Mi era stata segnalata l’uscita dell’articolo di Giancarlo Cesana (una vita passata in Comunione e Liberazione) sui vaccini COVID. L’ho letto a suo tempo, e dire che mi sono cascate le braccia è dire poco. Non solo a me, anche ad altri amici. Sono stato anche tentato di controbattere, poi ho desistito, per quieto vivere. Del resto, le obiezioni, anche dal punto di vista specialistico, potevano essere già trovate nelle centinaia di articoli sul tema pubblicati su questo blog.

Ma alcune affermazioni di Cesana sui vaccini COVID sono disarmanti. Come disarmanti furono le parole che disse in una intervista del 2017 a Il Foglio sul caso Charlie, il piccolo bambino che fu fatto morire dal sistema medico-giudiziario inglese. Anche in quel caso, moltissimi amici rimasero sbalorditi dalle sue parole, e molti gli scrissero manifestando tutto il loro dolore, qualcuno anche l’indignazione. Allora, il giornalista del Foglio, Mattia Ferraresi, in apertura dell’articolo sottolineò che Cesana “Non sa i dettagli più minuziosi del caso del piccolo Charlie Gard, non ha accesso alla sua cartella clinica, non manda a memoria le quattro sentenze discese dalla controversia fra i genitori e l’ospedale Great Ormond Street Hospital, non padroneggia tutti i cavilli legali di un caso internazionale che è rimbalzato ovunque, da Trump al Papa. Sa però che Charlie non respira da solo, che la sua fragile vita dipende da una serie di supporti artificiali che non sono considerati terapie…”. Come dire, non conosce tutti i fattori in gioco di quella amara realtà tranne uno. E leggendo l’articolo di Cesana sui vaccini COVID ho avuto proprio la stessa percezione, e cioè che non prendesse in considerazione tutti i fattori della realtà. Eppure don Giussani ci ha educati a intendere la ragione come capacità di rendersi conto della realtà secondo la totalità dei suoi fattori. 

Le argomentazioni dell’articolo di Cesana, evidentemente, sono risultate indigeribili anche ad un po’ di addetti ai lavori, alcuni dei quali, facente parte della neonata Associazione CoScienze Critiche, hanno scritto in proposito una lettera a Tempi. Essa, riportata sotto, è stata redatta da professori universitari biologi generali, biologi molecolari, patologi, oncologi, ematologi, chimici organici. Tempi ha pubblicato, forse per ragioni di spazio, solo i nomi di alcuni dei firmatari.

Se richiamo la questione è perché mi ha colpito la risposta alla lettera data da Giancarlo Cesana. Giudicate voi. Quella risposta spiega molto del sottofondo delle argomentazioni di Cesana.

In conclusione, alcune domande: Cesana come commenterebbe la decisione presa da paesi come Svezia, Norvegia, Finlandia e Danimarca di sospendere l’iniezione del vaccino Moderna per le persone sotto i 30 anni? “No vax” anche loro? Una cosa è distribuire miliardi di dosi di un prodotto con tecnologia rivoluzionaria mai usata prima e in soli nove mesi (effetti avversi a medio lungo termine? Rischiosità reale?), tutt’altra cosa è la distribuzione già avvenuta di miliardi di dosi di vaccini tradizionali lungo un periodo di decine e decine di anni (eventi avversi già sperimentati e rischiosità reale già misurata). Il principio di prudenza, cardine della medicina, è ancora valido? Il principio “primum non nocere”, che impone di non arrecare danni ai pazienti, e di privilegiare tra i trattamenti possibili quello che ha meno effetti collaterali, è ancora valido? A tal proposito si legga la ricerca, è la seconda, svolta dal prof. Remuzzi, direttore dell’ Istituto Mario Negri di Milano, sui benefici delle terapie precoci domiciliari, che rilanciamo oggi

 

vaccini bambini

 

Gent. direttore,

abbiamo letto con interesse l’intervento dell’esimio collega prof. Giancarlo Cesana, apparso sul mensile Tempi da lei diretto, dal titolo “Con il Covid si deve convivere. Non ci sono ragioni valide per essere contrari ai vaccini”. Gli spunti che il testo fornisce sono tanti, ma ci vorremmo soffermare sulle affermazioni su cui si fonda la tesi che dà il titolo all’articolo. L’autore afferma: «Gli effetti collaterali della vaccinazione si sono dimostrati gravi in casi estremamente rari, con danni di gran lunga inferiori a quelli prodotti dalla malattia. I rischi futuri, malformazioni, tumori e simili, paventati a causa della inoculazione di materiale genico, mRNA, sulla base delle attuali conoscenze non hanno una plausibilità (spiegazione) biologica e comunque l’esperienza di miliardi di vaccinazioni costituisce un sistema di monitoraggio tempestivo e affidabile per ogni evenienza».

