Una nuova ricerca pubblicata su Nature mette in evidenza come gli anticorpi che si sviluppano dopo una infezione naturale da COVID siano più potenti e più capaci di affrontare le varianti del virus. Ciò rende chiaro il fatto che diventano importanti le cure domiciliari precoci, in particolare per coloro che meglio possono affrontare la malattia perché più in salute e più giovani. Per coloro che invece fossero fragili o avessero una certa età, e dunque con un sistema immunitario più debole, dovranno valutare l’utilizzo del vaccino. La ragione è legata al fatto che gli attuali vaccini per la COVID-19 sono sperimentali e con dei rischi non totalmente e/o adeguatamente sperimentati.  Riporto la notizia della ricerca come riportata da Reuters, nella mia traduzione. 

 

delta-variant coronavirus sars-cov-2

 

Nei sopravvissuti a COVID-19, componenti importanti della risposta immunitaria del corpo chiamati cellule B della memoria continuano a evolversi e a diventare più forti per almeno diversi mesi, producendo anticorpi altamente potenti in grado di neutralizzare nuove varianti del virus, ha scoperto un nuovo studio. In confronto, le cellule B di memoria indotte dal vaccino sono meno robuste, si evolvono solo per poche settimane e non “imparano” mai a proteggersi dalle varianti, hanno riferito i ricercatori in un articolo pubblicato giovedì su Nature. I vaccini COVID-19 inducono più anticorpi rispetto al sistema immunitario dopo un’infezione da coronavirus. Ma la risposta del sistema immunitario all’infezione sembra eclissare la sua risposta ai vaccini quando si tratta di cellule B di memoria. Indipendentemente dal fatto che gli anticorpi siano indotti dall’infezione o dal vaccino, i loro livelli diminuiscono entro sei mesi in molte persone. Ma le cellule B della memoria sono pronte a produrre nuovi anticorpi se il corpo incontra il virus. Prima di questo studio, c’erano pochi dati su come le cellule B indotte dal vaccino si confrontassero con le cellule B indotte dall’infezione (naturale, ndr). I ricercatori avvertono che i benefici di cellule B di memoria più forti dopo l’infezione non superano i rischi che derivano dal COVID-19. “Mentre un’infezione naturale può indurre la maturazione di anticorpi con un’attività più ampia rispetto a un vaccino, un’infezione naturale può anche ucciderti”, ha affermato il leader dello studio Michel Nussenzweig della Rockefeller University, in una dichiarazione. “Un vaccino non lo farà e, di fatto, protegge dal rischio di malattie gravi o morte per infezione”.

 

 

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