Qualche giorno fa Claudio Nalin, figlio spirituale di San Pio da Pietrelcina, ha chiesto il mio aiuto nel diffondere un accorato appello all’adorazione continua davanti al Santissimo Sacramento.

È sempre una gioia ricevere una sua telefonata. In questa occasione ho avuto l’ispirazione di registrare il nostro colloquio. Ho potuto così realizzare un video per favorire, con il consenso dell’interessato, la divulgazione del messaggio, che riporto di seguito nella mia rielaborazione, dove ho cercato di mantenerne intatta forza e bellezza.

 

Gesù

 

Questa mattina ho avuto un pensiero, quasi un’angoscia: ho visto il tempo attuale come la salita al Calvario di Gesù.

Lungo la via Crucis c’erano solo Maria Santissima e le pie donne che cercavano di consolare il Signore con le loro lacrime.

Ho sentito forte che la cosa più importante oggi è radunare anime semplici, buone, generose che, con turni di adorazione continua, stiano vicine a Gesù, che è abbandonato da tutti. Anche da quanti si compiacciono di bei discorsi, ma nei fatti sono lontani e indifferenti.

Mentre il Nostro Salvatore saliva il Calvario, gli amici erano fuggiti, i farisei discutevano, gli apostoli erano smarriti e dispersi… Alla fine a piangere sui dolori di Gesù restavano solo le pie donne.

Ho pensato alla Veronica, che ha rischiato di farsi trapassare la schiena da una lancia, perché i romani avevano dato ordine assoluto di non avvicinarsi ai condannati e non avrebbero avuto alcun riguardo umano per i trasgressori.

E lei ha pensato: “Se muori Tu, voglio morire insieme a Te”.

È L’amore, più forte della morte, che sgorga dal cuore materno. Quel cuore materno su cui si fonda la dignità e l’autentica grandezza della donna.

Dimentichiamo tutte le numerose profezie che continuamente ci opprimono, alimentando sterili curiosità.

Hanno l’effetto di sprofondarci nel baratro della depressione e di quella paura, che ci rinchiude nelle pareti del nostro egoismo e ci paralizza l’anima.

Piuttosto la questione cruciale è una sola: “Gesù è l’Amato del tuo cuore?”.

Se vale il comandamento dell’Amore: “Amerai il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutta la tua mente” (Mt 22,37), è doveroso domandarselo, confidando in una risposta positiva.

Non dite più “Gesù…” Provate a dire: “Vado dall’Amato del mio Cuore”. E vediamo cosa succede.

Queste donne che hanno un cuore materno sono mosse da un simile trasporto per Gesù.

Comprendono tutto e non a caso piangevano. Piangevano nel vedere come siamo ridotti.

La Chiesa oggi è sbeffeggiata, tradita, contrastata dall’interno.

Noi dovremmo fare violenza al cuore di Gesù ponendoci, in grazia di Dio, davanti ai Tabernacoli, nella consapevolezza che l’Amato del mio cuore è triste fino alla morte, suda sangue e muore.

Gesù confidava a Padre Pio: “Il mio Getsemani finirà soltanto alla fine del mondo”.

I santi padri dicevano che Nostro Signore è morto due volte: nel Getsemani e sulla Croce, ma la morte peggiore è stata l’agonia nel Getsemani.

Egli aveva da poco istituito l’Eucarestia e ha visto quello che ne avremmo fatto. Oggi la maggior parte delle comunioni sono sacrileghe. E non lo dico io. L’ha detto San Michele ai pastorelli di Fatima: “Prendete e bevete il Corpo e il Sangue di Gesù Cristo orribilmente oltraggiato dagli uomini ingrati. Riparate i loro delitti e consolate il vostro Dio”.

Servono cuori materni e amanti.

Questi sono i veri devoti della Madonna perché insieme a Maria, seguono Gesù durante la Passione.

Tutti gli altri sono fuggiti, oppure chiacchierano e discutono, ma non combinano niente di buono.

È necessario creare gruppi di persone di buona volontà, desiderose di consolare Nostro Signore.

Preghiamo spesso la giaculatoria: “O Dio vieni a salvarmi. Signore, vieni presto in mio aiuto”. Pensiamo a quello che diciamo? Crediamo veramente che siamo in pericolo noi e particolarmente i nostri figli, che si trovano a vivere in tempi infernali?

Volevo affidarti questo compito di raccogliere anime desiderose di consolare l’Amato del nostro Cuore.

Padre Pio era sempre davanti al Tabernacolo, come possono testimoniare tutti coloro che gli erano vicini, non ultimo il vescovo di Foggia di allora.

Il piccolo Francesco Marto, veggente di Fatima, trascorreva molta parte del suo tempo in adorazione del Santissimo Sacramento e a chi gliene chiedeva il motivo, rispondeva semplicemente: “Sono qui che faccio compagnia a Gesù che è molto triste”.

Oggi abbiamo troppe distrazioni e perdiamo l’essenziale.

Mi sono svegliato nel cuore della notte e ho sentito questo lamento: “Anche gli uomini debbono avere un cuore materno”.

Proprio come quello di Gesù quando piange sulla sorte di Gerusalemme: “Gerusalemme, Gerusalemme, che uccidi i profeti e lapidi quelli che ti sono mandati, quante volte ho voluto raccogliere i tuoi figli, come la chioccia raccoglie i suoi pulcini sotto le ali; e voi non avete voluto!” (Mt 23,37)

Il demonio ha ben compreso come le donne siano il suo peggior avversario e perciò le attacca e le bersaglia continuamente.

Se gli uomini scoprissero dov’è veramente l’Amore, troverebbero la pace del cuore e l’autentica felicità, mentre invece sono tristi perché si affannano a cercarlo dove non c’è.

 

Il mio augurio è che l’appello di Claudio Nalin possa infiammare tanti cuori, rinvigorire la fede e sostenere la speranza di quanti desiderano vivere in pienezza il presente, attingendo forza e determinazione dalla stessa sorgente della Vita: il Tabernacolo. In ginocchio e in adorazione.

 


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