Ci duole rimarcare come, alla luce dei progressi nelle conoscenze scientifiche degli ultimi quarant’anni, le suddette tre affermazioni siano scorrette.

«Non ci sono ragioni valide per essere contrari ai vaccini. Gli effetti collaterali della vaccinazione si sono dimostrati gravi in casi estremamente rari, con danni di gran lunga inferiori a quelli prodotti dalla malattia». Il testo parla degli “effetti collaterali” come di un dato ormai acquisito, laddove, invece, la loro reale portata, soprattutto a medio o lungo termine, è ancora da valutare e quantificare. Tale valutazione, per inciso, è fortemente inficiata, in Italia e nella gran parte dei paesi, dalla pressoché totale mancanza di una procedura di farmacovigilanza attiva. In particolare, in Italia il Ministero della Salute, nello stabilire di non attivare una farmacovigilanza attiva commisurata alla diffusione capillare delle terapie vaccinali contro il Covid-19, ha contravvenuto a tutte le convenzionali “good practices” (buone pratiche) internazionali su farmaci e trattamenti medicali di nuova introduzione. Di fatto a oggi è presente solo una attività di farmacovigilanza passiva, che è noto sottostimare fortemente gli eventi avversi correlati a un qualunque farmaco. Tale scelta ha reso praticamente impossibile un attendibile monitoraggio basato su evidenze scientifiche e/o statisticamente indicative dell’effettiva sicurezza o assenza di effetti dannosi dei vaccini a mRNA o DNA, oggi i soli proposti in Italia contro il Covid-19. Ricordiamo, inoltre, che questi “vaccini” sono usati per la prima volta e sono ben diversi dai tradizionali vaccini a tutti noti (vaccini proteici o con patogeno inattivato).

L’affermazione in apparenza rassicurante dell’autore dimentica anche il concetto generale di bilancio tra rischi e benefici insito in ogni terapia. Quando i secondi sopravanzano i primi, come per esempio in una persona anziana con altre patologie, la scelta vaccinale appare giustificata. Quando tuttavia i benefici si annullano, come in giovani sani, allora l’incidenza di una tossicità, anche remota, del vaccino (quale, per esempio, la miocardite) sopravanza l’eventuale beneficio dello stesso. Simili considerazioni andrebbero tenute in seria considerazione per tutte le situazioni in cui non ci sono evidenze di un effettivo vantaggio del vaccino, tra cui la vaccinazione di bambini e di persone già immuni e l’utilizzo di una terza dose (sulla quale, ricordiamo, non vi sono dati scientifici).

«I rischi futuri, malformazioni, tumori e simili, paventati a causa della inoculazione di materiale genico, mRNA, sulla base delle attuali conoscenze non hanno una plausibilità (spiegazione) biologica». Purtroppo qui c’è più di un grave errore: 30 anni di ricerche e studi sul Dna e sull’Rna mostrano che meccanismi biologici più che plausibili per la generazione di patologie anche gravi esistono e sono numerosi. Questi meccanismi sono oggi essi erano ignoti fino agli ‘70, mentre oggi sono insegnati in tutti i corsi universitari di medicina e biologia. Ѐ ben noto a tutti i coinvolti nel settore (o almeno dovrebbe) che molecole come il Dna e l’Rna sono in grado di innescare processi genotossici mediante meccanismi di interferenza e ricombinazione, meccanismi che, per quanto ne sappiamo, sono stati del tutto trascurati nel valutare la sicurezza delle terapie vaccinali oggi proposte nel nostro paese.

