Card. Pierbattista Pizzaballa patriarca di Gerusalemme - Ammar Awad / Reuters
Card. Pierbattista Pizzaballa patriarca di Gerusalemme – Ammar Awad / Reuters

 

 

di Sabino Paciolla

 

Un’intervista di Lucio Caracciolo al cardinal Pierbattista Pizzaballa, patriarca latino di Gerusalemme, pubblicata su Limes, offre uno sguardo diretto e senza filtri sulla crisi israelo-palestinese, a partire dal dramma di Gaza fino alle tensioni di Cisgiordania e Gerusalemme.

Un conflitto tra disumanizzazioni reciproche

Caracciolo apre il confronto richiamando il titolo dell’enciclica di papa Leone, Magnifica Humanitas, per sottolineare come la guerra in corso sia segnata dall’incapacità delle parti di riconoscersi reciprocamente come esseri umani. Pizzaballa conferma questa deriva, ricordando che il trauma del 7 ottobre resta ancora profondamente radicato nell’animo israeliano, ma osserva che gli anni precedenti erano già segnati da una narrazione “molto violenta e molto escludente”, che dopo l’attacco ha visto cadere “le ultime remore”. Il cardinale precisa comunque che non si può generalizzare: non tutta la popolazione israeliana condivide posizioni estremiste, anche se un pensiero radicale ha guadagnato terreno fino a diventare, nelle sue parole, “se non dominante”, quantomeno molto presente.

Gaza: una terra rasa al suolo

Il racconto più duro riguarda le condizioni materiali della Striscia, che Pizzaballa ha visitato più volte anche durante il conflitto. Città intere, come Rafah, sono state letteralmente livellate e non esistono più. Il patriarca descrive strade improvvisate tra le tende, edifici quasi tutti distrutti o danneggiati, e una popolazione costretta a vivere in mezzo alle fognature. Tra i dettagli più impressionanti riportati nell’intervista c’è la diffusione dei topi, che mordono soprattutto i bambini, e la scarsità di beni essenziali: quaderni, matite e persino i banchi di scuola vengono bloccati come materiale “dual use”, cioè potenzialmente utilizzabile da Hamas. Per ovviare alla mancanza di banchi, racconta Pizzaballa, si è arrivati a recuperare legno di pallet e chiodi tra le macerie. Anche i medicinali specialistici scarseggiano, così come il vetro per le finestre degli ospedali, in alcuni casi sostituito con la plastica.

Alla domanda sul rapporto tra la Gaza visibile e quella “invisibile” dei tunnel di Hamas, Pizzaballa risponde che il movimento controlla ancora buona parte della Striscia, pur essendo oggi “una galassia di gruppi” più che un’organizzazione compatta. Racconta un episodio significativo: la scuola delle Suore del Rosario, rasa al suolo insieme al quartiere circostante, presentava un blocco della struttura sprofondato nel terreno, segno che sotto correvano tunnel fatti crollare durante i bombardamenti.

L’infanzia spezzata

Uno dei passaggi più toccanti riguarda i bambini di Gaza, “pieno ovunque”, che vivono per strada, spesso sporchi, giocando tra le fogne invece che a scuola, dato che pochissimi istituti sono ancora attivi. Pizzaballa racconta come, inizialmente convinto che la priorità fosse il sostegno medico, insegnanti e operatori sanitari lo abbiano corretto: ciò che serve con più urgenza oggi è personale capace di gestire i traumi infantili, poiché il supporto psicologico a bambini e madri è diventato prioritario.

Il rapporto con i soldati israeliani

Interrogato sul dialogo con i militari israeliani incontrati a Gaza, Pizzaballa ammette con dolore che spesso sono proprio i religiosi a mostrarsi più duri, un dato che lo sorprende. Riporta anche un episodio opposto: un soldato che lo ha fermato per chiedergli una foto e ringraziarlo perché, dice, “rendete il mondo migliore”. Ma accanto a questi gesti convivono comportamenti diametralmente opposti, in un contesto dove mancano riferimenti morali chiari.

