• venerdì , 19 ottobre 2018

GEORGE WEIGEL: IL RISCHIO E’ IL “CATHOLIC LITE”, OVVERO LA BANALIZZAZIONE DELLA FEDE

George Weigel è stato il biografo del papa santo Giovanni Paolo II. Ha avuto colloqui continui con il papa per circa dieci anni. Un periodo che ha influenzato enormemente il suo pensiero. Riporto solo alcuni stralci di una lunga intervista che Weigel ha rilasciato a messengersaintanthony.com.

Foto: George Weigel

Foto: George Weigel

Domanda: Quali fattori hanno contribuito a rendere papa Giovanni Paolo II una figura così straordinaria?

George Weigel: La realtà assolutamente fondamentale della vita di Giovanni Paolo II è stata la sua discepolanza cristiana: la sua radicale conversione a Cristo e l’intensa vita interiore che ha approfondito tale conversione è stata la fonte del suo ministero pastorale e della sua azione papale “nel mondo”; essa ha anche plasmato la sua vita intellettuale, perché con Giovanni Paolo II la fede e la ragione si sono alimentate a vicenda. Poi c’è stato il suo “essere polacco”. La Polonia ha vissuto il dramma umano del XX secolo in modo singolare, ed è stata quell’esperienza di morte e risurrezione nazionale che ha dato a Giovanni Paolo II la chiave per resistere alla tirannia: l’idea che la cultura, comprese le convinzioni religiose, sia la più importante forza dinamica della storia. E fu con il ritornare al suo popolo, alla verità della sua cultura e a se stessi, al suo primo pellegrinaggio papale in Polonia nel giugno 1979, che ha innescato la rivoluzione di coscienza che alla fine ha portato alla rivoluzione politica non violenta del 1989.

Domanda: Ci sono alcune lezioni di Giovanni Paolo II che pensi siano particolarmente rilevanti ora, nel 2018?

George Weigel: Se in questo secondo decennio del terzo millennio il mondo democratico sta vivendo una grave crisi, è soprattutto a causa di un deficit della cultura democratica: le abitudini della mente e del cuore che consentono alle persone di far funzionare i meccanismi della democrazia in modo che il risultato netto sia una vera e propria fioritura umana. Giovanni Paolo II ha spiegato l‘importanza cruciale di una vibrante cultura morale pubblica per il progetto democratico nell’enciclica Centesimus annus del 1991, che rimane del tutto rilevante per la nostra situazione del 21° secolo.

Domanda: Lei è ottimista sulla direzione in cui Papa Francesco sta guidando la Chiesa?

George Weigel: Quando ho incontrato per la prima volta papa Francesco a Buenos Aires nel 2012, l’allora cardinale Bergoglio ed io abbiamo parlato a lungo del documento di Aparecida dei vescovi latinoamericani, nel quale aveva avuto un grande ruolo nella stesura. La visione di Aparecida, e la visione del futuro cattolico che ho abbozzato nel mio libro Cattolicesimo evangelico: Riforma profonda nella Chiesa del XXI secolo, mi è sembrato del tutto congruente. Così mi ha fatto molto piacere l’esortazione apostolica Evangelii Gaudium, e la descrizione di papa Francesco di una “Chiesa permanentemente in uscita“, che è proprio l’ecclesiologia o teologia della Chiesa che avevo esposto nel libro Cattolicesimo evangelico. La mia preoccupazione nel 2018 è che la turbolenza creata dall’esortazione apostolica Amoris Laetitia sta ostacolando l’opera della Chiesa nel vivere la visione di Evangelii Gaudium, perché sono convinto che l’unico cattolicesimo che possa effettivamente offrire amicizia con Gesù Cristo e l’opportunità di vivere come suo discepolo sia un cattolicesimo-nella-sua-pienezza, non quello che ho chiamato “Catholic Lite” (Cattolico dietetico, ndr). Il “Catholic Lite”, la banalizzazione della fede, è stata un completo fallimento nell’Europa occidentale, e questo fatto inconfondibile dovrebbe plasmare il nostro modo di essere una “Chiesa permanentemente in uscita.

Sembra esserci una legge ferrea del rapporto del cristianesimo con la modernità: Le comunità cristiane che mantengono i loro confini dottrinali e morali possono sopravvivere, e persino prosperare, tra le tendenze secolarizzanti della modernità e della postmodernità; le comunità cristiane i cui confini dottrinali e morali diventano porosi, al punto che in realtà non esistono, appassiscono e muoiono. Coloro che condividono la visione di una “Chiesa permanentemente in uscita” devono pensare molto attentamente a questa verità.

Facebook Comments

Related Posts