di Annarosa Rossetto

 

Nei giorni scorsi vi abbiamo raccontato della campagna di Provita e Famiglia contro la pillola RU486 per l’aborto farmacologico e di come il loro manifesti siano stati rimossi in diverse città dopo le violente proteste di circoli femministi o di forze politiche.

ProVita e Famiglia, per questo motivo, ha mosso una serie di denunce, richieste di rettifiche alla stampa e numerosi ricorsi ai TAR regionali annunciando di voler continuare la battaglia per la verità sia in sede legale che operativamente per le strade d’Italia dove, come a Milano,  hanno rimosso o strappato i manifesti della campagna #dallapartedelledonne con l’utilizzo di camion vela con lo stesso messaggio.

Il consiglio comunale di Genova, invece, è andato controcorrente: con i 21 voti contrari della maggioranza e 14 favorevoli dell’opposizione ha respinto la mozione dell’opposizione di centro sinistra, sostenuta anche da Movimento 5 Stelle e Lista Crivello, che invitava il sindaco e la giunta a revocare l’affissione dei manifesti. Già nella riunione dei capigruppo la maggioranza aveva fatto capire di voler invocare l’inammissibilità della discussione in aula per “mancanza di interesse pubblico”. La minoranza, appoggiata da collettivi femministi, sindacati e altre associazioni, anche con l’interrogazione di un consigliere comunale, contestava il paragone presente sui manifesti di Provita e Famiglia tra la pillola RU486 ed un veleno ritenendo il messaggio “fuorviante, inopportuno e lesivo della sensibilità delle donne”, oltre che “un attacco ai loro diritti duramente conquistati con decenni di lotte e battaglie sociali”. 

Nei giorni scorsi, dopo le manifestazioni e l’imbrattamento dei manifesti da parte delle attiviste di Non Una Di Meno, il Comune di Genova aveva chiarito che non l’avrebbe rimosso. “Il permesso per l’affissione dei controversi manifesti proposti dall’associazione ProVita scadrà il 22 dicembre, ribadisco la posizione dell’Amministrazione, ossequiosa delle disposizioni costituzionali in tema di libertà di manifestazione del pensiero, di non rimuovere autoritativamente i suddetti manifesti – ha dichiarato il vice sindaco Pietro Piciocchi – L’art. 21 della Costituzione italiana tutela il diritto di libertà di manifestazione del pensiero come ‘pietra angolare dell’ordine democratico, cardine di democrazia nell’ordinamento generale, coessenziale al regime di libertà garantito dalla Costituzione’ (così in varie pronunce si è espressa la Corte costituzionale). La censura politica è un istituto bandito dal nostro sistema giuridico e dovere dell’Amministrazione è porsi con trasparenza ed imparzialità assoluta di fronte alle diverse espressioni del pensiero, senza alcuna possibilità di interferire nelle scelte comunicative ovvero condizionarne nel merito i contenuti, se non nelle situazioni in cui il messaggio trasmodi palesemente in formulazioni aggressive, volgari, di incitamento all’odio e alla violenza, lesive dell’onore e della reputazione delle persone. Il bozzetto del manifesto riporta tra le motivazioni della campagna gli articoli 2 e 32 della Costituzione, in riferimento al diritto alla vita e alla salute, dichiarando che la finalità è quella di suscitare dibattito plurale e riflessione critica su un tema in ordine al quale si registrano posizioni diversificate nell’opinione pubblica. Si ritiene, pertanto, che non sussistano i presupposti per procedere alla rimozione dei manifesti e che tale azione costituirebbe un esercizio arbitrario delle potestà pubbliche. Respingiamo con sdegno ogni strumentalizzazione, da qualsiasi parte essa provenga, tanto più su tematiche così delicate sulle quali del tutto legittimamente si misurano opinioni e visioni diverse”.

 

 

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