Gesù scaccia satana il diavolo

 

 

I Domenica di Quaresima (Anno C)

(Dt 26,4-10; Sal 90; Rm 10,8-13; Lc 4,1-13)

 

di Alberto Strumia

 

Il Tempo di Quaresima, appena iniziato, mercoledì scorso (“mercoledì delle Ceneri”), è il tempo del richiamo di tutti noi alla “saggezza” cristiana, che viene “messa alla prova” (questo è il vero significato della parola “tentazione”) per essere “verificata”, e quindi “corroborata”, e consolidata. Così che da semplice “sapere” (o “teoria”) passi ad essere “incarnata” nella realtà dei fatti, nella “pratica” di vita delle nostre persone.

A che scopo fare la “fatica” di affrontare e “superare la prova”?

– La risposta cristiana la troviamo nella seconda lettura. E non è, come troppi anche tra i credenti possono pensare, perché il cristiano ama il sacrificio per sé stesso, ama l’altruismo per se stesso, ama la mortificazione per se stessa, la rinuncia per se stessa. Al contrario, la Sacra Scrittura risponde: perché «Chiunque crede in Lui non sarà deluso», così che affrontare e superare la prova vale la pena perché è “conveniente”, è umanamente “vantaggioso”. C’è una “convenienza umana” nel cristianesimo, che a chi non crede non è data: il Signore è «ricco verso tutti quelli che lo invocano».

– Per questo il Vangelo ci presenta, in questa prima domenica di Quaresima, le “tre tentazioni” di Cristo nel deserto, avvertendoci che sono anche le nostre. Non solo le nostre di persone individue, ma quelle che plasmano la mentalità dei componenti della società intera. E soprattutto di chi in essa ha i massimi poteri (economici, politici, mediatici, educativi).

Imparare a non cedere, “conviene”. Il demonio, attraverso le “ideologie” (per esprimerci con il linguaggio del mondo a noi contemporaneo) cerca di convincere che sia, invece, più conveniente la concezione della vita e la scelta di vita che propone lui.

= La prima è la tentazione del “materialismo”: «Di’ a questa pietra che diventi pane». Dovendo tentare gli uomini, che sono anche fatti di un corpo materiale, Satana incomincia dalla prova “fisica”, parte dall’istinto più primordiale. Ma lo fa provocando “spiritualmente”, stuzzicando quell’“orgoglio” che prende possesso di ciascuno in proporzione al suo livello nella scala sociale: «Se sei Figlio di Dio…».

La tentazione è massima per Colui che è veramente, per natura, il Figlio di Dio. Ma è addirittura più attraente per l’uomo di oggi che, sapendo di non essere Dio, gioca a cercare di esserlo, fino a lasciarsi convincere di essere quasi arrivato ad esserlo (sa costruire macchine prodigiose, sa manipolare la vita, sa simulare aspetti e comportamenti che gli somigliano sempre più da vicino, fino a suscitare inquietudine, ecc.). L’aver ridotto la concezione dell’uomo alla sola materia, alla quale ricondurre anche le funzioni proprie dello spirito, è stata l’ubriacatura di questi ultimi secoli! Anche se ormai sono le scienze stesse – considerate finora paladine del materialismo – a smentirlo. A questa tentazione Cristo (e con Lui il cristianesimo da secoli) risponde: «Sta scritto: “Non di solo pane vivrà l’uomo”». Guai se si smette di rispondere con le parole di Cristo! E in effetti la fame delle sole cose materiali è insaziabile e il possesso non basta mai a soddisfare l’uomo.

= La seconda tentazione, per questo, ha bisogno di far leva direttamente sul “ricatto spirituale”. Satana scopre le sue carte e chiede, senza mediazioni ma immediatamente, di essere “adorato” come dio al posto di Dio. È il prezzo da pagare per avere il potere “materiale”, “politico”, “culturale”, “mediatico”, “psicologico”, “di consenso sociale” su tutto il mondo: «Perciò, se ti prostrerai in adorazione dinanzi a me, tutto sarà tuo».

