Il “no” della Congregazione per la Dottrina della Fede arrivato da Roma il 22 febbraio alla benedizione delle unioni omosessuali ha sollevato in Germania il prevedibile vespaio. Se alcune, pochissime, voci si alzano per difendere il magistero della Chiesa, la grande massa dei vescovi, preti, parroci, teologi, associazioni cattoliche giovanili o meno batte tutta su un unico punto: Dio è amore e quindi benedice ogni persona che ama. Indipendentemente dal tipo di amore. Punto. Con ciò non si fa che ribadire quello che da anni è già prassi in moltissime parrocchie e che la giornalista Einig ben illustra nell’articolo del quotidiano “Die Tagespost” del 9 aprile scorso qui riportato. Sulla base della mia esperienza nella tradizionalissima Baviera, posso testimoniare per esperienza diretta che, partendo dall’assunto che ogni amore sia per se buono, il mio parroco già da anni benedice coppie di ogni tipo e grado: omosessuali ma anche divorziati che si risposano (civilmente) o anche solo convivono con un nuovo partner e desiderano la benedizione di Dio sulla nuova relazione. Che questo sia una coltellata al vecchio partner, eliminato e gettato nel dimenticatoio insieme alla numerosa prole, al parroco non interessa. Come non gli interessano varie citazioni dai comandamenti e dal Nuovo Testamento che non bisogna aver studiato teologia per conoscere. Nel nome di una malintesa concezione di amore, tutto diviene possibile e soprattutto “giusto”.

A titolo di informazione aggiungo sotto l’articolo della Tagespost anche alcune citazioni da interventi successivi al responsum vaticano, tratti dal sito online dell’Associazione Tedesca Lesbiche e Gay, che del tema si è molto interessata e ha pubblicato un interessante florilegio di citazioni assolutamente corrette e da me verificate in base alla fonte citata. In particolare, per chi teme lo scisma, che di fatto già c’è e attende solo una verifica formale, rimando alla frase illuminante con cui conclude il suo intervento a favore delle benedizioni il prevosto di Worms nel suo post su Facebook del 15 marzo scorso: “Qui sto, non posso fare altrimenti…”, citazione da Martin Lutero! Si tratta della frase forse più famosa detta dal fondatore della Chiesa Luterana di fronte ai principi tedeschi e all’imperatore Carlo V riuniti nella Dieta di Worms nel 1521, che segna la rottura con il resto della chiesa e dà l’avvio alla Riforma protestante.

Se è questa la mentalità dell’establishment cattolico tedesco nei confronti di Roma, di aperta e dichiarata ostilità, a meno che non appaia un conciliatore capace di rimettere sui binari la Chiesa cattolica in Germania e anche in Austria, non credo che si potrà sfuggire allo scisma anche formale. Io so solo che ogni atto di manifesta ostilità a Roma è per me un motivo in più sulla strada dolorosa che temo mi condurrà a uscire ufficialmente dalla Chiesa cattolica tedesca, un atto amministrativo che toglierà alla Chiesa tedesca un’altra pecorella – e le sue tasse (il salasso è inarrestabile) ma soprattutto significherà per me sapere che se voglio essere seppellita in terra cristiana dovrò tornare in Italia… Perché non pagando le tasse della Chiesa tedesca sarò scomunicata e non potrò più essere benedetta. Si nota lo stridente contrasto??

Alessandra Carboni, 18 aprile 2021

 

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Zwei Männer halten sich die Hände vor einem Kerzenaltar mit Marienikone in einer Kapelle am 22. Oktober 2020 in Bonn.

 

Uno scisma annunciato

Qui in Germania il “No” della Congregazione per la Dottrina della Fede di Roma alla benedizione di coppie dello stesso sesso sta causando opposizione: responsabili della pastorale hanno indetto per il 10 maggio prossimo “funzioni per benedire le persone che si amano su tutto il territorio nazionale”. Ora una scissione potrà essere evitata solo grazie all’intervento del Papa.

 

Articolo di: Regina Einig pubblicato su Die Tagespost il 09 aprile 2021. Traduzione a cura di Alessandra Carboni.

