Giovanni Gentile - Julius Evola
Giovanni Gentile – Julius Evola

 

 

di Daniele Trabucco

 

Giovanni Gentile (1875-1944) é stato senza dubbio uno dei più grandi ed autorevoli pensatori del ‘900. Com’é noto, la sua filosofia va sotto il nome di “attualismo”: un superamento della dialettica hegeliana del pensato per pervenire ad una dialettica del pensare. Detto diversamente, mentre per Hegel (1770-1831) il percepito o il rappresentato non esiste fuori dall’atto del percepirlo o rappresentarlo da parte dell’Assoluto, viceversa per Gentile lo Spirito é atto puro per cui l’Io, da soggetto conoscente, diventa il soggetto che ha liberamente posto, e quindi creato, non soltanto quel che percepisce, ma anche sé medesimo (“autoctisi”) attraverso un oggetto che è condizione necessaria della sua attività e non può essere separato da essa. Tuttavia, e Julius Evola (1898-1974) lo ha evidenziato con estremo rigore, l’impostazione gentiliana ha condotto allo svilimento della civiltà dell’Essere ed all’esaltazione delle società dell’indefinito divenire in cui tutto sarebbe affidato ad un “divenirismo” ad oltranza, fondato su continui incessanti superamenti dialettici senza una meta definita, né definibile. “Un’idolatria”, prosegue Evola, “che non esita a vilipendiare tutto ciò che può avere valore di virile autonomia e di aristocratica tenuta dell’anima”. Ovviamente tutto questo conduce Evola all’Io come criterio di potenza capace di affermare l’individuo assoluto, dotato di agilità incondizionata ed arbitrio totale, spostando in questo modo l’oggetto della sua riflessione dal piano teoretico a quello prettamente pragmatico. Un’impostazione che un giusnaturalista classico non può ovviamente accogliere.

 


Le opinioni espresse in questo articolo sono dell’autore e non riflettono necessariamente le opinioni del responsabile di questo blog. Sono ben accolti la discussione qualificata e il dibattito amichevole.


 

Sostieni il Blog di Sabino Paciolla

 





 

 

Facebook Comments