Mentre davanti al Figlio di Dio le “carte di Satana” sono inevitabilmente scoperte fin dall’inizio, per gli uomini esse vengono scoperte un po’ alla volta… fino a che la smania di potere è divenuta così dominante nella loro psiche da essere disposti anche a venire a patto, a contratto, con il demonio pur di avere in mano sempre di più. Inevitabile che tutto finisca in una lotta tra uomini di potere che riusciranno a distruggersi reciprocamente, dopo aver danneggiato non poche vittime, meno consapevoli di loro. Quest’ultima guerra, che evidentmente non ha come unico responsabile un solo uomo, ne è una dolorosa riprova.

A questa tentazione occorre rispondere come fece Gesù: «Sta scritto: “Il Signore, Dio tuo, adorerai: a Lui solo renderai culto”», se non si vuole essere travolti in un meccanismo che appare inizialmente innocuo, ma non lo è, finendo per essere alla fine pressoché irresistibile.

= La terza tentazione è quella della sfida aperta fatta a Dio e alle “leggi di natura” stabilite dal Creatore: «Se tu sei Figlio di Dio, gettati giù di qui». Questa è la sfida a Dio alla quale è arrivato l’uomo a noi contemporaneo che si illude di poter sovvertire anche la “legge morale naturale”, impostando la vita personale, domestica, sociale compresa la legislazione degli stati nel pieno rifiuto dei Dieci Comandamenti, fino alla soppressione della vita delle persone e della proprietà privata; all’impedimento a santificare le feste cristiane, ad autorizzare la blasfemia e a sovvertire la natura stessa dell’individuo e della famiglia. Questa sfida a Dio è così assurda che chi la attua è destinato a sfracellare la propria esistenza, come uno che si butta giù nel vuoto, in spregio alla legge di gravità. Perché l’uomo non è Dio e non ci sono angeli che lo vengano a soccorrere se si mette contro di Lui.

A questa tentazione occorre rispondere, ancora più decisamente, come Gesù: «È stato detto: “Non metterai alla prova il Signore Dio tuo”». Non in nome di qualche principio astratto, ma in nome della realtà dei fatti, evidenziata da un mondo che diviene ogni giorno più invivibile, per il fatto di avere ceduto, per orgoglio e presunzione, alle tre tentazioni di Satana.

Il Vangelo di oggi si chiude con l’indicazione della strada da seguire per riprendersi: «Chiunque invocherà il nome del Signore sarà salvato». Perché: «Mi invocherà e io gli darò risposta» (Antifona d’ingresso).

– La Quaresima, vissuta alla scuola della liturgia, intende aiutarci a «crescere nella conoscenza del mistero di Cristo», per essere liberati dalla schiavitù di quella visione “ideologica” e “pratica” dell’esistenza umana che si sta imponendo globalmente pressoché in tutto il mondo. Nella prima lettura possiamo riconoscere l’attuale condizione dell’umanità, profeticamente anticipata dalla «dura schiavitù» che il popolo di Israele subì da parte dell’Egitto. Come al tempo dell’Antico Testamento, anche noi, oggi disponiamo del potente mezzo della preghiera, perché solo l’intervento diretto di Dio può salvare («Allora gridammo al Signore, al Dio dei nostri padri, e il Signore ascoltò la nostra voce») e sarebbe illusorio pretendere di lottare da soli contro il potere del tentatore e padrone del mondo. Ma come recita il salmo responsoriale: «Chi abita al riparo dell’Altissimo passerà la notte all’ombra dell’Onnipotente». Ed è così che chiediamo di saper fare, con la guida e l’intercessione della Madre di Dio, che per prima ha raggiunto la meta della beatitudine eterna.

Maria, Regina della pace, intercedi per noi. Fallo presto, noi ti preghiamo!

Bologna, 6 marzo 2022

 

Alberto Strumia, sacerdote, teologo, già docente ordinario di fisica-matematica presso le università di Bologna e Bari. 

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