Su questo blog, con l’unico scopo di favorire un sereno confronto ed un approfondimento culturale, oltre alla pubblicazione dei nostri articoli originali, spesso rilanciamo articoli o spunti provenienti da altre fonti che riteniamo interessanti per i nostri lettori. Di seguito segnalo l’articolo scritto da padre Raymond J. de Souza, pubblicato su National Catholic Register. Visitate il sito e valutate liberamente le varie opzioni offerte e le eventuali richieste. Ecco l’articolo nella traduzione non ufficiale da me curata.
Il beato Fulton Sheen sarà un patrono adatto per le missioni, per i predicatori, per la devozione eucaristica. E, in linea con i nostri tempi, potrà anche essere un intercessore per l’unità in un momento culturale conflittuale, sia all’interno che all’esterno della Chiesa.
L’arcivescovo Sheen ha sofferto più a causa della Chiesa che per lei — e lo ha fatto con serenità e grazia. Ha inteso quelle sofferenze come il suo portare la croce, una parte necessaria del discepolato. Esse hanno costituito una parte importante della sua santità.
Nei suoi ultimi mesi, l’arcivescovo Fulton Sheen ha avuto un ultimo grande trionfo in una vita piena di trionfi. Papa San Giovanni Paolo II visitò la Cattedrale di San Patrizio a New York nell’ottobre 1979, e il momento di maggiore emozione della visita fu il suo abbraccio all’arcivescovo Sheen, anziano e fragile, nel santuario.
«Hai scritto e parlato bene del Signore Gesù», gli disse Giovanni Paolo II, riprendendo le parole pronunciate da un crocifisso a San Tommaso d’Aquino. «Sei un figlio fedele della Chiesa». In quegli ultimi mesi — sarebbe morto nel dicembre 1979 — l’arcivescovo Sheen stava completando la sua autobiografia, pubblicata postuma con il titolo Treasure in Clay. Nelle sue ultime pagine, l’arcivescovo Sheen si chiedeva se, in una lunga vita costellata di risultati straordinari, fama e onori, avesse davvero sofferto, avesse davvero preso la croce.
«Ero un sacerdote senza essere una vittima», scrisse, profondamente consapevole di aver predicato centinaia di volte che Gesù era entrambe le cose, che sulla croce il sacerdote e la vittima erano la stessa persona. «Durante il Suo processo, Egli parlò a Pilato sette volte come Sacerdote, e rimase in silenzio sette volte come Vittima».
Fulton Sheen fu sempre un uomo dedito alla preghiera, ma nel suo ministero non c’era molto silenzio. C’era invece un torrente prodigioso di sermoni, libri, programmi televisivi e interviste.
«Quando ero sacerdote, mi emozionavo nell’essere chiamato “Padre”», scrisse: «Trovavo mellifluo il titolo di “Monsignore”, ma ero forse una vittima? Mi piaceva il prestigio di essere professore universitario e di apparire alla radio e in televisione non solo in patria, ma anche all’estero; ero popolare, ero richiesto, venivo applaudito fragorosamente dopo le conferenze e i discorsi ai banchetti, ero amico sia dei reali che delle masse, il mio volto appariva in milioni di case. Mi ero fatto i nemici giusti, vale a dire i comunisti. Ma… ma… quanto ero vicino alla Croce? Ero il sacerdote; ero forse la vittima?”
Nei suoi ultimi anni, sopportò le sofferenze di un intervento al cuore, il dolore e l’infermità, ma aveva sofferto nel suo ministero come aveva fatto Gesù? Dopo tutto, chi era in grado di far soffrire un sacerdote così celebre?
La Chiesa fornì all’arcivescovo Sheen, come fa di solito, la sofferenza necessaria. Un grande uomo di Chiesa può soffrire per la Chiesa a causa del mondo; più spesso, però, soffrirà a causa della Chiesa stessa.
L’arcivescovo Sheen confessò che, a parte le norme obbligatorie sul digiuno, non digiunava, e nella sua vita non era entrata alcuna grande mortificazione. Al contrario, «amavo le comodità materiali». «Poiché non volevo prendere la croce, il Signore me la poneva sulle spalle come l’aveva posta su Simone di Cirene, che in seguito arrivò ad amarla», scrisse. « La croce assumeva due forme: prove all’interno della Chiesa e prove all’esterno della Chiesa».
Riguardo alle prove interne, taceva, ma avevano un nome.
Il cardinale Francis Spellman, arcivescovo di New York dal 1939 al 1967, era il persecutore di Fulton Sheen — un fatto ampiamente sospettato durante la sua vita, noto con certezza a pochi, ma in gran parte nascosto ai fedeli cattolici, per non parlare del pubblico più ampio.
