Il rapporto della Santa Sede con una banca svizzera di dubbia reputazione ha scatenato una controversia interna tra la Segreteria di Stato e le autorità finanziarie vaticane. Al centro del conflitto c’era una linea di credito multimilionaria utilizzata per finanziare un controverso investimento nella speculazione immobiliare londinese. C’è ne parla Ed Condon in questo articolo pubblicato su Catholic News Agency

Eccolo nella mia traduzione.

 

Card. George Pell

Card. George Pell

 

Il rapporto della Santa Sede con una banca svizzera di dubbia reputazione ha scatenato una controversia interna tra la Segreteria di Stato e le autorità finanziarie vaticane. Al centro del conflitto c’era una linea di credito multimilionaria utilizzata per finanziare un controverso investimento nella speculazione immobiliare londinese.

Fonti all’interno della Prefettura vaticana per l’economia hanno confermato a Catholic News Agency (CNA) che una parte sostanziale dei 200 milioni di dollari utilizzati per finanziare l’acquisto da parte della Segreteria di Stato di un complesso edilizio di lusso a 60 Sloane Avenue è stata ottenuta attraverso il credito concesso da BSI, una banca svizzera con una lunga storia di violazione del riciclaggio di denaro sporco e delle misure di salvaguardia delle frodi nei suoi rapporti con i fondi sovrani. 

Nel 2018, BSI è stata oggetto di un schiacciante rapporto della FINMA, l’autorità di vigilanza finanziaria svizzera, che ha concluso che la banca si trovava in “gravi violazioni degli obblighi di diligenza previsti dalla legge in relazione al riciclaggio di denaro e gravi violazioni dei principi di un’adeguata gestione del rischio e di un’organizzazione adeguata”.

L’anno scorso la banca è stata assorbita dal gruppo EFG. La fusione è stata approvata dalla FINMA a condizione che fosse “pienamente integrata e sciolta” entro un anno e che a nessun collaboratore di BSI fosse assegnato un ruolo dirigenziale in EFG. Se la fusione non fosse stata approvata dalla FINMA, la licenza bancaria di BSI sarebbe stata revocata e l’attività sarebbe stata chiusa.

Il 4 novembre, CNA ha riferito che nel 2015 il cardinale Angelo Becciu ha tentato di mascherare i prestiti da 200 milioni di dollari nei bilanci vaticani, cancellandoli a fronte del valore dell’immobile acquistato nel quartiere londinese di Chelsea, una manovra contabile vietata dalle politiche finanziarie approvate da Papa Francesco nel 2014.

Il tentativo di nascondere i prestiti fuori bilancio è stato rilevato dalla Prefettura dell’Economia, allora guidata dal cardinale George Pell. Alti funzionari della Prefettura per l’economia hanno detto alla CNA che quando Pell ha cominciato a chiedere i dettagli dei prestiti, specialmente quelli che coinvolgevano BSI, l’allora arcivescovo Becciu ha chiamato il cardinale in Segreteria di Stato per un “rimprovero”.

“Becciu convocò il cardinale – lo convocò”, ha detto un alto funzionario alla CNA. “Pell doveva essere l’autorità ultima nel controllare e autorizzare tutti gli affari finanziari vaticani, responsabile solo di fronte a papa Francesco, ma Becciu gli gridò come se fosse un inferiore”.

Becciu avrebbe detto a Pell che il cardinale stava “interferendo negli affari sovrani” nell’esaminare i rapporti della Segreteria con BSI. 

“Al cardinale Pell fu dato di capire che, per quanto riguardava [Becciu], il prefetto era fondamentalmente un impiegato amministrativo e un timbro di gomma (un esecutore di ordini, ndr), non di più”.

Il cardinale Becciu ha rifiutato di rispondere alle domande della CNA sull’argomento, e Pell è incarcerato e non è disponibile per domande.

Pell sollevò il tentativo di mascherare i prestiti al Consiglio per l’economia, un’agenzia guidata dal cardinale Reinhard Marx di Monaco di Baviera e incaricata del controllo finale delle transazioni finanziarie vaticane.

Un’importante fonte curiale ha detto alla CNA che la questione fu “notata, ma non fu intrapresa alcuna azione” dal Concilio, nonostante la natura altamente irregolare o la disposizione.

Un alto funzionario dell’APSA, che funge da Banca Centrale della Santa Sede e gestisce il portafoglio dei beni sovrani del Vaticano, difese il rapporto del Vaticano con BSI e istituzioni finanziarie simili.

“Devi capire che in quelle zone grigie si può fare molto bene”, ha detto alla CNA. “Non tutto ciò che la Chiesa fa o sostiene può essere stampato in un bilancio come una normale azienda. A volte la Chiesa deve essere in grado di aiutare senza essere vista come un aiuto”.

Tra le altre accuse, BSI è stata giudicata colpevole di aver permesso ai fondi sovrani di utilizzare la banca per “transazioni di passaggio”, in cui i fondi vengono trasferiti in una banca e passano attraverso più conti in un solo giorno prima di essere trasferiti di nuovo fuori (della banca). Tale attività è considerata dalle autorità di regolamentazione come un chiaro segnale d’allarme in caso di riciclaggio di denaro sporco. Si è constatato che BSI ha sistematicamente omesso di documentare o indagare su tali operazioni.

Il rapporto della FINMA ha inoltre evidenziato casi in cui i collaboratori di BSI hanno lamentato la mancanza di trasparenza nella gestione delle operazioni dei clienti dei fondi sovrani. La rivista Forbes ha citato il reclamo interno di un collaboratore, che diceva: “Il mio team sta effettuando queste transazioni senza sapere realmente cosa stiamo facendo e perché e sono a disagio con questo. […..] ci dovrebbe essere un processo di governance più forte su tutto questo”. Non è stata intrapresa alcuna azione in risposta a questo e a reclami simili.

Il legame con BSI viene alla luce mentre l’organismo di vigilanza finanziaria del Vaticano sta lottando per affermare la propria credibilità. Il 18 novembre, il presidente dell’Autorità per l’informazione finanziaria (AIF), René Brüelhart, ha rassegnato le dimissioni.

Anche se l’ufficio stampa vaticano ha definito la partenza come la fine di “un mandato di cinque anni”, Brüelhart non era stato nominato per un periodo fisso, e lui ha detto chiaramente che si era dimesso.  

Poco dopo, anche Marc Odendall, membro del consiglio di amministrazione dell’AIF, si è dimesso, affermando che il Gruppo Egmont, attraverso il quale 164 autorità di intelligence finanziaria condividono informazioni e coordinano il loro lavoro, ha sospeso l’AIF.

Odendall ha detto all’Associated Press che l’AIF è stato effettivamente resa “un guscio vuoto” e che “non ha senso” rimanere coinvolti nei suoi lavori.

Il direttore dell’agenzia, Tommaso Di Ruzza, è stato recentemente reintegrato dopo una sospensione a seguito di un’incursione dei gendarmi vaticani nel suo ufficio. L’incursione ha preso di mira anche gli uffici della Segreteria di Stato e si ritiene che faccia parte di un’indagine interna sull’affare immobiliare londinese finanziato dai prestiti di BSI.

Oltre a Di Ruzza, diversi funzionari della Segreteria di Stato sono stati sospesi e, in seguito alle incursioni, impediti dall’entrare in Vaticano. Tra questi, Mons. Mauro Carlino e la Dr.ssa Caterina Sansone, entrambi direttori di una holding londinese utilizzata dalla Segreteria di Stato per il controllo della proprietà londinese.

 

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