Una riflessione del prof. Leonardo Lugaresi sulla vaccinazione COVID di massa dei bambini. 

 

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Vedo che sta aumentando la pressione mediatica per sottoporre a vaccinazione di massa antiCovid anche i bambini, finora esclusi. Da ignorante quale sono, chiedo lumi ad un amico, già primario ospedaliero di pediatria con un curriculum professionale di alto livello, della cui onestà intellettuale e competenza scientifica mi fido assolutamente. Egli mi conferma il suo totale disaccordo da tale misura perché in una stima dei costi e dei benefici essa appare chiaramente svantaggiosa per i bambini, e si rammarica che le associazioni mediche di settore, che finora avevano tenuto questa linea, stiano ora cambiando orientamento per ragioni non scientifiche.

In sostanza ciò significa, dico io, che se si vogliono vaccinare i bambini non è per il bene dei bambini – a cui quel virus, a quanto pare, fa ben poco danno e che rischiano invece, per esempio, di andare incontro a miocarditi da vaccino 4-5 volte più frequentemente (o meno infrequentemente, se preferite) degli adulti – ma per il successo complessivo della campagna vaccinale, cioè in definitiva “per il bene della società”. La ragionevolezza della vaccinazione – conclamata nel caso degli adulti e degli anziani, per i quali, a mio avviso, se lo stato lo ritiene necessario sarebbe assolutamente auspicabile l’obbligo legale invece dell’orrendo pastrocchio giuridico del passaporto vaccinale – dipende infatti dalla sua vantaggiosità in termini di costi-benefici e quindi si riduce in funzione dell’età, mentre inversamente acquista maggiore rilevanza l’elemento imponderabile dell’incognita di effetti indesiderati a lungo termine, improbabili ma non impossibili. Insomma, per farla breve: si espone il bambino ad un potenziale sacrificio non per un suo maggiore vantaggio, ma per il bene degli adulti, e soprattutto dei vecchi.

Ecco, questa mi pare una cosa nuova. Si narra che un tempo, nei naufragi o in altre emergenze simili, la parola d’ordine fosse: Prima le donne e i bambini! Chissà se era proprio così: l’egoismo individuale (il cui motto è: si salvi chi può, cioè io se possibile) è sempre stato un fattore di cruciale importanza nella storia dell’umanità ed ha sempre premiato i forti a spese dei deboli. D’altro canto, la brutalità e il disprezzo verso i bambini che altre età, meno ipocrite della nostra, esibivano senza complessi, oggi farebbe inorridire la maggior parte di noi, che siamo quasi tutti “anime belle”. Quando Gesù prendeva un bambino, da una torma di mocciosi che gli apostoli (come si usava) stavano diligentemente cacciando via a pedate, lo metteva in mezzo e lo proponeva come modello a tutti quelli che volevano diventare suoi discepoli, sapeva benissimo quello che stava facendo: non una ruffianeria con la mascotte del villaggio, una trovata pubblicitaria per rendersi simpatico, come farebbe un qualsiasi politico (o papa) dei nostri giorni, bensì un gesto scandaloso ed eversivo, l’inizio di una rivoluzione culturale che ribalta la scala dei valori. Sceglie infatti colui che è nessuno, uno che di per sé non conta nulla e non vale nulla ma ha il solo esclusivo dovere di sbrigarsi a diventare adulto prima possibile, e dice a tutti che bisogna diventare come lui. Roba da matti. (Per dirla in modo sgradevole: il bambino era allora quello che oggi è il feto). Però anche in quei tempi brutali, e sempre, sin dall’inizio della (prei)storia umana, tale potente fattore di egoismo dei potenti (per lo più maschi adulti o vecchi) era controbilanciato dalla coscienza sociale universale che i bambini (e le donne che li partoriscono) sono il futuro dell’umanità. Senza donne e senza bambini, l’umanità finisce. Sacrificarsi era il compito degli anziani. Questo lo sapevano tutti, in tutte le epoche e in tutti i luoghi. Per questo si diceva “prima le donne e i bambini”.

Oggi invece – lasciando perdere le donne che, come è noto, in base alle leggi del discorso pubblico consentito non possono più esistere se non come percezione soggettiva – pare che le cose stiano cambiando. Un numero sempre maggiore di brave persone (spesso dotate di cani ma non di bambini) non batte ciglio all’idea che si possa sottoporre ad una vaccinazione di massa tutta la popolazione infantile non per il suo bene, ma per il bene degli adulti e soprattutto dei vecchi.

Ripeto che questa mi pare una novità culturale. E, se posso dirlo, una cosa da “ultimi giorni dell’umanità”.

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