Anche se la Congregazione romana per la Dottrina della Fede ha rifiutato la benedizione di coppie dello stesso sesso, qui in Germania dei responsabili della pastorale invitano per il 10 maggio a “funzioni religiose per benedire le persone che si amano su tutto il territorio nazionale”.

Il silenzio mantenuto a Pasqua in molte chiese sedi di vescovi sulla situazione della crisi in Germania può certo essere interpretato come un’espressione di gioia per la festa: i fedeli quest’anno erano potuti tornare a celebrare le funzioni religiose di persona e, dopo tempi difficili, anelavano a un momento di serenità. Una certa perplessità degli ecclesiastici sullo scisma di fatto della Chiesa locale è riconoscibile dal fatto che non è nemmeno pensabile un appello unanime dei vescovi tedeschi all’unità. Le parole del vescovo Georg Bätzing, che nella sua predica ha detto di soffrire per la Chiesa quando questa fa vacillare i credenti con gli scandali o blocca l’accesso alla fede di molte persone con strutture irrigidite e la sua mancanza di disponibilità al cambiamento, è certo da intendersi come un chiaro messaggio allusivo rivolto a Roma. Infatti [Bätzing] il presidente della Conferenza episcopale tedesca è in difficoltà con il “No” della Congregazione per la dottrina della fede alla benedizione di coppie dello stesso sesso. Il vescovo di Essen, Franz-Josef Overbeck, durante la Settimana Santa è stato più radicale: ogni vescovo “deve vedere nella sua realtà locale come vivere e attuare quanto è possibile” – così ha spiegato la sua posizione ai fedeli.

Quanto pastorale è se dei vescovi polemizzano contro un chiarimento del magistero proveniente da Roma? E quanto accademico è se dei teologi fanno lo stesso senza argomenti? Un commento.

Il popolo della Chiesa deve accettare l’infedeltà dei vescovi?

E adesso? Il popolo della Chiesa deve essere educato ad accettare quasi come fossero un imperativo pastorale la mancata fedeltà dei vescovi alla promessa data con l’ordinazione e la pura disobbedienza al dovere di preservare l’unità? Senza dubbio, in numerose parrocchie la benedizione di coppie dello stesso sesso, come tante altre “prassi alternative”, si è stabilita da anni. Ciò che il parroco A rifiuta in base alla sua coscienza di fede, lo permette senza alcuna esitazione il parroco B della parrocchia vicina. Non è una novità: in tal modo è stata minata prima la teologia morale, poi la pastorale dei sacramenti. Ma l’esempio dato dalla scissione degli anglicani potrebbe servire da ammonimento: l’unità della Chiesa non resiste all’infinito. Se le parrocchie fanno sventolare dalle chiese la bandiera arcobaleno e i responsabili della pastorale invitano a “funzioni per benedire le persone che si amano su tutto il territorio nazionale” per il 10 maggio, il tutto suona come uno scisma annunciato.

Il Vaticano non si limiterà a parole di ammonimento

Un osservatore straniero paragona giustamente l’atteggiamento dei cattolici in Germania a un pugno volto a colpire la mano aperta tesa da Papa Francesco, la cui lettera ai cattolici in Germania era stata un tentativo sincero di risolvere amichevolmente le tensioni sorte intorno al Cammino Sinodale. Ma al momento nulla sembra indicare che la maggioranza dei vescovi tedeschi abbia intenzione di cedere. Anche se singoli vescovi si oppongono alla scissione, è probabile che solo una minoranza di fedeli li sostenga. E da entrambe le parti ci si domanderà quando sarà raggiunto il punto in cui l’unità della Chiesa è solo fine a se stessa. Già solo per ragioni di ecumenismo non sembra realistico aspettarsi che il Vaticano dopo il 10 maggio si limiti a parole di ammonimento o di riconciliazione.

Il dialogo con l’ortodossia si è sviluppato bene, il Vaticano in realtà non può permettersi uno scisma. A differenza della Chiesa cattolica, la Chiesa ortodossa è unita, almeno esteriormente, nel dire no alla benedizione delle coppie dello stesso sesso. Ora tocca al Papa trovare una soluzione per i figli ribelli della Chiesa cattolica a nord delle Alpi.

 

 

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