Gesu-ammaestra-bis

 

Domenica VI del Tempo Ordinario (Anno A)

(Sir 15,16-21; Sal 118; 1 Cor 2,6-10; Mt 5, 17-37)

 

 

di Alberto Strumia

 

Come abbiamo notato già domenica scorsa, queste tre domeniche (V, VI e VII) del Tempo Ordinario, attraverso le letture, ci istruiscono

– sulla “Vera Sapienza”: il giusto modo di guardare a se stessi, al prossimo e a Dio

– per “vivere bene” su questa terra: la vera saggia “regola di comportamento” verso se stessi, il prossimo, Dio, ovvero la via della santità.

  1. Fino dalla prima lettura, oggi, veniamo indirizzati ad imparare a tenere in grande considerazione i Comandamenti che Dio ha messo nella “struttura” dell’essere umano, sotto la forma di una vera e propria “legge di natura” (la Legge Naturale, come tradizionalmente la si chiama) e, per maggiore chiarezza e precisione nella formulazione, ha esplicitamente anche “rivelato” a Mosè sul monte Sinai. L’efficacia del rispetto di questa Legge dei Comandamenti è così descritta come la “condizione necessaria” per poter condurre una vita “umana” degna di tale appellativo: «Se vuoi osservare i Suoi Comandamenti, essi ti custodiranno; se hai fiducia in Lui, anche tu vivrai». Diversamente, la vita diverrà impraticabile, incapace di reggere alla prova del tempo e ogni forma di civiltà finirà per autodistruggersi.

Si tratta di un “giudizio” molto chiaro sulla condizione umana e sulla storia universale dell’umanità, come pure sulla vita di ogni singolo essere umano. Se non si segue questo “metodo” per vivere, l’esistenza fallisce già sulla terra e la via per accedere ad un’Eternità buona è totalmente preclusa. E oggi la realtà dei fatti ce lo conferma con sempre maggiore insistenza. Non “costringiamo” Dio a spingere ulteriormente sulla realtà dei fatti, servendosi anche di calamità naturali sempre più pesanti per fare arrendere l’umanità davanti ai suoi errori! Aiutiamo e preghiamo per chi ne è direttamente colpito, perché tutti siano condotti a vera conversione! Chi ha cercato di aggirare i Comandamenti ha finito per distruggere

– sia nella “società”, presumendo di poterla costruire “come se Dio non esistesse” e i Comandamenti fossero aggirabili;

– sia, e ancor peggio, nella Chiesa, fingendo di avere la fede e di volerne seguire gli insegnamenti, ma intimamente credendo più al mondo che a Dio, al potere del denaro e alla logica del dominio più che a Cristo. Questa razza di gente è la peggiore che ci sia, accomunata per ipocrisia ai farisei contro i quali Cristo si è ripetutamente scagliato.

  1. Il salmo responsoriale conferma quanto già detto nella prima lettura, come un’eco che ne rinvia la voce all’ascoltatore che vuole essere fedele: «Beato chi è integro nella Sua via e cammina nella Legge del Signore».

Di chi, per presunta astuzia, volesse eludere i Comandamenti di Dio, viene detto altrove, per bocca del profeta Geremia: «Maledetto l’uomo che confida nell’uomo, che pone nella carne il suo sostegno e dal Signore si allontana il suo cuore» (Ger 17,5). E oggi, stiamo toccando con mano questa maledizione che si abbatte su un’umanità che si vuole dire “fiera” di avere aggirato i Comandamenti e su una ecclesiasticità che ha preteso di liberarsene “aggiustandoli” ai propri squallidi comodi…

Ogni vergogna è ormai smascherata dalla realtà dei fatti!

  1. Di coloro che sono caduti nella trappola satanica che ha illuso gli esseri umani di poter costruire un mondo migliore di quello che Dio ha affidato loro, una sorta di “creazione alternativa” con “comandamenti alternativi”, con leggi immaginarie, innaturali e addirittura contro-naturali, san Paolo, nella seconda lettura, constata con la “scientifica metodica” dell’osservatore sperimentale che «vengono ridotti al nulla».

E aggiunge che la “conoscenza della realtà”, la “vera sapienza” «non è di questo mondo, né dei dominatori di questo mondo», ma è stata rivelata da Dio. È la «Sapienza di Dio», e «nessuno dei dominatori di questo mondo l’ha conosciuta; se l’avessero conosciuta, non avrebbero crocifisso il Signore della Gloria».

Le “regole” di vita che conseguono, nella pratica, a questa concezione sapiente della realtà, «Dio le ha preparate per coloro che lo amano». Basta decidere di seguire la strada predisposta per noi da Dio, arrendendosi all’evidenza dei fatti, per trovarsi sulla strada giusta, quella che restituisce piena dignità alla vita, piena verità all’esistenza.

  1. Nel Vangelo Gesù fa un passo ulteriore istruendo a “tirare le conseguenze pratiche” dalla concezione della vità appresa dalla Rivelazione di Dio. Perché non basta “sapere”, occorre “applicare” ciò che si è appreso: è il passaggio dalla conoscenza della “Dottrina” alla “santità” della vita. Quest significa, non solo non abolire la Legge (i Comandamenti), ma «dare pieno compimento», traendone le conseguenze.

Il passaggio da fare, come il Signore lo spiega, è quello dalla “formalità esteriore” alla “convinzione interiore”. La vita cristiana non è una “facciata” di cose da fare, ma una “concezione” di se stessi, degli altri e di Dio, una “convinzione” che tutto questo è vero. E da questa “concezione” segue il comportamento nell’“agire” di ogni giorno.

L’insistenza con la quale Gesù martella gli ascoltatori, in questo quinto capitolo del Vangelo di Matteo, ripetendo continuamente: «Avete inteso che fu detto […] Ma io vi dico», dice quanto sia decisivo per chi Lo vuole seguire, compiere i passaggi che portano:

– dalla negazione dei Comandamenti di Dio al loro accoglimento (questa è la “conversione”);

– dall’accoglimento “esteriore” dei Comandamenti, che pur essendo già importante, non basta a radicarli “affettivamente” nell’essere umano, oltre che farli conoscere e rispettare “intellettualmente”. Il compimento consiste nell’apprezzare i Comandamenti perché vengono da Dio, nell’amarli “interiormente” perché riconosciuti come un “bene”, in quanto sono “veri”. Questo legame “affettivo” verso Dio e ciò che Lui dispone per il nostro bene, è l’essenza della “santità”.

Tutto questo è realizzato in modo incantevole nella Vergine Maria, e con lei nel suo sposo Giuseppe e in tutti i santi. Come non chiedere direttamente a loro l’aiuto per essere come loro. Tanto più oggi, quando tutto il resto è “provvidenzialmente” venuto meno, perché si veda che solo il Signore merita di essere seguito («Quando sarò innalzato da terra attirerò tutti a me», Gv 12,32).

 

Bologna, 12 febbraio 2023

 

Alberto Strumia, sacerdote, teologo, già docente ordinario di fisica-matematica presso le università di Bologna e Bari.

 


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