Una riflessione di Robert Royal sull’ultima enciclica di Papa Francesco, Fratelli Tutti, firmata il 03 ottobre scorso. L’articolo è stata pubblicato su The Catholic Thing, nella mia traduzione. 

 

 

Il defunto grande fisico Stephen Hawking una volta ipotizzò che, oltre alle equazioni matematiche che lui e altri avevano sviluppato sulla natura dell’universo, era necessario qualcosa che “instillasse fuoco” in esse – cioè che le rendesse una realtà. Leggendo l’ultima enciclica di Papa Francesco, Fratelli Tutti, pubblicata proprio questo fine settimana, non si può fare a meno di pensare che anche questa sia alla ricerca di un fuoco concreto e creativo.

Se fossi un cattolico progressista, e qualcuno mi chiedesse cosa leggere per capire dove si trovi oggi la Chiesa, questo non sarebbe però il testo che spingerei nelle sue mani. E non ha niente a che vedere con il liberale o il conservatore. Con tutto il rispetto per il Santo Padre, è tutt’altro che illeggibile. Solo quelli di noi che amano la Chiesa e sono fedeli al Papa la leggeranno tutta, per dovere, non per interesse intellettuale o spirituale. E questa è una grave lacuna per un testo rivolto non solo ai cattolici ma a tutte le persone di buona volontà.

Sarebbe sorprendente se non producesse delusione tra i progressisti cattolici, che si aspettavano qualcosa di grande. Le loro politiche preferite sono qui [contenute] – e i media le proporranno come qualcosa di nuovo. Ma le scintille che vengono accese sono sepolte sotto montagne di ripetizioni, vaghezza concettuale e aspirazioni utopiche.

I recenti documenti papali non sono esattamente noti per la loro concisione – San Giovanni Paolo II spesso si è dilungato un po’ più di quanto avrebbe dovuto. E c’è una sorta di linguaggio interno alla Chiesa che entra in tutti questi [documenti]. Ma di solito hanno una certa chiarezza centrale che stabilizza [le cose]. Qui, è la fraternità umana universale – “sulla fraternità e l’amicizia sociale” nel titolo – che è tutt’altro che chiara anche dopo quasi 200 pagine.

Come previsto, il pontefice tocca una serie di temi che sono diventati segni distintivi del suo pontificato: l’individualismo, il consumismo, l’isolamento, i poveri e gli emarginati, i migranti e i rifugiati, la cultura dell’usa e getta, l’ambiente (“la nostra casa comune”), l’importanza cruciale dell’amore. I primi cinquanta paragrafi circa presentano un’analisi sociologica complessiva – quel tipo di vaga indagine generale che è diventata comune nei recenti documenti vaticani, soprattutto nei testi relativi ai recenti sinodi.

Insegno al Collegio Thomas More questo semestre e, forse di conseguenza, ho pensato a cosa direi se uno studente lo presentasse come un saggio. Accadrebbe qualcosa di simile.

Apprezzo la sua passione e la sua ambizione, ma il risultato mi fa pensare al fatto se l’argomento non sia troppo grande e se non possa essere trattato meglio in saggi più piccoli e ordinati. Lei fa una serie di grandi affermazioni che devono essere spiegate meglio. Per esempio:

– Lei denuncia l’emergere del “populismo” e chiede impegno alle istituzioni internazionali. Oggi, in molte nazioni, la gente si sente minacciata da quelle stesse istituzioni e dall’ethos internazionale che stanno diffondendo; [la gente] dice di “non riconoscere più” il proprio Paese. Lei parla molto di dialogo. Non dovrebbe riconoscere le preoccupazioni che queste grandi moltitudini di persone hanno – per quanto mal espresse da loro stesse o dai loro leader – e non liquidarle semplicemente come una loro chiusura in se stessi?

– Lei rifiuta “la cultura dei muri”, per molti versi giustamente, dove sta emergendo uno spirito di ripiegamento su se stessi. Il grande G.K. Chesterton, tuttavia, avverte nel suo libro The Thing [Un motivo ispirativo  per il nome di questo sito – RR]: “Il tipo più moderno di riformatore va allegramente fino a [un recinto] e dice: ‘Non vedo l’utilità di questo; eliminiamolo’. Al che il tipo più intelligente di riformatore farà bene a rispondere: “Se non ne vedi l’utilità, non ti consentirò di eliminarlo. Vai via e pensaci. Poi, quando sarai in grado di tornare per dirmi che ne vedi l’utilità, ti permetterò di distruggerlo”. I ponti sono grandi, ma i muri sono obsoleti?

– La pena di morte, lei sostiene, è “inammissibile” (e ora aggiunge che anche la condanna a vita è una “pena di morte segreta”). L’esperienza di ogni nazione in ogni epoca sembra opporsi a questa conclusione. Lei basa la sua argomentazione sul fatto che nessuno, per quanto peccaminoso, perde mai la sua dignità umana. È vero. Ma chi sostiene che una persona condannata a morte perda la dignità umana? Ci sono situazioni specifiche in cui tali punizioni possono essere necessarie, persino morali.

– In tutto il mondo, ci sono solo diverse centinaia di esecuzioni pubbliche all’anno, da quanto si può dedurre dai rapporti. A livello globale, ci sono circa 60 milioni di aborti all’anno, più o meno lo stesso numero di persone che sono morte nella Seconda Guerra Mondiale. L’aborto viene menzionato solo una volta di sfuggita nel testo. Perché?

– Parlando di guerra, lei ha spesso affermato che le situazioni di violenza “sono diventate così comuni da costituire una vera e propria ‘terza guerra mondiale’ combattuta a pezzi”. Come, esattamente? Chi sono i combattenti? Durante la guerra fredda, l’America e l’URSS hanno combattuto guerre per procura in Angola, Afghanistan, Nicaragua, ecc. Chi sta combattendo ora? Ci sono delle “parti”? È preferibile una parte all’altra? Ci sono sempre guerre e voci di guerra, quindi perché ora siamo in una “guerra mondiale”?

Potrei andare avanti, ma metterò in pratica quello che predico e mi atterrò al punto.

Parte della difficoltà nell’affrontare queste molteplici questioni, oltre alla mancanza di autodisciplina scritturale, è il limite che il papa si è posto. L’enciclica è indirizzata a tutte le persone di buona volontà e in parte continua il Documento di Abu Dhabi sulla fraternità umana che Francesco ha firmato l’anno scorso con il Grande Imam Ahmad Al-Tayyeb, che ha causato una diffusa costernazione tra i cattolici perché afferma che Dio ha voluto una varietà di religioni. Così, Francesco può parlare di questo ma non attingere pienamente all’unica persona che i cristiani credono possa cambiare i cuori e soffiare il fuoco dell’amore nei nostri sforzi: Gesù Cristo.

Non c’è niente di sbagliato nel rivolgersi al pubblico che ha scelto, ma in altri momenti il papa si è preoccupato del pelagianesimo – l’eresia secondo cui possiamo riformare e salvare noi stessi con i nostri sforzi. Ha persino raccomandato di leggere Il Signore del mondo di Robert Hugh Benson, una sorta di romanzo distopico di fantascienza che mette in evidenza come un leader carismatico del mondo emerga e seduce molti a pensare che egli rappresenti la via oltre le divisioni costituite ad esempio dalle nazioni e dalle religioni, in un umanesimo più ampio e inclusivo.

Francesco si è appellato qui e altrove a un umanesimo riformato, un umanesimo cristiano. Sarà interessante vedere se questa enciclica ci avvicina a questo obiettivo.

 

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