pupazzetti assediati

 

 

di Pierluigi Pavone

 

1.

Esistono due forme di gnosticismo: una forma antica e una forma moderna. Non avere presente questa distinzione fondamentale può causare gravi fraintendimenti interpretativi. Si può cioè attribuire alla Gnosi – in modo molto superficiale – una visione sempre negativa della materia e del corpo.

Questa visione del corpo come “tomba” o “prigione” si riscontra, a diverso titolo, anche nella tradizione greca di Pitagora o Platone.

Non è infatti questo il cuore dello Gnosticismo, inteso come dottrina religiosa, filosofica e salvifica.

 

2.

Certamente la Gnosi si presenta nel mondo antico greco-romano come una dottrina elitaria e iniziatica, volta a risvegliare l’uomo dallo stato di incoscienza e prigionia cosmica. Questo stato di sudditanza inconsapevole è dovuto all’azione del Creatore di questo mondo, inteso come malvagio e identificato con il Dio dell’Antico Testamento: nello gnosticismo cristiano con il Dio degli ebrei, il Dio della Legge e del Giudizio, contrapposto al Dio buono e straniero di Misericordia.

In questo senso è corretta la valutazione negativa del cosmo, come di qualsiasi legge (divina o morale-naturale). Lo gnostico antico vede il mondo e il corpo come prigione. Tuttavia ci sono – già solo per questo ambito – due precisazioni importanti: lo gnostico vede anche l’anima come prigione, perché considera il suo spirito – distinto dall’anima e imprigionato in essa come nel corpo – come vera identità da liberare. In secondo luogo, non rinuncia ad un coinvolgimento materiale nel mondo prigione. Anzi potrà legittimare per sé stesso persino un vivo attaccamento alla materia o alla sessualità più libertina e depravata: sia perché dissimula il suo credo, sia perché è convinto che in ogni caso il suo spirito resterà immune da qualsiasi contatto psichico-materiale. È un dato fondamentale: uccide colui che considera solo materia, uccide perché va contro qualsiasi morale, uccide perché il suo spirito resta innocente e immacolato.

 

3.

Il vero cuore della dottrina gnostica è l’auto-deificazione. Il ritenere vero l’assunto del serpente nell’Eden: sarete come Dio.

A conferma di ciò lo gnosticismo moderno recupera questa dottrina, modificando la svalutazione del corpo e del mondo. Lo gnosticismo contemporaneo non disprezza affatto il corpo. Anzi identifica l’uomo con il corpo stesso e con gli istinti più carnali, orgiastici, vitalistici e anarchici. Esattamente come i “maestri” Freud o Nietzsche hanno insegnato in termini di libido inconscia o Oltre-uomo che vive al di là del bene e del male. Esattamente come la rivoluzione del ‘68 ha sdoganato e istituzionalizzato (all’epoca con un pizzico di marxismo anti-borghese, che non guasta mai).

 

4.

Questa valutazione nuova dell’universo dipese tra il 1300 e 1400 dalla mistica cabalista che divenne la matrice dell’Umanesimo italiano: la Cabala fu ritenuta, in modo sincretista, l’arcana sapienza da cui ogni religione deriva e attraverso cui Dio ha creato il mondo come Suo stesso tempio e dimora; grazie alla Cabala la creazione stessa non era più vista come azione malvagia di un “demiurgo” carnefice, ma come “auto-contraddizione” e “auto-limitazione” di Dio; l’uomo era stato creato direttamente da Dio con una natura indeterminata e aveva ricevuto l’invito da Dio stesso – senza più il ricorso alla tentazione satanica – a plasmare la sua essenza fino alla divinizzazione.

 

5.

La secolarizzazione di questo assunto fa dell’uomo moderno l’assoluto artefice del proprio destino nel senso che crea se stesso, ogni tipo di valore, ogni tipo di concetto relativo di bene e male, persino la sua identità sessuale (Gender), in virtù di una illimitata e arbitraria volontà. Un destino certamente terreno, corporeo. Assolutamente materiale.

Da rivendicare non sempre contro Dio, alla maniera giacobina o comunista. Ma in modo liberale, laico e sincretista al tempo stesso, ecologista e persino bioetico-globale. Una universale rivendicazione della sua divinità “in nome di Dio” e “nel mondo”: credere in una rivelazione divina continua e immanente alla storia e allo spirito del mondo e in una ecologia panteista (qui).

 

6.

L’uomo, da una parte, ha bisogno di rivendicare il dominio sul proprio corpo anche in tempo di Coronavirus, come, ad esempio, con l’“assicurare” l’aborto del feto, dovuto quindi ad una sessualità praticata illimitatamente, dall’altra, può celebrare lo stesso Coronavirus come elemento di selezione naturale dell’uomo: il “vero virus” della Madre Terra (qui).

La distanza umana imposta dalla quarantena o il divieto della Messa, da una parte potrebbero essere visti come sviluppi della visione negativa della materia, propria della Gnosi antica. Il corpo come veicolo di infezione.

Tuttavia, contro una apparente spiritualizzazione, questi fenomeni potrebbero invece essere una esaltazione del corpo. Provvisori e temporanei “sacrifici materiali”, per avallare una umana, fisica, mondana – illuminista e quindi massonica e non cristiana – bioetica globale (per approfondire, leggi qui); avallare teorie trans-umaniste per immunizzarsi definitivamente; avallare la disgregazione coatta della famiglia e la maternità surrogata a vantaggio di una unilaterale (e apparente) esaltazione del corpo, privato di ogni “ostacolo”, come quello della maternità.

Questo potrebbe essere il vero senso della “immunità di gregge”. Molto più e qualcosa di molto diverso da una immunizzazione virale. Nient’affatto una sorta di condanna del corpo veicolo di malattia e esaltazione di chissà quale spiritualità. Al contrario: il rifiuto di qualsiasi trascendenza affinché l’uomo possa esibirsi e identificarsi nella sua assoluta e unica materialità. L’immunità di gregge sarebbe piuttosto da rintracciare nella immunità dall’idea di Dio, dal pensiero sulla morte, dalla responsabilità dei propri atti. A vantaggio di una anarchia degli istinti corporei.

 

 

 

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