George Weigel, scrittore, giornalista, biografo e amico di Papa San Giovanni Paolo II, viene intervistato dallo staff del Catholic News Agency sulle questioni poste dal Cammino sinodale tedesco. Ecco l’intervista nella mia traduzione.

 

Cattedrale cattolica di Limburg in Hesse - Germania (foto Wikipedia )
Cattedrale cattolica di Limburg in Hesse – Germania (foto Wikipedia )

 

CNA: Il vescovo Bätzing (vescovo di Limburg, vedi foto) sembra voler camminare su una linea sottile tra il rimanere fedele a Roma e non dispiacere a coloro che stanno già annunciando “riforme”. Esiste una tale via di mezzo? Se sì, come sarebbe realisticamente questa via di mezzo?

Weigel: La questione non è “Roma” contro “riforme”. La questione è la fedeltà alla verità del Vangelo contro la fedeltà allo Zeitgeist, lo “spirito del tempo”. Detto altrimenti, la questione in gioco nella “via sinodale” tedesca è se la rivelazione divina – sull’indissolubilità del matrimonio, sulla dignità di ricevere la santa comunione, sul corretto ordinamento dei nostri amori umani – sia reale e abbia un potere vincolante nel tempo, in ogni situazione culturale. Questo è stato anche il tema dei Sinodi del 2014, 2015 e 2018. 

CNA: Mons. Bätzing dice: “Il cammino sinodale si sforza, in particolare rispetto al tema delle relazioni affettive, di discutere in un contesto ampio che consideri anche la necessità, la possibilità e i limiti dello sviluppo del magistero della Chiesa. Le prospettive presentate dalla Congregazione per la Dottrina della Fede troveranno spazio in questi dibattiti”. Le dichiarazioni della CDF sono semplici “prospettive” che possono essere discusse, o sono la base del dibattito?

Weigel: Quando la CDF parla autorevolmente, come ha fatto nella questione se fosse possibile per la Chiesa “benedire” le relazioni omosessuali, non sta offrendo una “prospettiva”, ma sta parlando per la verità della fede cattolica. Se il vescovo Bätzing e altri nella gerarchia tedesca non accettano queste verità, dovrebbero avere l’onestà di dirlo. Se accettano queste verità, dovrebbero avere il coraggio di dirlo.

CNA: Sulla base del testo di lavoro, è esatta la caratterizzazione del vescovo Bätzing quando dice: “La questione centrale è: come possiamo parlare di Dio oggi e arrivare a una fede più profonda? La fede può crescere e approfondirsi se ci liberiamo dalle paure e dalle chiusure mentali, se poniamo le domande e cerchiamo i modi in cui la Chiesa oggi può essere presente per le persone”.

Weigel: La “questione centrale” è quella che il Signore Gesù ha detto che era, è e sarebbe sempre stata: “Quando il Figlio dell’uomo ritornerà, troverà la fede sulla terra?” (Luca 18.8). Naturalmente la Chiesa deve sempre dire la verità del Vangelo in modi che possano essere ascoltati dalla gente di un dato tempo e cultura; questo è ciò che San Paolo ha cercato di fare all’Areopago di Atene in Atti 17, e questo è ciò che il Vaticano II ha istruito la Chiesa oggi a fare: dire la verità in modi che la verità possa essere ascoltata. Il problema che io e molti altri abbiamo quando sentiamo il vescovo Bätzing, i suoi colleghi episcopali che la pensano come lui e il Comitato centrale dei cattolici tedeschi è che non stiamo sentendo la voce del Signore, del Vangelo o della verità, ma la voce del postmodernismo.

CNA: Contesta la possibilità di un diaconato femminile? Il diaconato può essere separato dagli altri gradi degli ordini maggiori?

Weigel: Se il diaconato fa parte di un triplice-sacerdozio composto da episcopato, presbiterato e diaconato, allora sì, le donne possono essere diaconi. Ma se il diaconato non fa parte di quel triplice-sacerdozio, allora nessuno che prema per l’ordinazione delle donne al diaconato sarebbe interessato al diaconato, perché quella campagna è un cavallo di battaglia per ordinare le donne al sacerdozio e, eventualmente, all’episcopato. È una campagna di clericalismo, in quanto sembra immaginare che gli unici cattolici che contano veramente siano quelli nell’Ordine Sacro. Il Vaticano II ha respinto decisamente questa ecclesiologia clericalista.

Di fatto, comunque, considero un insegnamento costante della Chiesa che il diaconato, come creato in Atti 6, fa parte del triplice sacerdozio; pertanto, la Chiesa non ha l’autorità di ordinare donne al diaconato, così come non ha l’autorità di ordinare donne al sacerdozio o all’episcopato. Questo è stato definitivamente stabilito da Giovanni Paolo II nella Ordinatio Sacerdotalis. 

CNA: Pensa che questa sia una visione accurata di come la dottrina cattolica si sviluppa organicamente? “In Germania e in altre parti della Chiesa universale c’è stata a lungo una discussione su come sviluppare ulteriormente il magistero con argomenti solidi – sulla base delle verità fondamentali della fede e della morale, il progresso della riflessione teologica, e in uno spirito di apertura agli ultimi risultati delle scienze umane e alle situazioni di vita delle persone oggi”.

Weigel: Le “verità fondamentali della fede e della morale” giudicano “il progresso della riflessione teologica” e “gli ultimi risultati delle scienze umane”; queste verità fondamentali non sono giudicate dai teologi o dai professionisti delle scienze umane. Se e quando questo diventa il caso, il risultato è il Protestantesimo Liberale, e non riesco a capire perché qualcuno dovrebbe voler seguire quel triste percorso verso l’oblio ecclesiale. San John Henry Newman insegnò alla Chiesa che c’erano sette segni di un autentico sviluppo della dottrina. Forse è necessaria una nuova edizione tedesca del Saggio sullo sviluppo della dottrina cristiana di Newman?

CNA: Quali crede che saranno i contributi del sinodo tedesco alla Chiesa? In che modo la Chiesa in Germania influenza il mondo? Quali ramificazioni ha questo per la Chiesa, sia a livello internazionale che negli Stati Uniti?

Weigel: La Chiesa tedesca è immensamente generosa nel sostenere il lavoro della Chiesa cattolica in tutto il mondo, e dovrebbe imparare dall’esperienza, per esempio, delle vibranti Chiese locali dell’Africa che il Vangelo è liberatorio, non costrittivo. Se la via sinodale tedesca continua sulla via dell’apostasia, fornirà una lezione a tutta la Chiesa mondiale su ciò che la “sinodalità” non è e non può essere: una questione di decidere la verità della rivelazione e i contenuti del deposito della fede mediante un “consenso” creato da una burocrazia ecclesiastica manipolatrice in sintonia con lo Zeitgeist (lo spirito del tempo, ndr). E questa sarà una lezione importante da considerare al Sinodo sulla “sinodalità” nel 2022.

 

 



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