Mons. Georg Gänswein (Foto: Bild: Harald Oppitz/ KNA)

Mons. Georg Gänswein (Foto: Bild: Harald Oppitz/ KNA)

 

di Sabino Paciolla

 

L’arcivescovo Georg Ganswein ha trascorso la maggior parte degli ultimi due decenni accanto a due papi, al servizio come aiutante sia del Papa emerito Benedetto XVI che di Papa Francesco. EWTN Publishing ha pubblicato il 15 aprile scorso un nuovo libro in lingua inglese  intitolato “How the Catholic Church Can Restore Our Culture” (Come la Chiesa cattolica può risanare la nostra cultura, ndr) che raccoglie il pensiero di Ganswein stesso, il quale sollecita i cattolici all’evangelizzazione e alla gioia.

Mons. Ganswein ha rilasciato una intervista ad ACI Stampa per presentare il volume da cui rilanciamo alcuni stralci. 

Alla domanda:  Da questi emerge la sua idea di Chiesa per il futuro. Si può riassumere con tre parole chiave? E può spiegarle brevemente?

Ganswein risponde: 

“Attenzione! Non ho sviluppato per niente una “mia idea di Chiesa per il futuro” come fa intendere la domanda. La Chiesa, di cui parlo in tutti i testi, è la Chiesa di Cristo, non una mia personale costruzione. È la Chiesa che professiamo nel “Credo”, è una, santa, cattolica, apostolica. È la Chiesa di tutti i tempi. Chi cerca di costruire una “sua” Chiesa è sulla strada sbagliata, finirà in un vicolo cieco. Se desidera avere tre parole chiave, eccole: evangelizzazione, testimonianza, gioia. Il Vangelo non cambia secondo i tempi, è rivelato da Cristo per annunciarlo e viverlo “importune opportune” per dirlo con le parole di San Paolo. Il nostro tempo richiede testimoni coraggiosi e convincenti.”

Ganswein, 63 anni, dal 2005 ha un posto in prima fila alla guida della Chiesa universale. In quell’anno il suo responsabile, il cardinale Joseph Ratzinger, è diventato papa Benedetto XVI.

Ganswein, che era fino al 2005 in servizio come segretario privato di Ratzinger, ha continuato in quel ruolo quando Benedetto è diventato papa. Nel 2012 diventa prefetto della casa pontificia, sovrintendendo il clero e il personale più vicino al papa. Quando Francesco è stato eletto papa nel 2013, Ganswein ha mantenuto quel ruolo, pur continuando a servire come segretario privato dell’ex papa.

Il giornalista, a proposito della testimonianza di fede, riprende poi una frase provocatoria di Ganswein quando dice “siamo esseri umani e non lumache”, e questi spiega: 

“Volevo fare capire che una conoscenza solamente intellettuale delle Sacre Scritture o della fede cattolica non porta nessun frutto. Rimane un sapere sterile se non si “incarna” nella vita personale. La fede si impara come si impara a nuotare, non leggendo un manuale, ma nuotando. Cioè la fede diventa carne, diventa realtà concreta nel viverla.”

Interessante anche queste osservazioni:

“La fede non è caduta dalle nuvole. Non si nasce cristiani, si diventa cristiani, tramite il Sacramento del Battesimo. (…) La fede del Popolo di Dio è viva e rimane viva soltanto se è capace di rispondere in modo convincente alle sfide concrete del tempo in cui viviamo.”

Oggi, nell’epoca dei desideri, nell’epoca dei diritti a tutti i costi, dove il grado di una civiltà si misura dall’acquisizione del diritto all’aborto, cioè dalla possibilità di eliminare un essere umano indifeso senza tener conto della sua dignità di essere umano, Gainswein, invitato ad una conferenza tenuta nel giugno 2019 davanti ai giudici, avvocati e funzionari della Corte Costituzionale in Germania ha ribadito che: 

“La dignità umana non si possiede come si possiede una gamba, un orecchio o un altro organo. L’uomo non acquista la sua dignità, perciò non può neanche perderla. La dignità umana è data, anzi è donata ad ogni uomo già prima dell’inizio della creazione perché è fondata nella volontà di Dio che ha creato l’uomo a sua immagine. Questa dignità la ricevono tutti gli uomini indipendente dal colore della pelle, dalla religione, dalla lingua etc.. Tutti gli uomini sono creature a immagine di Dio. Essere immagine di Dio significa avere la libertà di cercare Dio, di riconoscere Dio, ma anche di non cercarlo, persino di negarlo. La dignità dell’uomo non dipende da ciò che uno fa o che pensa o che dice, ma da ciò che uno è.”

Ai primi di febbraio scorso, in coincidenza con le polemiche sorte dopo la pubblicazione del libro sul sacerdozio intitolato “Des profondeurs de nos coeurs” (Dal profondo dei nostri cuori) scritto dal Card. Sarah, con il contributo del Papa Emerito Benedetto XVI,  Papa Francesco congeda a tempo indeterminato l’arcivescovo Gaiswein.

Come abbiamo pubblicato su questo blog, le polemiche erano sorte perché “La veste editoriale data dalla casa editrice francese Fayard al libro aveva fatto sorgere in un primo momento l’impressione che entrambi – il Papa emerito e il Prefetto della Congregazione per il Culto divino – volessero dettare al Papa in carica in che modo risolvere la questione dei “viri probati” sollevata dal Sinodo sull’Amazzonia.

 

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