Foto: giovani cinesi

Foto: giovani cinesi

 

Grazie alla firma dell’accordo provvisorio tra la Santa Sede e la Repubblica Popolare Cinese, questa mattina, per la prima volta dopo decenni, in piazza san Pietro erano presenti anche due vescovi della Cina continentale.

I due padri sinodali appartengono entrambi al clero registrato presso il governo e sono mons. Giuseppe Guo Jincai, vescovo di Chengde (provincia di Hebei) e mons. Giovanni Battista Yang Xiaoting, vescovo di Yan’an (Shaanxi). Il primo era uno dei sette vescovi scomunicati, riconciliati dal papa in seguito all’accordo sino-vaticano di qualche giorno fa.

Per capire la situazione, occorre però che questa partecipazione sia inquadrata in uno scenario più complessivo, che vede un aumento della repressione religiosa  in Cina, altrimenti si rischierebbe di inquadrare un particolare ma di perdersi tutto il resto.

Per far questo, riprendo un articolo pubblicato da AsiaNews a firma di Paul Wang che è particolarmente significativo nell’illustrare questa situazione difficile in Cina.

L’articolo riporta:

“Più di 300 giovani in due scuole superiori del Zhejiang sono stati costretti a dirsi ‘atei’ riempiendo i formulari dati loro dalle autorità della scuola. Lo afferma World Watch Monitor, citando ‘fidate fonti locali’. AsiaNews ha già annunciato che dalla fine di settembre agli inizi di ottobre il Consiglio di Stato aveva diramato un gruppo di ispettori per ‘guidare, boicottare, prevenire”’la diffusione della fede religiosa fra studenti e insegnanti.

Secondo le ‘fidate fonti locali’, i ragazzi hanno ricevuto ‘un questionario sulla fede’. Nella prima scuola molti dei 200 studenti hanno scritto di essere ‘cristiani’. Ma l’insegnante ha chiesto loro di riscrivere il questionario e di dire di non avere ‘nessuna religione’. E siccome ancora qualcuno aveva scritto ‘cristiano’, gli hanno fatto compilare il questionario ancora una volta con la risposta ‘giusta’.

Nell’altra scuola, con 100 studenti, è stato il prefetto agli studi a forzare gli studenti a riscrivere il questionario per apparire come appartenenti a ‘nessuna religione’.

Il Zhejiang pullula di comunità protestanti non ufficiali. I cristiani raggiungono fino al 10% della popolazione. Per questo, dal 2014 è in atto nella provincia una campagna per ridurre e controllare la visibilità dei cristiani, distruggendo croci ed edifici religiosi e sgominando comunità sotterranee”.

 

Foto: vescovi cinesi che partecipano al Sinodo dei giovani, mons. Giuseppe Guo Jincai, vescovo di Chengde (provincia di Hebei) e mons. Giovanni Battista Yang Xiaoting, vescovo di Yan'an (Shaanxi)

Foto: vescovi cinesi che partecipano al Sinodo dei giovani, mons. Giuseppe Guo Jincai, vescovo di Chengde (provincia di Hebei) e mons. Giovanni Battista Yang Xiaoting, vescovo di Yan’an (Shaanxi)

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