Fuoco amico. Ovvero, più danni dagli amici che dai “nemici”

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Fuoco amico. Ovvero, più danni dagli amici che dai “nemici”

By |2019-01-09T21:53:27+00:00gennaio 10th, 2019|Categories: Chiesa, News, Opinion|Tags: |0 Comments

Un commento agrodolce di padre Raymond J. de Souza sui cambi al vertice delle comunicazioni vaticane, a cominciare da quella di Andrea Tornielli, nuovo direttore editoriale. Dell’ultimo episodio, quello di Greg Burke, portavoce della Sala Stampa vaticana, ci siamo già occupati in questo articolo. Per de Souza è l’occasione di fare il punto sugli esiti dei comportamenti e delle azioni messe in atto da personaggi che notoriamente sono molto vicini al Santo Padre Francesco.

Ecco l’articolo di de Souza, nella mia traduzione.

Il vaticanista Andrea Tornielli

Il vaticanista Andrea Tornielli

 

(Il 2018 è stato) Un anno (che è) iniziato con il Santo Padre che ha celebrato un rapido matrimonio su un aereo che viaggiava verso il Cile (e che) si è concluso con la Sposa di Cristo che ha fatto un onesto uomo dal vaticanista di lunga data Andrea Tornielli.

Papa Francesco ha nominato Tornielli “direttore editoriale” per il Dicastero della Comunicazione il 18 dicembre, da dove darà la guida editoriale a tutti gli sforzi mediatici della Santa Sede. Sotto il pontificato di Francesco, Tornielli è stato meno analista vaticano e più un portavoce. Greg Burke era il direttore della Sala Stampa della Santa Sede, ma Tornielli era il portavoce della Casa Santa Marta. E cosa avrebbe dovuto fare il portavoce ufficiale (Burke, ndr) quando il confidente del Santo Padre (Tornielli, ndr) è stato incaricato di dare la “direzione editoriale” a tutta la comunicazione vaticana?

Dirigersi verso l’uscita, ecco cosa. In modo drammatico, la vigilia di Capodanno, sia Burke che il vicedirettore dell’ufficio stampa Paloma Garcia Ovejero hanno annunciato le loro dimissioni, con effetto dal giorno di Capodanno. In un tweet, Burke ha detto che entrambi stavano da mesi pregando riguardo la decisione di dimmettersi, ma le improvvise dimissioni congiunte indicano chiaramente che qualcosa era diventato urgentemente insostenibile.

Quando sono stato a Roma per seguire (giornalisticamente, ndr) il Sinodo dello scorso ottobre (quello dei giovani, ndr), sono rimasto sorpreso di come il pensiero del Sinodo – e degli uffici di comunicazione vaticani – fosse diventato fazioso. Parlarono apertamente non di critiche su questo o quel tema, ma di “nemici del papa”. Intere reti e interi giornali e agenzie di stampa, pieni di giornalisti professionisti, competenti e devotamente cattolici, sono stati denunciati come privi di fedeltà alla Chiesa. Che ci sia tensione tra le figure principali di un pontificato e i media che lo seguono è prevedibile; incontrare una mentalità che ricorda la lista dei nemici di Nixon o l’amministrazione Trump è stato sorprendente.

Ora Francesco ha insediato un lealista convinto per assicurare che la linea ufficiale sia seguita, beh, religiosamente. Le credenziali giornalistiche indipendenti di Burke e Garcia, lodate quando furono nominate nel 2016, evidentemente non erano adatte. Secondo la loro versione non sono stati spinti fuori, ma la partenza improvvisa e drammatica è stata chiaramente intesa a segnalare che le cose stanno andando in una direzione problematica.

Il punto di vista di Tornielli guiderà ora l’intera operazione mediatica vaticana. Senza dubbio si pensa che l’insediamento di un alleato affidabile in un incarico di alto livello servirà gli interessi del Santo Padre. Forse. Ma sul fronte delle comunicazioni, il 2018 ha ampiamente dimostrato che non sono i presunti “nemici” del Papa a causare al Santo Padre i maggiori problemi. Sono i suoi amici più entusiasti.

All’inizio del 2017, padre Antonio Spadaro, l’amanuense papale e consigliere plenipotenziario, twittò: “La teologia non è matematica. In teologia 2 + 2 può essere uguale a 5. Perché ha a che fare con Dio e la vita reale delle persone……”.

