In un nuovo rapporto, gli scienziati britannici avvertono che in una terza ondata di coronavirus, la maggior parte dei morti sarà costituita da persone che hanno ricevuto entrambe le dosi del vaccino COVID-19.
L’articolo è stato scritto da Jules Gomes, pubblicato su ChurchMilitant.com, e la traduzione è a cura di Maddalena Sanvito.

 

Warwick university
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In un nuovo rapporto, gli scienziati britannici avvertono che in una terza ondata di coronavirus, la maggior parte dei morti sarà costituita da persone che hanno ricevuto entrambe le dosi del vaccino COVID-19.

“La recrudescenza dei ricoveri e dei decessi è dominata da coloro che hanno ricevuto due dosi di vaccino, che comprendono rispettivamente circa il 60% e il 70% dell’ondata”, prevede lo studio.

Per combattere il picco di mortalità, gli scienziati chiedono nuovi vaccini nel medio termine, usando questo come misura per estendere il periodo di lockdown, prima che nuovi vaccini siano distribuiti.

Lo scenario pessimistico modellato dagli scienziati della London School of Hygiene and Tropical Medicine (LSHTM) prevede morti e ricoveri ospedalieri su una scala simile a gennaio 2021 – nonostante un’alta adozione del vaccino sperimentale.

L’aumento di mortalità dovrebbe verificarsi nelle fasi successive della tabella di marcia del governo britannico per l’uscita dal lockdown, iniziando intorno alla metà di maggio e raggiungendo il picco a fine luglio o inizio agosto, secondo lo studio riportato nel British Medical Journal (BMJ) mercoledì scorso.

Le previsioni studiate dal gruppo di consulenti SAGE del governo (Scientific Advisory Group for Emergencies), avvertono che il cupo scenario  è conservativo in quanto non tiene conto della “crescita di una possibile variante che sfugga all’immunita’ o di una variante che si diffonda più rapidamente”.

Una gran parte della popolazione britannica sarebbe suscettibile alla B.1.351 – la variante sudafricana della SARS-CoV-2 – che siano stati vaccinati o meno, avvertono i modellisti.

Parlando a Church Militant, l’accademico ed etico della salute mentale Niall McCrae ha notato che “la previsione di questo studio che il 70% delle morti per COVID-19 saranno di persone che abbiano ricevuto la doppia dose di vaccino sia abbastanza sorprendente”.

“Chiaramente questi modellatori pseudo-scientifici vorrebbero che fossimo rinchiusi all’infinito, sanno forse qualcosa che i governi e le autorità sanitarie pubbliche non ci stanno dicendo?” Ha chiesto il dottor McCrae.

L’accademico ha severamente criticato la logica di questo studio “alla Alice nel paese delle meraviglie, ‘seguendo la scienza’ nella tana del coniglio” poiché “lo studio afferma, ‘questo è perché l’assorbimento dei vaccini è stato così alto nei gruppi di età più avanzata,’ e che ‘questo non è il risultato di vaccini inefficaci, semplicemente di numeri di vaccinazione così alti.'”

McCrae ha poi elaborato:

Sappiamo già che per due o tre settimane dopo l’iniezione, le persone anziane e vulnerabili sono a maggior rischio di gravi infezioni respiratorie, a causa dell’abbassamento dell’immunità. Questo è il motivo per cui c’è stata un’impennata dei decessi dopo il lancio della vaccinazione, con evidenza palese nei paesi con il più alto numero di vaccinazioni; come Ungheria, Israele, Serbia, Gibilterra e gli Emirati Arabi Uniti.

Il rapporto, tuttavia, suggerisce un rischio a lungo termine per i vaccinati. Saranno più inclini alle varianti di COVID-19 o ad altri virus? Per dirla con la vecchia barzelletta in cui qualcuno chiede indicazioni ad un irlandese e lui dice: “Non partirei da qui”, temo per coloro che hanno fatto il vaccino e hanno pensato che la strada da percorrere sarebbe stata sicura e diretta.

Una fonte di SAGE ha riferito al britannico The Telegraph che i vaccini non erano abbastanza efficaci da permettere un ritorno alla normale commistione sociale “senza una grande epidemia”, nonostante i vaccini abbiano ridotto significativamente il numero di malati e di morti.

Affrontando la questione della bassa adozione del vaccino tra le minoranze etniche in Gran Bretagna, il rapporto nota che “anche se la vaccinazione riesce a ridurre la mortalità e la morbilità  generali, è altamente probabile che scoppino ancora focolai  in alcune comunità”.

SAGE ha anche esaminato i modelli degli scienziati dell’Imperial College di Londra e dell’Università di Warwick che hanno ipotizzato una minore trasmissione del virus, dopo la rimozione di tutte le restrizioni, e hanno utilizzato una maggiore efficacia del vaccino nell’elaborare le previsioni.

Nel frattempo, un nuovo studio israeliano che coinvolge 28 scienziati ha confermato che coloro che sono stati vaccinati con il vaccino Pfizer-BioNTech hanno mostrato più probabilità di essere infettati con B.1.1.7 (variante Kent) o B.1.351, rispetto agli individui non vaccinati.

Questo studio ha infatti rivelato che i destinatari del vaccino, infettati almeno una settimana dopo la seconda dose, erano sproporzionatamente infettati da B.1.351, mentre quelli infettati nel periodo intercorso tra le due settimane successive alla prima dose e una settimana dopo la seconda dose erano sproporzionatamente infettati da B.1.1.7.

I ricercatori della Tel Aviv University  concludono notando come, nonostante il vaccino Pfizer mostri alti livelli di protezione, esista la preoccupazione che diverse varianti possano superare le difese immunitarie generate dai vaccini.

 

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