Il cardinale Spellman era il grande uomo di potere della Chiesa americana in un’epoca di ricchezza, potere e influenza culturale, eppure non era nemmeno il sacerdote più in vista di New York — quel titolo apparteneva al vescovo Sheen, che era più famoso, più influente e più amato. Ancora più irritante era il fatto che il vescovo Sheen fosse un vescovo ausiliare di New York. Era stato nominato vescovo perché era a capo della Società per la Propagazione della Fede, l’agenzia pontificia a sostegno delle missioni. In qualità di vescovo ausiliare di New York, il cardinale Spellman era il superiore del vescovo Sheen dal punto di vista canonico, ma in nessun altro senso, e tutti lo sapevano. Il risentimento del cardinale Spellman nei confronti del vescovo Sheen si manifestò in un conflitto particolare. Il governo degli Stati Uniti donava all’arcidiocesi di New York le eccedenze alimentari destinate ai poveri, che il cardinale Spellman affidava poi all’agenzia missionaria del vescovo Sheen per la distribuzione. Il cardinale voleva che il vescovo Sheen «rimborsasse» l’arcidiocesi per il cibo, anche se lo aveva ricevuto gratuitamente.
C’erano in gioco milioni di dollari. Il vescovo Sheen era un formidabile raccoglitore di fondi — ma per le missioni, non per l’arcidiocesi. Il cardinale Spellman voleva mettere le mani su quel denaro e riteneva che il vescovo Sheen dovesse obbedirgli, in quanto suo superiore ecclesiastico.
Il vescovo Sheen sapeva che il cardinale Spellman agiva in modo disonesto e insistette affinché i fondi raccolti per le missioni non fossero dirottati a New York. Rifiutò le ripetute e accese richieste del cardinale. Il cardinale Spellman fece appello al suo amico, papa Pio XII, per costringere il vescovo Sheen a sottostare alle sue volontà. Entrambi furono convocati a Roma per esporre le proprie ragioni. Il vescovo Sheen si difese e dimostrò a papa Pio XII che il cardinale Spellman aveva agito in modo disonesto, arrivando persino a mentire allo stesso Santo Padre.
Pio XII si pronunciò a favore del vescovo Sheen. Il cardinale Spellman era furioso e giurò vendetta. Non ci volle molto perché questa si concretizzasse. La controversia sui finanziamenti fu risolta da Pio XII a favore di Sheen all’inizio del 1957. Più tardi quello stesso anno, il vescovo Sheen abbandonò il suo programma televisivo di enorme successo, adducendo come spiegazione solo vaghe «considerazioni spirituali». Il suo biografo, Thomas C. Reeves, scrisse in America’s Bishop: The Life and Times of Fulton J. Sheen che era «certo» che dietro a tutto ciò ci fosse il cardinale Spellman.
Per il resto della vita del cardinale Spellman — che morì nel 1967 — il vescovo Sheen visse sotto la sua ira. Prelati e sacerdoti pusillanimi presero le distanze da lui, temendo di incorrere nel disappunto del cardinale Spellman per associazione.
Il cardinale Spellman denunciò il vescovo Sheen ai seminaristi di New York definendolo «il sacerdote più disobbediente d’America» e scoraggiò i sacerdoti dall’invitarlo a predicare. Da parte sua, il vescovo Sheen rimase discreto e deferente in pubblico, accettando che la croce che doveva portare assumesse le sembianze del cardinale arcivescovo di New York.
Nel 1979, il cardinale Spellman era morto da 12 anni e, nel frattempo, la sua reputazione era diminuita, anziché crescere. Il suo sostegno attivo alla guerra del Vietnam — a cui il vescovo Sheen si opponeva — era una macchia sul suo curriculum. Dopo il suo trionfo papale a St. Patrick’s, l’arcivescovo Sheen avrebbe potuto facilmente raccontare la vera storia della perfidia del cardinale Spellman nelle sue memorie. Scelse di non affrontare la questione, per carità verso il cardinale Spellman e per non scoraggiare i fedeli cattolici. Non mancano certo i santi che hanno sofferto a causa delle decisioni dei propri superiori. Santa Mary MacKillop fu scomunicata; Padre Pio fu ridotto al silenzio e sospeso dal ministero pubblico; san Óscar Romero incontrò opposizione da parte dei suoi confratelli vescovi e incomprensioni a Roma.
La sofferenza inflitta dalla Chiesa è stata la croce imposta a molti nel corso dei secoli. La magnanimità di fronte a ciò costituiva una parte importante della santità di Fulton Sheen. Il suo esempio è particolarmente attuale.
padre Raymond J. de Souza
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