Il suo intento era quello di difendere Amoris Laetitia. Ma ebbe l’effetto opposto, poiché la cerchia ristretta del papa emanava un’inquietante atmosfera autoritaria. Da quando George Orwell in “1984”, insistendo sul fatto che 2+2 può essere uguale a 5, o a qualunque cosa avesse indicato il partito, è diventato l’abbreviazione di totalitarismo. Infatti, nella Polonia degli anni ’80 un frequente slogan anticomunista diceva: “Perché la Polonia sia la Polonia, 2+2 deve sempre essere uguale a 4”.

Mentre il tweet di Spadaro è probabilmente il peggior esempio di Francesco ferito dal fuoco amico, nel 2018 il problema è diventato più frequente. E se la nomina di Tornielli significa raddoppiare su “amici” affidabili di fronte a presunti “nemici”, è molto probabile che il 2019 sarà ancora peggiore.

Basti pensare ai seguenti esempi del 2018, che dimostrano che Papa Francesco ha meno da preoccuparsi dei “nemici” che dei suoi “amici”.

Il vescovo Marcelo Sanchez Sorondo è cancelliere delle accademie pontificie. Il vescovo Sanchez ha appena celebrato il suo cinquantesimo anniversario di ordinazione sacerdotale, ed è improbabile che in tutti questi anni abbia mai avuto l’importanza che ha acquisito l’anno scorso. Nell’ambito degli sforzi della Santa Sede per preparare la strada all’accordo con la Cina, Sanchez ha fatto il suo primo viaggio e vi è tornato con grande entusiasmo: “In questo momento, coloro che meglio stanno attuando la dottrina sociale della Chiesa sono i cinesi”.

Le ovvie istruzioni del vescovo Sanchez erano di parlare della Cina perché i cattolici non respingessero l’imminente accordo di capitolazione alla persecuzione comunista. Ma ha abbracciato il suo mandato con troppo zelo e troppo poco senso, e invece ha fatto apparire la Santa Sede come facilmente ingannata. Quando l’accordo è stato effettivamente fatto a settembre, seguito da un aumento delle persecuzioni religiose, il fuoco amico di Sanchez ha reso più difficile ad altri funzionari l’offerta di una intensa difesa di quello che colpisce molti come una capitolazione assoluta, se non il tradimento. Sanchez ha minato una delle iniziative diplomatiche firmate dal Santo Padre.

Monsignor Dario Viganò, già prefetto del Dicastero delle comunicazioni. In occasione del quinto anniversario del Santo Padre nel marzo 2018, monsignor Viganò realizzò una serie di opuscoli sulla teologia di papa Francesco. Chiese al papa emerito Benedetto XVI di scrivere una o due pagine per lodare la serie e, per estensione, la teologia di Francesco. Benedetto rifiutò, e si notò che rifiutò perché alcuni di coloro che lodano Francesco erano da tempo dissidenti riguardo all’ortodossia cattolica. Era tutto molto imbarazzante, ma sarebbe rimasto non conosciuto se Mons. Viganò non avesse pensato di mentire, dicendo ai giornalisti che dopo tutto Benedetto aveva scritto una lettera di sostegno. Viganò produsse una fotografia alterata della lettera, e rilasciò solo la parte della lettera che sembrava sostenere il suo progetto.

L’intera questione si è rapidamente svelata, e si palesò che il capo delle comunicazioni vaticane aveva deliberatamente ingannato la stampa e falsificato i documenti del Papa emerito. Un progetto destinato a lusingare Francesco rivelò invece un entourage insicuro sulla sua sofisticazione teologica. La giustizia è stata rapida ma non così terribile: Mons. Viganò si dimise da prefetto, per poi essere recuperato lo stesso giorno a qualcosa di simile al vice prefetto. Avrà la supervisione su Tornielli nel suo nuovo incarico.

Il cardinale Blase Cupich di Chicago inviò una missiva insolita a tutte le sue parrocchie a settembre. In un’intervista alla stazione NBC di Chicago, il cardinale Cupich disse che la testimonianza dell’arcivescovo Carlo Maria Viganò (nessuna relazione con mons. Viganò indicato più sopra) non era davvero degna di una risposta papale: “Il Papa ha un ordine del giorno più grande. Deve continuare a parlare dell’ambiente, a proteggere i migranti e a portare avanti il lavoro della Chiesa. Non ci faremo coinvolgere su questo” (“non scenderemo nella tana del coniglio”, detto in inglese).

