Di seguito segnalo all’attenzione e alla riflessione dei lettori di questo blog l’articolo scritto da George Weigel e pubblicato su First Things. Visitate il sito e valutate liberamente le varie opzioni offerte e le eventuali richieste. Ecco l’articolo nella nostra traduzione.

 

 

A metà maggio ho trascorso due giorni intensi a Lisbona, dove si stava preparando una nuova edizione portoghese delle mie Lettere a un giovane cattolico come risorsa catechistica per la Giornata Mondiale della Gioventù 2023. In quella meravigliosa città e nei dintorni, ho avuto il piacere di incontrare educatori cattolici provenienti da tutto il Portogallo; sono stato ospitato per colloqui in due vivaci parrocchie; e ho fatto un giro vorticoso del quartier generale della Giornata Mondiale della Gioventù: un ex magazzino militare, dove un diverso tipo di esercito – un reggimento di giovani attivisti cattolici pieni di energia – stava gestendo la logistica di un raduno internazionale che avrebbe messo a dura prova la capacità del più costoso “organizzatore di eventi” della società. In ognuno di questi incontri ho trovato una grande speranza che la GMG 2023, sotto la protezione materna di Nostra Signora di Fatima, possa dare energia alla Nuova Evangelizzazione in Portogallo e forse in tutta l’Europa occidentale.

Non posso quindi immaginare che i miei amici portoghesi fossero pieni di gioia pentecostale quando il coordinatore della Giornata Mondiale della Gioventù, il vescovo ausiliare di Lisbona Américo Aguiar, ha detto in un’intervista del 6 luglio che, alla GMG 2023, “non vogliamo convertire i giovani a Cristo o alla Chiesa cattolica o a qualcosa del genere”. L’obiettivo della GMG 2023 era piuttosto quello di creare una situazione in cui ogni giovane potesse dire: “Penso in modo diverso, sento in modo diverso, organizzo la mia vita in modo diverso, ma siamo fratelli e andiamo insieme a costruire il futuro”.

Questa sorprendente rinuncia al Grande Mandato – “Andate e fate discepoli tutti i popoli…. insegnando loro tutto ciò che vi ho comandato” (Matteo 28:19-20) – forse non avrebbe avuto risonanza oltre il Portogallo se Papa Francesco non avesse annunciato, tre giorni dopo, la sua intenzione di creare il vescovo Aguiar cardinale il 30 settembre. Si è scatenata la solita bagarre su internet e l’ausiliare di Lisbona, sentendosi evidentemente sotto pressione, ha spiegato che le sue parole erano state estrapolate dal contesto; aveva solo detto che non ci sarebbe stato “proselitismo” alla GMG 2023.

Ciò che il vescovo e il cardinale designato non hanno spiegato è perché l’adempimento del Grande Mandato attraverso l’evangelizzazione e la catechesi – finora intesi come componenti essenziali di ogni Giornata Mondiale della Gioventù – sia “proselitismo”.

Riflettendo su quest’ultimo esempio di cattolicesimo ridotto a religione della gentilezza, mi sono ricordato di un approccio radicalmente diverso per spiegare la relazione del Signore Gesù agli aneliti dei cuori giovani. È l’approccio adottato da Papa Giovanni Paolo II a Tor Vergata a Roma, durante la veglia notturna prima della Messa di chiusura della Giornata Mondiale della Gioventù del 2000. Lì, il Papa ha messo Cristo al centro di un immenso raduno di giovani adulti cattolici con queste memorabili parole:

È Gesù che cercate quando sognate la felicità; è lui che vi aspetta quando non trovate nient’altro che vi soddisfi; è lui la bellezza da cui siete così attratti; è lui che vi provoca con quella sete di pienezza che non vi permette di accontentarvi del compromesso; è lui che vi spinge a liberarvi delle maschere di una vita falsa; è lui che legge nei vostri cuori le vostre scelte più autentiche, quelle che gli altri cercano di soffocare. È Gesù che suscita in voi il desiderio di fare qualcosa di grande nella vostra vita, la volontà di seguire un ideale, il rifiuto di lasciarvi abbattere dalla mediocrità, il coraggio di impegnarvi con umiltà e pazienza per migliorare voi stessi e la società, rendendo il mondo più umano e più fraterno.

Questo robusto cristocentrismo non è, a mio avviso, “proselitismo”. È una testimonianza cristiana della verità cristiana. È un’affermazione che unisce la convinzione alla compassione. È un’esplicitazione della confessione di base della fede cristiana: Kýrios Iēsoûs, “Gesù è il Signore”. E questo cristocentrismo è ciò che ha ispirato milioni di giovani cattolici che hanno partecipato alle Giornate Mondiali della Gioventù dal 1984 a essere i discepoli missionari per i quali sono stati battezzati.

Per quanto riguarda questo stancante psicologico camminare insieme verso il futuro, il vescovo Aguiar e altri che la assecondano potrebbero riconsiderare la bellissima storia di San Luca dei due discepoli che camminano verso Emmaus nel pomeriggio della domenica di Pasqua (Luca 24:13-35). Camminavano insieme. Ma stavano camminando nella direzione sbagliata, finché non incontrarono il Risorto. Allora hanno ripreso a camminare insieme, ma ora nella direzione giusta: verso una Gerusalemme trasformata dalla Risurrezione, dalla quale loro e gli altri che avevano incontrato il Signore Gesù sarebbero stati inviati in tutto il mondo per invitare altri alla “città del Dio vivente” (Eb 12,22).

Questo è il “camminare insieme” che le Giornate Mondiali della Gioventù dovrebbero ispirare: un camminare insieme che porta a Cristo e alla missione.

George Weigel

 


Le opinioni espresse in questo articolo sono dell’autore e non riflettono necessariamente le opinioni del responsabile di questo blog. I contributi pubblicati su questo blog hanno il solo scopo di alimentare un civile e amichevole confronto volto ad approfondire la realtà.


 

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