Questa interferenza potrebbe avvenire già a livello citoplasmatico, dove l’mRNA può interferire con le normali funzioni cellulari, che nucleare. Ѐ inoltre ampiamente dimostrato da decenni di ricerche che, per esempio, l’mRNA (RNA messaggero) può essere retrocopiato in Dna all’interno delle nostre cellule e quindi inserirsi permanentemente nel codice genetico (un processo noto come “mutagenesi inserzionale”), causando danni che nei casi peggiori possono arrivare alla generazione di disfunzioni cellulari, tumori, patologie autoimmuni e neurodegenerative; tutto ciò è stato sperimentalmente dimostrato all’interno di esperimenti di terapia genica. Per i vaccini a Dna tale meccanismo sarebbe ancora più facile. Di contro, avere a disposizione vaccini proteici, cioè di tipo tradizionale, rappresenterebbe un’enorme opportunità rispetto all’attuale approccio, in cui vi sono presupposti per potenziali danni anche gravi.

«E comunque l’esperienza di miliardi di vaccinazioni costituisce un sistema di monitoraggio tempestivo e affidabile per ogni evenienza». A tal proposito facciamo innanzitutto notare che i vaccini utilizzati in passato non hanno mai contenuto Rna, mRNA o vettori virali a Dna, come quelli oggi proposti per combattere la pandemia COvid-19, e quindi le sicurezze di passate esperienze vaccinali non possono essere traslate alla situazione attuale con tanta superficialità. Inoltre, un “monitoraggio affidabile” non risulta, purtroppo, in atto, come già sottolineato per il primo punto, dato che l’osservazione degli effetti collaterali immediati non è stata, purtroppo, seriamente e adeguatamente condotta. Vorremmo altresì far notare che la statistica sul numero di casi è del tutto indipendente dalla statistica temporale. Questo principio si impara anche nei corsi introduttivi: non è assolutamente giustificabile l’affermare che, poiché si è ottenuto un certo risultato in “tanti” casi, si otterrà il medesimo risultato dopo “tanto” tempo. Consolidati studi condotti sugli organismi biologici, considerati nel campo dei cosiddetti i “sistemi complessi”, hanno ulteriormente confermato come non sia possibile fare previsioni dell’evoluzione temporale tramite una semplice statistica sul numero di casi. Sempre in merito alla statistica, dobbiamo nostro malgrado richiamare quanto già detto al punto 1), ossia che l’osservazione degli effetti collaterali immediati non è stata seriamente e adeguatamente condotta. Perciò l’esperienza a oggi fatta non dispone di informazioni e dati sufficienti a stabilire l’effettiva sicurezza dei vaccini Covid-19 somministrati nel nostro paese: il tempo trascorso dall’inizio della sperimentazione dei vaccini è del tutto insufficiente per asserire di aver avuto un monitoraggio degli effetti collaterali a lungo termine. Non ci risulta, infine, che sia stato condotto alcuno studio né di genotossicità né di cancerogenicità dei vaccini mRNA Covid-19 attualmente impiegati, cosa del resto facilmente riscontrabile tramite una rapida ricerca sulle banche dati delle pubblicazioni medicali (citiamo solo la più famosa, PubMed) e altresì comunicato dalle aziende produttrici dei vaccini.

Da ultimo rimarchiamo che l’utilizzo della parola “sieri” per definire dei vaccini sia, dal punto di vista medico, completamente erroneo, denotando un pressapochismo che sinceramente ci stupisce.

Ci consenta, quindi, caro direttore, questo intervento rigoroso, basato su approfondite e aggiornate conoscenze di tematiche scientifiche di cui molti di noi si occupano, nel proprio lavoro quotidiano di ricerca e insegnamento, quali professori, docenti, ricercatori nelle università e nei centri di ricerca. Per questo abbiamo ritenuto doveroso rimarcare, “sulla base delle attuali conoscenze”, l’infondatezza scientifica di quanto affermato nel testo, mostrando il nostro disappunto per la superficialità manifestata nel non basare giudizi gravidi di importanti conseguenze per la salute di tutti gli italiani sulle effettive “attuali conoscenze”.

Prof. Daniele Porretta
Prof. Leonardo Vignoli
Prof. Lorenzo Maria Pacini
Associazione CoScienze Critiche

 

Risponde Giancarlo Cesana: “Miliardi di vaccinazioni” sono riferiti proprio a quelli contro il Covid. Per il resto tutto l’articolo pubblicato su Tempi risponde già alle obiezioni della lettera, assai prevedibili nella loro provenienza da ambienti no vax.

 

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