In un altro punto dell’intervista della “tana del coniglio” Cupich disse che “c’è un piccolo gruppo di ribelli, a cui papa Francesco non è piaciuto fin dall’inizio…. E, francamente, a loro non piace anche perché è un latino e sta portando la cultura latina nella vita della Chiesa”.

L’intervista della “tana del coniglio” ottenne l’esatto contrario di quello che si intendeva fare. Fece sì che la cerchia ristretta di Papa Francesco sembrasse sprezzante e senza contatto con quello che stava avvenendo (la gravità della crisi degli abusi sessuali, ndr). L’accusa che ai critici del Santo Padre non piacciono i Latinos – o almeno gli italiani dell’Argentina – si è rivelato un tentativo del peggior tipo di Chicago teso ad offuscare i fatti. Così il cardinale Cupich diffuse un comunicato stampa che correggeva le sue osservazioni e accusava la NBC di aver manipolato l’intervista, e ordinò a tutti i suoi sacerdoti di leggere dal pulpito la domenica una lettera tesa a controllare i danni. Il rimedio per il fuoco amico era dello stesso tipo, dato che il cerchio magico che era stato sprezzante prima, diventò poi permaloso ed autoreferenziale, requisendo la Messa domenicale per correggere le disavventure mediatiche del cardinale.

Il biografo papale Austen Ivereigh era sul suolo del Cile per la disastrosa visita del Santo Padre in gennaio. Ivereigh si impegnò a screditare coloro che si opponevano alla nomina del vescovo Juan Barros, comprese le vittime scontente del più famoso sacerdote cileno predatore (sessuale, ndr) padre Fernando Karadima, il mentore di Barros. Ivereigh sosteneva che i critici del Santo Padre stavano illustrando il “meccanismo del capro espiatorio di René Girard”. Sostegni come quello degli amici avrebbero potuto spiegare perché il Santo Padre continuasse ad accusare i suoi critici di essere sia stupidi che colpevoli del peccato di calunnia, fino a quando (il Santo Padre) non ha fatto una completa marcia indietro e si è trovato d’accordo con loro. Egli potrebbe persino aver trovato uno o due capri espiatori nel far dimettere l’intero episcopato cileno.

Padre Thomas Rosica, ex addetto alla Sala Stampa della Santa Sede in lingua inglese e fondatore della Salt and Light TV in Canada. La sua rete fa un servizio enorme nelle trasmissioni cattoliche, e Rosica è un’evangelista entusiasta. Questo entusiasmo ha avuto la meglio su di lui in un giorno di Sant’Ignazio con l’encomio al Santo Padre. 

“Papa Francesco rompe le tradizioni cattoliche ogni volta che vuole, perché è ‘libero da vincoli disordinati’”, scrive padre Rosica. “La nostra Chiesa in verità è entrata in una nuova fase: con l’avvento di questo primo papa gesuita, Essa è governata apertamente da un individuo piuttosto che dall’autorità della sola Scrittura o anche dai suoi stessi precetti della Tradizione e della Scrittura”.

Ciò è apparso sul blog Salt and Light ed è stato ripubblicato su Zenit. Quando si è osservato che nessun papa può porsi come individuo al di sopra dell’autorità della Scrittura e della Tradizione, Zenit ha tagliato il paragrafo offensivo. E’ ancora lì a Salt and Light. A tutti coloro che stavano difendendo il Santo Padre contro l’accusa di rottura con la Scrittura e la Tradizione, Padre Rosica ha puntato questo fuoco amico: non è un errore, è una caratteristica.

I cattolici, compresi i cattolici che muovono critiche su questa o quella decisione di papa Francesco, non dovrebbero rallegrarsi delle difficoltà del Santo Padre. Ma poiché il suo cerchio magico sta serrando i ranghi per includere Tornielli ed escludere Burke, è probabile che i suoi problemi aumenteranno. I “Nemici” non danneggiano tanto quanto i suoi amici.

 

Fonte: First Thing

 

Padre de Souza scrive abitualmente per i principali giornali cattolici come National Catholic Register, National Post, Catholic Herald, ecc. E’ direttore della rivista Convivium.

 

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