Dal Catechismo all’esperienza cristiana
Questa rubrica è il proseguimento di quella dedicata all’esposizione del Compendio del Catechismo della Chiesa Cattolica.
Il materiale qui presentato è disponibile nel suo insieme nel volume: A. Strumia, Dal Catechismo all’esperienza cristiana, Amazon 2022. E in formato testo e audio sul sito albertostrumia.it/Fides-et-Ratio e sul canale YouTube www.youtube.com/c/AlbertoStrumiaA
Puntata n. 15 – La coscienza della Redenzione (VII)
L’esperienza della Salvezza – Il dato soggettivo
Quello che i Vangeli ci descrivono, dal punto di vista dell’esperienza umana degli interlocutori di Gesù, è il fatto che gli uomini che lo ascoltavano, lo seguivano e stavano con Lui, facevano insieme a Lui l’esperienza della restituzione dell’amicizia di Dio, cioè della Salvezza, e questo li restituiva anche a se stessi e ai rapporti con gli altri uomini.
Dobbiamo, ora cercare di esaminare gli elementi caratteristici dell’esperienza della Salvezza, cioè dell’esperienza che gli uomini potevano fare con il Salvatore, così come ci vengono riportati dai Vangeli.
I caratteri dell’umanità di Cristo (A)
L’umanità di Gesù, come è descritta dai Vangeli è un’umanità straordinaria, che attrae gli interlocutori non alla superficie, ma penetrando nel cuore dell’uomo e colpendo la sua intelligenza. Si tratta di un’umanità così profonda e autentica e penetrante, che quando viene accolta e amata restituisce la pace, mentre se viene osteggiata e rifiutata, risulta talmente insostenibile da dovere essere soppressa, tanto sa essere intima all’uomo.
- a) L’incontro e l’amicizia con una persona
I Vangeli ci documentano l’origine del cristianesimo sotto forma di “incontri” con l’uomo Gesù di Nazaret, che manifesta un’umanità così piena e contemporaneamente dotata di poteri così straordinari da poter comprendere la Sua figura umana solo se si accetta la tesi che gli evangelisti prospettano, che è quella della Chiesa: cioè che Gesù è uomo e Dio, è il Figlio di Dio e il Salvatore dell’uomo. La fede teologale è prospettata come l’unica spiegazione ragionevole per rendere ragione della figura di Gesù, dei suoi insegnamenti, dei miracoli che compie e degli effetti che produce in coloro che lo incontrano, dei poteri e dei titoli che si attribuisce. Se la Rivelazione trova il suo compimento e la sua attuazione in Gesù Cristo, il cristianesimo consiste, anzitutto, dal punto di vista dell’esperienza di chi si trova coinvolto con esso, nell’incontro e nella permanenza con la persona di Gesù.
«Il giorno dopo Giovanni stava ancora là con due dei suoi discepoli e, fissando lo sguardo su Gesù che passava, disse: “Ecco l’agnello di Dio!”. E i due discepoli, sentendolo parlare così, seguirono Gesù. Gesù allora si voltò e, vedendo che lo seguivano, disse “Che cercate?”. Gli risposero: “Rabbì (che significa maestro) dove abiti?”. Disse loro: “Venite e vedete”. Andarono dunque e videro dove abitava e quel giorno si fermarono presso di Lui; erano circa le quattro del pomeriggio» (Gv 1,35-39).
L’impatto con il cristianesimo, nei suoi inizi, non si realizza attraverso la lettura di un libro (il Vangelo) che, all’epoca non era evidentemente ancora stato scritto, ma attraverso l’incontro e il rimanere con Gesù, per la strada prima e in casa sua dopo. Si tratta della stessa modalità che abbiamo visto nell’Antico Testamento, rileggendo i passi che descrivono gli incontri tra Dio e l’uomo. Con una differenza fondamentale: qui Dio è diventato un uomo in carne e ossa e non è una visione. L’incontro avviene in un luogo fisico: la strada, la casa, si protrae nel tempo e si ripeterà in diverse occasioni, fino a che quanti decidono di seguire il Signore, rimarranno con Lui giorno e notte, ospitandolo nella loro casa, come Pietro a Cafarnao. Nei resti della casa di Pietro sono ancora visibili tracce murarie delle stanze (probabilmente due) che Pietro aveva messo a disposizione di Gesù nella sua casa.
Commentando questo testo di san Giovanni, san Tommaso d’Aquino dice: «Interrogati sul perché seguono Cristo […] è come se dicessero: “Ti cerchiamo perché tu ci insegni”. E poi sul perché, seguendolo, gli chiedono “dove abiti?”, si può dire, letteralmente, che cercavano proprio la casa di Cristo. Avendo sentito di Lui le cose meravigliose e grandi che aveva detto Giovanni, non volevano interrogarlo sbrigativamente, né una volta sola, ma spesso e seriamente; e per questo volevano conoscere la sua casa, per poterlo andare a trovare di frequente. […] E dice “venite e vedete”, perché la casa di Dio, cioè della gloria e della grazia, non si può conoscere se non per esperienza: non si può spiegarla a parole. […] Per questo dice “venite e vedete”. Venite, per credere e agire, e vedete per fare esperienza e capire» (Commento al Vangelo di Giovanni, cap. 1, lettura XV, IV, n. 290 e V, n. 291).
- b) Una persona che descrive l’esperienza umana interiore
Gli incontri con Gesù avevano, tra le altre caratteristiche, quella sorprendere l’interlocutore per la capacità che Egli manifestava di entrare dentro il cuore dell’uomo, svelando l’uomo all’uomo. Il Vangelo di Giovanni è particolarmente efficace nel descrivere questo aspetto – forse per la sua particolare sensibilità – che da questa esperienza dovette essere particolarmente colpito e per il suo intento teologicamente didattico, che voleva documentare come tale capacità di penetrare i cuori fosse un segno di divinità.
A titolo di esempio nella prossima Puntata n. 16, considereremo l’incontro con la donna samaritana descritto al capitolo quarto (cfr., Gv 4,142). Questo incontro è una vera e propria successione di “sorprese” per quella donna: suscita in lei uno stupore sempre crescente, ad ogni passaggio del discorso. Il fascino dell’incontro con Cristo passa attraverso questa umanità così divina da entrare nell’intimo dell’essere per scoprirvi la vera domanda (la domanda di verità della propria vita) e immettervi la presenza di Dio, così che chi fa questo incontro non può non dire: il Signore è in mezzo a noi, mosso da esperienze diversamente inspiegabili.





















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