Gesù e la samaritana

 

 

di Giuliano Di Renzo

 

Incontro di Gesù con la samaritana.

Gesù siede sul pozzo affaticato e oppresso dal caldo di mezzogiorno.

Alla donna straniera che viene ad attingere l’acqua per le necessità della sua casa Gesù lancia come amo il suo bisogno di amore: “Donna, dammi da bere”.

Gesù è l’Amore e non ha bisogno di amore, Egli non chiede per bisogno di ricevere ma per bisogno di dare.

Donna. Alla donna distratta e dispersa nelle cose banali di ogni giorno rivolge con parola di rispetto e solenne: Donna.

E subito aggiunge: “Dammi da bere”. Come risponde la donna: “tu, giudeo, chiedi da bere a me che sono donna straniera? Se tu sapessi chi è Colui che ti dice: ‘dammi da bere’, tu stessa l’avresti chiesto a Lui ed Egli ti avrebbe data dell’acqua viva”.

 

Come tutto nel Vangelo anche questa è la storia di ciascuno di noi, la donna samaritana è ognuno di noi. Distratti dalle cose della vita, la nostra anima ristagna come acqua stanca nelle ramificazioni della vita.

Crediamo che Dio non si occupi di noi, e con questa impressione ci buttiamo su ogni pozza purulenta in cerca di un minimo di piacere credendo di trovare in esso quell’amore che manca e sembra fuggire da noi come fugge da noi l’orizzonte quando siamo nel mare.

Perché si può avere tutto dalla vita, ma se non dona l’amore la nostra anima si secca e abbandona il tutto della vita e la vita stessa.

“Dammi da bere. Se tu conoscessi..” Purtroppo Gesù non lo conosciamo e sostituiamo la conoscenza di Lui con conoscenze che ci tradiscono e diventano gorghi limacciosi che risucchiano dentro se stessi.

La liturgia oggi ci fa fremere di umanissima, proprio perciò divina, emozione col brano evangelico dell’incontro di Gesù con la donna samaritana che va ad attingere acqua al pozzo. Per la samaritana si trattava di un incontro fortuito, ma per il Signore no. Gesù si fece trovare a quel pozzo perché vi era andato proprio per lei, non perché avesse sete d’acqua ma perché aveva sete della sua anima.

Era proprio il buon pastore andato in cerca della pecorella perduta, il padre che avendo lungamente e inutilmente atteso va in cerca del figlio prodigo.

La pecorella vaga e non pensa, il figlio in cerca di avventure si perde nei suoi sogni, il buon pastore così come il padre non riposano, attendono e vanno in cerca.

Gesù getta il suo amo d’oro alla donna che si riteneva sconosciuta e dimenticata, ma constaterà che era ben conosciuta ed era conoscenza non di segreto giudice che inquisisce, ma di padre e fratello di amore.

Aveva sette mariti, e forse le rozze mentalità umane di sempre le avevano strappata la dignità persona, un cieco desiderio ne aveva fatto un cencio, quella voce straniera all’orecchio ma non al cuore: “Donna, dammi da bere” le fece risentire un fremito di nuova regalità e nuova primavera.

Donna, dammi da bere!

Donna, dammi da bere! Un intreccio di imprevisti fili tra Gesù e la nessuno sua creatura ignara dello sguardo amorevole di Dio su di lei.

Donna, dammi da bere! Delicato e solenne, tenero e forte, umile e regale fa uscire quell’anima forse mai amata, certamente mai veramente amata e la fa scoprire amata con conoscenza di amore.

L’esperienza della Maddalena, dell’adultera, di ciascuno di noi quando la luce di Dio scende a illuminare il nostro buio. Si opera una rinascita e una gioiosa resurrezione, una scoperta e conoscenza vere di sé.

Man mano il colloquio si trasferisce da cuore a cuore, da Spirito di Dio ad anima. L’anima viene svelata e consegnata a se stessa con tocco di che ama e amando fa giudizio di amore.

Assistiamo alla luce che sfiorando il bozzolo lo libera da se stesso e lo consegna alla vita in innocenti danzanti colori che fa perdere nel sole.

L’entrata in paradiso sarà per ciascuno forse così?

Fu forse così il momento che l’uomo veniva da Dio svegliato dal nulla, un big bang di felicità quale fu in qualche modo nelle cose e ogni volta che una vita si accende in quel cielo della vita che diventa il seno di una donna nel momento che la fa essere madre.

Felice sorgeva l’uomo dalla tomba del suo essere nulla esultante di riconoscente felicità davanti a Dio felice, come bimbo che si apre come fiore il suo sorriso al sorriso della mamma che trepida della gioia che chiama e attende.

Forse fu così quando il Signore con gioia nel cuore trasse dal cuore dell’uomo per l’uomo la donna sua sposa come fiamma di completezza di umanità resa perfetta nell’amore

Come la vita intima di Dio si compie e completa in Trinità di perfetta unità nell’Amore.

“Le stelle brillano dalle loro vedette / e gioiscono; Egli le / chiama ed esse rispondono: Eccoci ! / e brillano di gioia per Colui che le ha create” (Baruch 3,34-35).

Le stelle, dice il profeta, rispondono al Signore dicendo: Eccoci! E brillano di gioia davanti a Lui.

Anche noi rispondiamo al Signore, sempre, in qualsiasi circostanza, eccomi e consumiamoci di amore davanti a Lui, siamo profumo di gioia dell’amore che amando ringrazia e ringraziando ama, vita di perenne vorticoso rincorrersi nella giovinezza della felicità che mai si spegne.

Simili a spiriti fatti come atomi che trasformano se stessi in energia e mai si consumano pur consumandosi e quell’energia che si alimenta del suo volere e mai si spegne.

 

 

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