Cisgiordania: “una sorta di liberi tutti”

Sul fronte della Cisgiordania, il cardinale descrive una situazione di crescente illegalità legata all’espansione dei coloni, che agiscono con il sostegno del governo. Parla di aggressioni gratuite, furti, distruzioni di raccolti e nuovi checkpoint che ostacolano continuamente gli spostamenti dei palestinesi. Un meccanismo ricorrente, secondo Pizzaballa, vede i coloni entrare, aggredire e poi sparire non appena viene avvertito l’arrivo dell’esercito israeliano, che spesso finisce per rimproverare la popolazione locale per averlo chiamato invano.

Autorità palestinese e Hamas in Cisgiordania

Alla domanda su cosa rappresenti oggi l’Autorità nazionale palestinese, Pizzaballa risponde con franchezza che ha perso credibilità “anzitutto agli occhi dei palestinesi” e che è “tutto fuorché un’autorità”, pur restando l’unico soggetto di legittimità internazionalmente riconosciuto per il popolo palestinese. Quanto ad Hamas, il cardinale osserva che la devastazione vista a Gaza ha spaventato parte della popolazione cisgiordana, ma non tutti: c’è chi ritiene che la via del dialogo, incarnata da Abu Mazen, abbia portato solo perdite, e che l’unico linguaggio comprensibile per Israele sia quello della forza.

Il messianismo religioso e le divisioni demografiche

Pizzaballa affronta anche il tema del nazionalismo religioso ebraico, incarnato da figure come Smotrich e Ben-Gvir, definendolo un fenomeno “ancora minoritario” ma in costante crescita, capace di generare una profonda divisione sociale in Israele. Riguardo alle proiezioni demografiche al 2050, che vedrebbero crescere fortemente la componente ultraortodossa e quella araba, il cardinale osserva che questa consapevolezza è già presente nella società israeliana e alimenta un diffuso senso di insicurezza e di accerchiamento, fattore che a sua volta condiziona le scelte politiche e militari del paese.

Gerusalemme che cambia

Da residente della Città Vecchia da trentasei anni, Pizzaballa racconta come Gerusalemme stia mutando rapidamente: Gerusalemme Est è ormai circondata da insediamenti israeliani, e persino il Bacino Sacro, un tempo a maggioranza araba, vede oggi una presenza ebraica sempre più diffusa. Un cambiamento demografico che si accompagna a un progressivo minor contatto tra le comunità, mentre la popolazione cristiana continua a diminuire e quella ebraica religiosa e nazionalista cresce costantemente. Il cardinale nota inoltre come la popolazione araba di Gerusalemme abbia partecipato con toni piuttosto contenuti alle mobilitazioni legate a Gaza e alla Cisgiordania, non per mancanza di solidarietà, ma per proteggere quel poco che resta dell’equilibrio cittadino.

Il ruolo del sionismo cristiano

Nel finale dell’intervista si affronta il tema, spesso sottovalutato, del peso degli evangelici americani nel sostegno a Israele, una componente politicamente ed economicamente più influente della stessa componente ebraica sionista. Pizzaballa segnala come questi movimenti non abbiano un dialogo diretto con la Chiesa cattolica, pur restando molto potenti negli Stati Uniti, e come questa mancanza di distinzione, agli occhi del mondo islamico, tra evangelici e altre confessioni cristiane crei problemi concreti alle comunità cattoliche e alle Chiese tradizionali in Terra Santa.

Una regione senza punti fermi

Dall’insieme dell’intervista emerge il ritratto di una realtà segnata dalla frammentazione: una Gaza distrutta e in cerca di sopravvivenza quotidiana, una Cisgiordania dove la legge sembra progressivamente sospesa, una Gerusalemme che cambia volto e composizione, e un tessuto sociale, sia israeliano sia palestinese, sempre più diviso al proprio interno. Pizzaballa non offre soluzioni facili, ma restituisce la complessità di un conflitto in cui, come ricorda più volte, mancano oggi “riferimenti chiari” a cui la popolazione, da entrambe le parti, possa affidarsi.

 

 

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