G20 2021 foto finale de i grandi della Terra con gli operatori socio-sanitari
G20 2021 foto finale de i grandi della Terra con gli operatori socio-sanitari

 

 

di Salvatore Scaglia

 

Facta verbis eloquentiora sunt”, recita un antico brocardo della logica, applicato anche in campo processuale: i fatti contano più delle parole, esprimendo spesso più icasticamente quel che pure molte parole non riescono a comunicare con eguale efficacia.

La massima si può utilizzare anche in riferimento all’immagine qui riportata, che ha fatto il giro del mondo su televisioni, giornali e internet. Il suo senso dichiarato è quello del ringraziamento per quanto fatto, in occasione della c. d. pandemia del Covid 19, da medici ed altri operatori socio-sanitari. Eccoli, dunque, coinvolti e quasi inglobati coi grandi della terra, riunitisi negli scorsi 30 e 31 Ottobre nel G20 di Roma.

Ora, nell’infosfera (Marco Guzzi) in cui viviamo, nella quale siamo letteralmente bombardati da informazioni, sovente inviate rapidissimamente (si pensi soprattutto a quelle in formato video), non di rado ad essere colpito è, più e prima che il nostro cervello, l’inconscio, l’ambito subliminale. La febbrilità della vita quotidiana e la disattenzione dei più, poi, aggiungono altra potenza alle immagini usate quali portentosi mezzi di propaganda.

Pure l’immagine in discorso si palesa come l’ennesimo strumento dell’imponente propaganda che ormai ci investe da quasi due anni. Infatti l’attenzione e la logica consentono di fornirne un’interpretazione che vada oltre la superficie e l’effetto emotivo immediato che la stessa immagine genera in termini di commozione e, persino, di ispirazione di bontà (tanto da essere adottata come immagine di copertina Facebook della Presidenza del Consiglio dei Ministri; vedi  qui)

L’attenzione e la logica – meravigliose possibilità gnoseologiche umane, grazie a Dio sempre disponibili o recuperabili, quantunque oggi vieppiù accantonate – permettono infatti di accorgersi che, nell’immagine, quei medici ed operatori socio-sanitari, in verità, non sono così inglobati, come sembrerebbe ictu oculi, assieme ai rappresentanti degli Stati al G20. Si nota, invero, nell’apparente unità del grande gruppo di persone una distinzione, quasi una separazione.

I potenti sono senza mascherina, gli altri sono con le loro ‘divise’ e la mascherina. Ma, se è vero il mantra  – reiterato praticamente in ogni dove –  per cui il Covid è un virus micidiale e si deve rigorosamente indossare la mascherina e tenere la distanza di almeno un metro, perché, atteso l’evidente assembramento, alcuni, i potenti, sono senza mascherina e gli altri sono con la mascherina ? Forse i primi non sono contagiosi o lo sono meno degli altri ? Ovvero il Covid esiste per alcuni e non per altri ?

Per i potenti vale una regola, per gli altri ne vige un’altra: per dirla con l’Orwell de La fattoria degli animali (1945), insomma, tutti gli uomini sono uguali dinanzi alla legge, ma alcuni uomini sono più uguali di altri.

Attenzione e logica – se più frequentemente utilizzate – consentirebbero in realtà di sconfessare molte componenti di una grande messinscena. Grande messinscena di cui questa grande (perché ampia e contenente parecchi soggetti) foto è eloquente rappresentazione.

Infatti essa costituisce, contemporaneamente, un’accusa per i potenti e uno specchio per i sudditi.

Accusa, per i primi, per il modo in cui trattano la gente, i popoli: per l’uso strumentale che fanno del potere politico, economico-finanziario, tecnologico-scientifico e mediatico. In questa, significativa, immagine essi si presentano come “con” noi, rimanendo nel contempo “lontani” da noi. Loro, infatti, sono in un mondoprima facie integrato col nostro -, ma con altre regole, che fanno e disfanno, applicano e disapplicano a piacimento.

L’immagine, tuttavia, è altresì uno spietato specchio per i secondi: quei medici e quegli operatori socio-sanitari che, non si sa con quanta consapevolezza, si sono prestati a questo scatto non di unione, ma di separazione; non di comunanza, ma di distanza. In questi medici ed operatori socio-sanitari possono però rispecchiarsi molte altre persone comuni, che ormai sempre più chiaramente si comportano non come cittadini, ma come sudditi.

Non quali soggetti titolari di diritti e doveri, di quello che la dottrina costituzionalistica designa come “ius activae civitatis”, diritto ad una partecipazione attiva in quanto consapevole alla vita sociale, ma quali enti a cui le libertà fondamentali non sono riconosciute e garantite perché esistenti in natura, ma, piuttosto, sono concesse dall’alto.

Questi, si badi bene, sono già uno scenario e una mentalità antidemocratici.

Scenario e mentalità per cui, anche se sono rispettati i crismi esteriori della democrazia, di questa residua ben poco e si scivola lentamente in forme, sottili, di oligarchia. Quell’oligarchia nuova, che, come sottolinea ancora Marco Guzzi, dal potere della coercizione brutale è passata a quello, storicamente evoluto nonchè più difficilmente smascherabile, della convinzione e della convenzione.

Ecco perché quell’eloquente rappresentazione dell’immagine, disgraziatamente per noi, non è raccolta dai più: distratti, terrorizzati, manipolati, conformisti: compendiando con Eraclito (VI-V sec. a. C.): “dormienti”. Perché non (più) abituati al pensiero critico, che ha le sue scaturigini nel porsi domande, nell’approfondimento delle questioni, nel desiderio di verità e di libertà reale.

Non il suo simulacro  – quella materiale, anzi materialistica, consumistica, edonistica, che fa pendant con l’individualismo tipico delle società occidentali -, bensì quella interiore. Non, cioè, una libertà che diviene idolo, bensì quella, esistente “in interiore homine” (Sant’Agostino), che anima le più nobili battaglie, davvero trasformatrici della persona e dunque della società.

“Considerate la vostra semenza: fatti non foste a viver come bruti ma per seguir virtute e canoscenza” (Divina Commedia, Inferno, canto XXVI, 118-120), profetizzava Dante. L’essenza dell’umanità è costituita dalla fede (morale) e dalla ragione, ma, col massiccio indebolirsi di questi due assi portanti, quello attuale sembra piuttosto il tempo dei bruti. Incapaci di sollevare lo sguardo da terra: dalle loro pulsioni, dalle loro, pur legittime, preoccupazioni e angustie; da loro stessi considerate l’oggetto pressochè esclusivo della loro libertà.

In questo quadro, perciò, ai potenti riesce fin troppo facile che i sudditi barattino oggi (e domani ?) un c. d. vaccino sperimentale e quel simulacro di libertà.

Diversamente da Euno e Spartaco, gli schiavi di oggi non si ribellano perchè (sono stati) convinti di essere liberi.

 

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