Gesù Cristo pantocratore nel duomo di Monreale

 

 

di Alberto Strumia

 

Domenica XXXIV del Tempo Ordinario (Anno A)

Nostro Signore Gesù Cristo Re dell’Universo

(Ez 34,11-12.15-17; Sal 22; 1Cor 15,20-26.28; Mt 25,31-46)

 

Questa domenica, l’ultima dell’anno liturgico, è dedicata solennemente a “Gesù Cristo, Re dell’universo”. Con le parole di san Giovanni Paolo secondo, la cui memoria è stata celebrata lo scorso 22 ottobre, diciamo anche “Cristo centro del cosmo e della storia” (Redemptor hominis, n. 1).

Ci sono due modi attraverso i quali la regalità universale di Cristo si fa strada nella realtà del mondo e della creazione intera. Potremmo dire un “via positiva”, o “gloriosa” e una “negativa”.

1 –  La via positiva è quella che, per ora, nella condizione ordinaria della vita terrena, conosciamo attraverso la “fede”, perché sarà resa evidente solamente nell’eternità, singolarmente per ciascun essere umano, dopo il suo passaggio all’altra vita; e universalmente per tutti, alla fine dei tempi, con la seconda venuta di Cristo nella sua gloria, nel giorno del Giudizio universale.

Questa “via positiva” è descritta da tutte le letture della liturgia di oggi.

Nella prima lettura Cristo, “Re dell’universo” è presentato come come pastore “provvidente”, come Colui che ha il “governo di tutte le cose create” e di “tutte le persone create”. Ogni “pecora” è qui una “persona” ed è trattata con la cura e la delicatezza con la quale ogni persona, nella sua dignità, merita di essere curata dal suo Creatore e Salvatore.

La seconda lettura mette al centro la regalità di Cristo Re come “Salvatore” dell’uomo che ha perduto volontariamente la “giustizia originale”, che il Salvatore ha “restituito”, “riparando” la natura umana dal peccato originale: Cristo è Re della Vita e la rimette a disposizione dell’uomo che l’ha perduta con il suo errore originario e i suoi rinnovati errori quotidiani. Purché l’uomo voglia seguirlo e accoglierlo come l’unica Via della Salvezza.

Il Vangelo descrive, sempre servendosi dell’immagine del Pastore delle pecore, il Giudizio finale.

– Coloro che hanno riconosciuto nella fede, che Cristo è l’unico Salvatore e l’unico Re dell’universo, parteciperanno della Sua Gloria: è ciò che chiamiamo tradizionalmente, secondo il Catechismo della Chiesa, fondato sull’insegnamento e il linguaggio stesso di Gesù, il “Paradiso”.

– Coloro che si sono ostinati lucidamente a seguire la via alternativa percorsa da Satana, rimarranno definitivamente nella lontananza da Dio che hanno voluto, nell’infelicità che si sono procurati con le loro stesse mani. Se vuoi questo hai diritto ad averlo e nessuno te lo toglierà mai! È ciò che chiamiamo tradizionalmente l’“Inferno”.

2 – La via negativa. Ma nei nostri anni, quelli dell’“era post cristiana”, se così accettiamo di chiamarla, emerge, imponendosi nella realtà dei fatti, anche un secondo modo attraverso il quale la “regalità di Cristo” si impone ad un’evidenza sempre più ineludibile.

Per il fatto che tutto il resto, tutti gli altri poteri, tutti gli altri presunti “re” del mondo, si decompongono e perdono progressivamente, inesorabilmente di dignità. Sono ormai tutti “impresentabili”. Quale figura pubblica, tra gli uomini, è rimasta della quale si possa dire che abbia veramente, pienamente, “dignità”; sia capace di esprimere nella sua persona e nel suo comportamento la dignità che competerebbe al “ruolo” che ricopre? Ancora, in qualcuno, rimangono le ultime briciole di quella dignità, ma sono gli ultimi residui. Nei più, ormai, la “dignità regale” (per esprimerci con il linguaggio delle letture e delle orazioni della solennità di oggi) è totalmente scomparsa, sostituita dalla meschinità più avvilente.

Persino gli ambienti di Chiesa – là dove la fede è venuta meno, sostituita, per altro, da un “politicanza” di infimo livello – non sono risparmiati da questa penosa “corrosione”. Una corrosione provocata da una “ruggine”, che è come la “zizzania” seminata da un nemico, il demonio, della quale parlò anticipatamente Gesù in una famosa parabola. Non c’è da meravigliarsi, perché tutto era stato previsto, affinché la Gloria di Dio si manifestasse anche attraverso il venir meno del bene, quando l’uomo prende le distanze da Dio.

Attraverso questa seconda via, negativa, Cristo emerge come l’unico Re dell’universo, per il fatto sempre più evidente, che tutti gli altri poteri si stanno sbriciolando, che il potere di Satana, dopo aver corroso tutto quello che poteva, alla fine si sta sbriciolando. In questi anni ci troviamo semplicemente nel tempo del caos, dell’anarchia, della violenza dell’agonia, dell’urlo del suo potere. Ci è rimasto solo Cristo, perché tutti gli altri, nel mondo e perfino nella Chiesa, sono divenuti mostri orribili, così come sono orribili le loro costruzioni, le loro opere, i loro libri, le loro parodie della religione.

Siamo, ormai nel tempo nel quale viene «ridotto al nulla ogni Principato e ogni Potenza e Forza», per il solo fatto che si sono allontanati da Cristo, fondamento di ogni positivo potere.

Ci è rimasto solo Lui! Non ci sono più altre sicurezze; e questa nostra attuale condizione, questa prova, ci offre la grande possibilità di avere una fede sempre più grande in Cristo, se non altro “per esclusione”, perché non c’è rimasto più nessun altro degno di fede, nessuno degno di essere seguito. Quei pochi che rimangono “dignitosi” sono proprio coloro che sono rimasti fedeli all’unico Signore e Re dell’universo.

Allora il passaggio dalla via negativa alla via positiva è addirittura “facile”: non arriviamo a Cristo solo per esclusione, ma per convinzione: dall’essere stati “vinti” dall’evidenza della negatività della lontananza dal Signore, passiamo all’essere “convinti” della Sua divinità apportatrice di Salvezza («egli convincerà il mondo quanto al peccato, alla giustizia e al giudizio», Gv 15,8).

La Vergine Maria, che ha percorso da subito la via positiva della fede, ci accompagni maternamente in questo passaggio estremo della storia degli uomini e della Chiesa.

22 novembre 2020

 

Alberto Strumia, sacerdote, teologo, già docente ordinario di fisica-matematica presso le università di Bologna e Bari. 

fonte: albertostrumia.it

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