioni di disoccupati – basta indurli al suicidio: obbediranno – e via dicendo.

Quello che vorrei provare ad esaminare parlando di male e menzogna non è tanto il punto di vista dei suggeritori dell’uno e dell’altra, quanto quello delle vittime, la pletora di imbecilli appena descritta. Ammesso che li si possa definire vittime e non auto-carnefici.

C’è stato un momento in cui questa nuova antropologia politica ha, sul piano simbolico profondo, preso corpo. Quando Bergoglio ha pensato di cambiare la traduzione del Padre Nostro: ne nos inducas in tentationem è diventato “non abbandonarci alla tentazione”. Il che ha, almeno ai miei occhi, evaso di molto il perimetro catto-spirituale della faccenda, perché ha sancito in forma icastica un nuovo credo: quello nell’uomo non in quanto tale, ma in quanto gonzombi.

In altre parole: l’alternativa a Dio non è l’Uomo-Dio, cioè l’uomo che deifica se stesso, ma l’Uomo-Pupazzo che si piega a qualsiasi cialtronata propongano altri pupazzi come lui.

Proviamo a ragionare brevemente attorno alla formula. Se è impervio comprendere per quale ragione Dio ci debba indurre in tentazione, non lo è di meno accreditare l’idea che l’uomo, “abbandonato alla tentazione”, non possa far altro che cedervi. Nella notevole sintesi del papa si dà per scontato che questo accada, pertanto la colpa di Dio sarebbe quella di abbandonarci a qualcosa cui non sappiamo né possiamo opporci.

Fatalismo puro, ateismo pratico. Se infatti Dio non mi deve abbandonare alla tentazione e non lo fa, tutto ciò che l’uomo fa è bene. Se invece mi abbandona, tutto ciò che faccio non può essere male perché è indipendente dalla mia volontà. In questo secondo caso, il cattivo è Lui.

Tale idea è insondabilmente più sulfurea e tentatrice del Dio cattivo che ci “introduce” nella tentazione con lo scopo di fortificarci, evitandoci penosi e ridicoli scaricabarile (me lo ha detto la donna, me lo ha detto il serpente, ha stato Putin). Dio non induce in tentazione nessuno senza fargli dono della forza e degli strumenti per opporsi alla tentazione, alla quale naturalmente può cedere, ma sarà lui a scegliere di farlo.

Al contrario, l’abbandono – lo vediamo bene coi neonati, o perfino coi cani – significa lasciare una creatura impotente in balìa di un destino atroce. Un Dio capace di abbandonare è un Dio infinitamente più crudele e delinquenziale di un Dio che induce, che introduce ma al tempo stesso ti è accanto, ti accompagna.

Ma così è. L’idea che si vuole sdoganare è che l’uomo non possa opporsi a nulla. L’estrema deresponsabilizzazione dell’individuo, ridotto ad un pupazzo impagliato di fronte al quale siede in trono lo Stato divinizzato, il quale gli dice cosa fare, cosa pensare, chi amare, cosa essere, cosa mangiare perché da solo non sa badare a se stesso. Tramite editti, gli impone tutto.

La controprova è il teorema della “misericordia a credito”: Dio ci ha già perdonati, Dio perdona tutti, Dio non ha altro scopo che perdonare, scusare, emendare l’uomo qualsiasi cosa faccia. Si tratta, a ben guardare, di un Dio squisitamente indulgente con i peccati vetero e neotestamentari, roba vecchia. Nei confronti dei nuovi peccati come gli eco reati, il razzismo, lo sfruttamento, l’appartenenza mafiosa, il fabbricare armi, essere men che proni all’ideologia omosessualista, la messa in latino, il fatto di non vaccinarsi, la scure cala sul collo dei dissidenti con la massima spietatezza.

Abbiamo da una parte un Dio che non può far altro che perdonare un uomo incapace di opporre resistenza al peccato “vecchio”, e dall’altra un male “nuovo” al quale non esiste via d’uscita: deve essere estirpato senza alcuna pietà.

Papa Francesco non ha opposto nulla allo strapotere del potere, invitando anzi ad obbedirvi docilmente e facendosi megafono di qualsiasi tendenza mainstream, che riguardi gli omosessuali, il sesso, il clima, i migranti, la guerra, i difficili rapporti con le altre religioni. Direi anzi che è in buonafede: è perfettamente convinto che l’umanità possieda in sé il germe dell’auto-salvazione, e che si tratti soltanto di coltivarlo rimuovendo quelle “rigidità” che lo opprimono.

La questione non è ritenere il papa responsabile di questo modo di pensare: probabilmente non era e non è nelle sue intenzioni propugnare un’ideologia di questo tipo, quando meno non ad un livello consapevole. Rimane il fatto che le implicazioni di un certo pensiero neocattolico, qui sommariamente accennate, non si possano escludere a cuor leggero.

Perché una cosa è certa e chiara: nemmeno i gonzombi possono sopravvivere senza una religione propria, senza uno scopo, senza un’ossatura morale. Una creatura che viva all’ombra di un Creatore devastato dal senso di colpa, sotto ricatto della creatura la quale non desidera altro che la rimozione di sé. Una creatura che in ultima istanza si consegna mani e piedi al Potere, il quale sa sempre cosa fare per consegnarla all’oblìo.

 


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