Embrione umano allo stadio di otto cellule. Credit: Yorgos Nikas/SPL

Embrione umano allo stadio di otto cellule. Credit: Yorgos Nikas/SPL

 

di Sabino Paciolla

 

18 esperti di 7 paesi diversi hanno siglato un appello per una moratoria mondiale di cinque anni sul trasferimento in utero di embrioni geneticamente modificati con la ormai celeberrima tecnica dell’editing genetico e lo hanno inviato alla prestigiosa rivista scientifica Nature.

L’appello così si apre:

Chiediamo una moratoria globale su tutti gli usi clinici dell’editing di cellule germinali umane (manipolazione su cellule riproduttive, ndr ) – cioè la modifica del DNA ereditario (in spermatozoi, ovuli o embrioni) per fare bambini geneticamente modificati.

Con “moratoria globale” non intendiamo un divieto permanente. Piuttosto, chiediamo l’istituzione di un quadro internazionale in cui le nazioni, pur conservando il diritto di prendere le proprie decisioni, si impegnino volontariamente a non approvare l’uso del germline editing clinico a meno che non siano soddisfatte determinate condizioni.

Per cominciare, ci dovrebbe essere un periodo fisso durante il quale non sono consentiti usi clinici di qualsiasi tipo di editing di cellule germinali. Oltre a consentire discussioni su questioni tecniche, scientifiche, mediche, sociali, etiche e morali che devono essere prese in considerazione prima di autorizzare l’editing germinale, questo periodo di tempo permetterebbe di stabilire un quadro internazionale.

In seguito le nazioni potrebbero intraprendere percorsi separati.

Tuttavia, qualsiasi nazione potrebbe anche scegliere di consentire specifiche applicazioni di editing germinale, a condizione che prima: comunichi pubblicamente la sua intenzione di prendere in considerazione la domanda e si impegni per un determinato periodo di consultazione internazionale sulla saggezza di farlo; determini attraverso una valutazione trasparente che la domanda è giustificata; e si accerti che vi sia un ampio consenso sociale nella nazione sull’adeguatezza della domanda. Le nazioni potrebbero scegliere strade diverse, ma accetterebbero di procedere apertamente e con il dovuto rispetto per le opinioni del genere umano su una questione che alla fine riguarderà l’intera specie.

L’appello però precisa:

Per essere chiari, la nostra proposta di moratoria non si applica al editing di cellule germinali per scopi di ricerca, a condizione che questi studi non comportino il trasferimento di un embrione nell’utero di una persona. Inoltre non si applica alla modifica del genoma in cellule somatiche umane (non riproduttive) per il trattamento di malattie, per le quali i pazienti possono fornire il consenso informato e le modifiche del DNA non sono ereditarie.

Purtroppo, a quanto pare, l’appello non riguarderebbe la moratoria sulla manipolazione genetica dell’embrione. Dunque, la sperimentazione sull’embrione continuerebbe, a patto che poi non si proceda con il suo impianto in utero.

Perché questi 18 esperti hanno chiesto la moratoria?

In occasione del primo vertice internazionale sulla modificazione del gene umano nel dicembre 2015, il comitato organizzatore ha rilasciato una dichiarazione sugli usi appropriati della tecnologia (vedi go.nature.com/2erqwpc). Per quanto riguarda la questione della produzione di bambini geneticamente modificati, il comitato ha concluso che “sarebbe irresponsabile procedere con qualsiasi uso clinico …. a meno che e fino a quando (i) i problemi di sicurezza ed efficacia siano stati risolti …. e (ii) vi sia un ampio consenso sociale sull’adeguatezza dell’applicazione proposta”.

La dichiarazione doveva fermare qualsiasi sperimentazione. Invece gli eventi successivi hanno dimostrato che quella dichiarazione non era stata tenuta in buon conto. Infatti, a gennaio scorso è rimbalzata la notizia che lo scienziato cinese He Jiankui, della Southern University of Science and Technology di Shenzhen, nel sud-est della Cina, comunicava una seconda gravidanza con Dna modificato, corretto per evitare di contrarre l’Aids. Per la cronaca, questo scienziato sembra poi sia stato licenziato e addirittura scomparso.

La preoccupazione è dunque legata al fatto che anche se le tecniche sono migliorate negli ultimi anni, l’editing della linea germinale non è ancora abbastanza sicura o efficace da giustificare l’uso in clinica. Infatti, il rischio di non apportare il cambiamento desiderato o di introdurre mutazioni non intenzionali (effetti fuori obiettivo) è ancora inaccettabilmente alto. L’auspicio è che non si prenda in considerazione l’applicazione clinica dell’editing della linea germinale a meno che le sue conseguenze biologiche a lungo termine non siano sufficientemente comprese – sia per gli individui che per la specie umana.

Come si vede, questo appello mette in evidenza come la questione antropologica, in linea di principio negata nei laboratori quando si effettua la sperimentazione sugli embrioni, riaffiori poi nella mente di una parte degli scienziati, quando si cominciano a considerare gli effetti sociali di queste sperimentazioni, cioè gli effetti di lungo periodo sul futuro dell’umanità.

 

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