Prof. Maria Rita Gismondo e Mario Draghi
Prof. Maria Rita Gismondo e Mario Draghi (Immagine generata con l’IA di ChatGPT)

 

 

di Sabino Paciolla

 

La professoressa Maria Rita Gismondo è stata intervistata dal quotidiano La Verità. In questa intervista dice che sta ascoltando con attenzione i lavori della commissione d’inchiesta sulla gestione della pandemia, non nasconde il proprio disappunto per quanto emerso finora dalle audizioni. La microbiologa punta il dito in particolare contro alcune contraddizioni tra le posizioni pubbliche tenute all’epoca da alcuni protagonisti e quanto dichiarato oggi davanti alla commissione: cita il caso di Franco Ippolito, ex membro del Comitato tecnico-scientifico, che avrebbe ammesso che dava indicazioni all’allora ministro della Salute Roberto Speranza, che questi disattendeva, pur mostrandosi pubblicamente allineato con il ministroi nelle interviste dell’epoca.

Un altro passaggio che Gismondo definisce sorprendente riguarda le dichiarazioni del direttore generale dell’Aifa, Nicola Magrini, «Ha detto che non avevano evidenze scientifiche sull’efficacia del vaccino e che non c’erano delle sperimentazioni completate per giustificare il largo impiego che è stato imposto. Un’altra cosa che mi ha molto impressionato è che si parla poco di quanto sia stata offesa la scienza con l’oppressione dei medici», ha affermato.

Sul piano scientifico, Gismondo sostiene che nessuno studio internazionale avrebbe realmente supportato l’uso dei vaccini su bambini e donne in gravidanza, né l’efficacia di mascherine, distanziamento sociale e lockdown, le cui conseguenze — a suo dire — si vedono ancora oggi nei problemi psicologici dei più giovani, aggravati dalla lunga chiusura delle scuole italiane, tra le più prolungate a livello internazionale.

La critica più dura riguarda però l’imposizione del protocollo “tachipirina e vigile attesa”, che secondo Gismondo avrebbe impedito ai medici di curare liberamente i pazienti secondo scienza e coscienza, in contrasto con il principio infettivologico di intervenire tempestivamente contro l’infezione. «La tachipirina non è un farmaco antinfiammatorio che può agire nei confronti del virus Sars. La vigile attesa è il contrario del principio infettivologico che suggerisce, che impone direi, di agire subito a bloccare l’infezione. Perché l’infezione è come una fiammella, un piccolo focolaio, se non si spegne divampa l’incendio.», ha affermato. La professoressa rivendica di aver seguito, insieme ad altri colleghi, un approccio terapeutico più aggressivo fin dall’inizio della pandemia.

Riguardo all’audizione di Giuseppe Conte, Gismondo si dice colpita dal fatto che l’ex premier abbia definito la scienza come sinonimo di incertezza, mentre nel periodo pandemico, a suo avviso, il dubbio scientifico non fu mai davvero accettato, e chi lo sollevava veniva anzi osteggiato.

Infine, la scienziata si sofferma sulla figura di Mario Draghi, di cui auspica l’audizione davanti alla commissione, ritenendolo responsabile di decisioni cruciali come l’introduzione del green pass e la retorica legata al rischio di morte per i non vaccinati. «non ti vaccini, ti ammali e muori». Alla domanda del giornalista su quale domanda porrebbe a Mario Draghi se lei fosse un componente della Commissione COVID, la professoressa Gismondi risponde: «perché lo metterei veramente spalle al muro per rispondere di alcune cose che sono di un’evidenza schiacciante. Io direi: caro Mario Draghi, quale evidenza scientifica ti ha suggerito quel messaggio orrendo? Vaccinatevi se no morite. Quale evidenza scientifica ti ha fatto direi che se eri vaccinato potevi andare al ristorante tranquillamente? La gente ha attributo al vaccino una sicurezza che il vaccino non aveva. E ancora gli chiederei: quale evidenza scientifica non ti ha fatto prendere Speranza da parte per dirgli che doveva dimostrarti l’efficacia di “tachipirina e vigile attesa” mentre morivano le persone? E ancora: perché non hai detto nulla quando improvvisamente Pfizer ha duplicato il prezzo del vaccino?»

La dottoressa Maria Rita Gismondo è una nota specialista italiana in microbiologia e virologia. È professoressa associata di Microbiologia Clinica presso l’Università degli Studi di Milano. Ha diretto per molti anni il Laboratorio di Microbiologia Clinica, Virologia e Diagnostica delle Bioemergenze dell’Ospedale Luigi Sacco di Milano. Sotto la sua guida, il laboratorio è diventato un centro di riferimento nazionale per la diagnosi delle malattie infettive e la gestione del rischio bioterroristico.

Gismondo ha espresso più volte perplessità sulla strategia di eseguire tamponi a tappeto sui soggetti asintomatici. Secondo la sua visione, questo approccio creava un “panico ingiustificato” e gonfiava artificialmente i numeri del contagio.

Ha insistito fortemente sulla necessità di distinguere clinicamente i pazienti deceduti “per” COVID-19 da quelli deceduti “con” COVID-19 (ovvero persone già affette da gravi patologie pregresse). Ha espresso un approccio cauto verso i vaccini contro il COVID-19, definendoli farmaci approvati in regime di emergenza e criticando la rapidità con cui erano stati immessi sul mercato senza studi a lunghissimo termine.

In passato su questo blog abbiamo dato ampio spazio alla sua posizione.

 

 

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